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Per un pensiero altro

Il coro omologante

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

Pensiero Altro 28 aprile 2021

“Penso che la cosa più eccitante, creativa e fiduciosa nell’azione umana sia precisamente il disaccordo, lo scontro tra diverse opinioni, tra le diverse visioni del giusto, dell’ingiusto e così via. Nell’idea di armonia e del consenso universale c’è un odore davvero spiacevole di tendenze totalitarie, rendere tutti uniformi, rendere tutti uguali.” L’affermazione di Zygmunt Bauman apre un universo di possibili sviluppi in diversi ambiti oggetto del pensiero filosofico: politico, antropologico, epistemologico, etico, gnoseologico. In ogni caso ritengo sia utile, per procedere nel nostro percorso all’interno di un “pensiero altro”, una breve premessa introduttiva intorno al concetto di armonia magari ricordando, nel solco della riflessione d’apertura, due pensatori delle origini, Pitagora come teorico dell’armonia ed Eraclito come filosofo de “il polemos è padre di tutte le cose”.

Scrive Eraclito: “Ciò che è opposto si concilia, dalle cose in contrasto nasce l’armonia più bella, e tutto si genera per via di contesa” il che significa che, per il pensatore di Efeso, l’armonia è conseguenza del perenne divenire e del continuo transitare dell’essere tra le sue stesse antitesi. In verità sarebbe possibile riconoscere il fondamento di una simile prospettiva nella centralità del pensiero che, procedendo per antitesi e sintesi degli opposti, genera il percorso conoscitivo dell’uomo che è rappresentazione della realtà della quale il “soggetto gnoseologico” esperisce la forma accessibile attraverso i preconcetti del pensiero stesso. Per dirla più semplicemente: poiché l’essere umano può conoscere i dati che gli offre l’esperienza solo collocandoli all’interno delle sue possibilità logiche, e poiché la struttura del nostro pensiero consiste nel concepire un dato solo separandolo da tutto ciò che esso non è, l’uomo diviene il luogo della sintesi di tutta la realtà che, nel suo perenne andirivieni tra gli opposti, trova conciliazione. Ecco allora che l’armonia è il soggetto dell’atto conoscitivo, ciò che nell’affermazione di Bauman è lo scontro tra diverse opinioni, il disaccordo, il polemos, che, convenzionalmente, è altro dall’armonia.

Differente approccio è quello di Pitagora specie nell’aneddotica relativa alla sua intuizione di armonia attraverso un’esperienza acustica. Le versioni sono varie, le più note sono quella dell’anfora progressivamente riempita d’acqua che percossa, al crescere della quantità di liquido, emetteva sonorità via via più acute e quella del racconto di Giamblico di Calcide nella quale l’intuizione fu offerta, al maestro di Samo, dal suono emesso da un fabbro che percuoteva del ferro con mazze di diverso peso. Comunque siano andate le cose, Pitagora sperimentò che, facendo vibrare delle corde di lunghezza e sezione diverse, era possibile determinarne matematicamente i rapporti così da “calcolare” una sonorità complessiva che, rispettando determinate costanti, genera armonia. È interessante precisare che è la struttura del nostro orecchio che, comunicandoci le frequenze dei suoni secondo una progressione geometrica, stabilisce se certi accordi sono armonici o meno. Per rendercene conto è possibile porci la seguente domanda: perché anche se non so suonare la chitarra mi accorgo quando un accordo è sbagliato? Credo sia un’esperienza occorsa a molti, come spiegarla? È lecito affermare che deve esistere una costante fisiologica comune a tutti gli esseri umani che coglie armonia e disarmonia nella musica, fatto che, dalla filosofia pitagorica e con i dovuti distinguo, è divenuto fondamento nell’approccio epistemologico dei secoli successivi fino ad oggi, un lungo percorso che dall’armonia delle sfere celesti di Aristotele e Dante, transita nell’affermazione di Leibniz: “La musica è un esercizio occulto dell’aritmetica, nel quale la mente non si rende conto di calcolare” fino ad arrivare al “dio non gioca a dadi” di Einstein.

Ma allora: armonia è positivo e disarmonia negativo? Oppure viceversa? Oppure …? Il suggerimento del filosofo della “società liquida” traduce l’approccio, che abbiamo molto schematizzato nelle premesse qui sopra, in un’interessante riflessione. Proviamo a semplificarla ricorrendo ad una metafora interrogativa: se è vero che un coro produce bellezza quando le numerose voci che lo compongono si armonizzano in una sonorità all’interno della quale non è riconoscibile più la voce particolare, questo svilisce il contributo del singolo o lo esalta? Nel caso di una particolare qualità di un solista è opportuno integrarla nel collettivo o celebrarne l’eccezionalità? È corretto paragonare l’insieme di un sistema sociale ad un coro? E se sì, questo significa che è importante adeguare il sistema all’idea “di armonia e del consenso universale” o questo può tragicamente degenerare nel lezzo “di tendenze totalitarie”? Ancor più esplicitamente: ciò che conta è il coro o ogni singolo componente? E se, in quanto coristi, avvertiamo una dissonanza nel coro ma decidiamo di essere tolleranti ed inclusivi fino a renderla irrilevante, compiamo un “gesto armonizzante” utile all’uomo, o siamo divenuti omologatori?

Mi piace ricordare un pensiero di Kandinsky: “I colori squillanti si intensificano se sono posti entro forme acute; i colori che amano la profondità sono rafforzati da forme tonde. È chiaro però che, se una forma è inadatta a un colore, non siamo di fronte a una “disarmonia”, ma a una nuova possibilità, cioè a una nuova armonia”. Ma una “nuova armonia” nell’ottica tradizionale non dovrebbe ritenersi altro dall’armonia? E se lo stonato, il dissonante del coro, il colore inadatto fosse portatore di una migliore opportunità? E se addirittura scoprissimo che la celebrata armonia è solo vigliaccheria, paura di essere lo stonato, paura che uno stonato riveli la nostra incapacità ad inventare nuove musiche? E se smettessimo di essere educatamente tolleranti per imparare ad amare l’altro sia che canti, sia che suoni, sia che colori ed in qualsivoglia maniera, sia che in silenzio ascolti e danzi al ritmo di una musica che non sappiamo sentire?

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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