Il 26 aprile la riapertura, l’altra faccia della medaglia dei ristoratori: “Ingiusto. Noi senza dehors cosa facciamo?” - IVG.it
Luci e ombre

Il 26 aprile la riapertura, l’altra faccia della medaglia dei ristoratori: “Ingiusto. Noi senza dehors cosa facciamo?”

Dalla Riviera alla Valbormida, la voce di coloro che si sentono penalizzati e non aiutati dalla decisione del Governo

Dehors Andora

Provincia. Da lunedì 26 aprile, ristoranti aperti anche la sera, ma solo per quelli che dispongono di spazi all’aperto e attenendosi alle regole. “Uno su mille ce la fa” cantava Gianni Morandi. “E agli altri 999 non pensa mai nessuno?”, ha aggiunto poi ironicamente Checco Zalone, in uno dei suoi celebri film. 

Potremmo riassumere così il caso dei ristoranti del savonese, e non solo. Ovviamente non di tutti (si parla di almeno il 40% in Liguria senza spazi estrni), ma di quelli che da una parte hanno ottenuto sì il via libera alla riapertura, ma dall’altra non dispongono di dehors e spazi per metterla in atto. 

E IVG ha voluto dar voce proprio agli “altri 999” in senso lato, ascoltando la voce di coloro che saranno probabilmente penalizzati, invece che aiutati, da questa nuova ripartenza. Da ponente a levante, partiamo ad esempio da Alassio, dove a trovarsi in una situazione complicata è un locale storico, “I Matetti” di viale Hanbury.

“I MATETTI” di ALASSIO

“Per evitare gli assembramenti si mangerà all’aperto? Motivo in più per incentivarli, soprattutto tra i giovani, non per contenerli,- è il pensiero del titolare, Giovanni. –  Quando ci sono pressioni per riaprire il Governo deve cercare di far contenti tutti, ma con queste regole si crea più confusione che altro”. 

“I Matetti”, inoltre, non dispongono di un dehors che, autorizzazioni permettendo, potrebbe essere realizzato in forma molto ridotta sullo stretto marciapiede antistante il locale. 

“Noi ci stiamo attrezzando e stiamo pensando di allestire un ‘mini dehors’ all’esterno, ma questo implica un’infinità di problemi. In primis ci costringe a nuovi investimenti, tra funghi riscaldanti etc, e non siamo nemmeno sicuri ne valga la pena: i colori cambiano di continuo e potremmo ritrovarci con nuove regole e nuove chiusure a breve, che rischiano di inficiare il lavoro svolto e le spese. E poi un secondo problema. La nostra è una clientela di una certa età: come possiamo pensare di farli mangiare a maggio, alla sera, all’aperto? Semplicemente molti non verranno”, ha concluso. 

IL “RISTORO DI PAOLONE” di CAIRO MONTENOTTE

E se il freddo è un problema per Alassio, figuriamoci per la Valbormida dove mangiare alla sera, in questo periodo, all’aperto, risulta più un atto temerario che un autentico momento di svago, relax e benessere. 

“Non c’è nulla da gioire, questa è un’ennesima presa i giro per i ristoratori”, –  ha esordito Michela, titolare del “Ristoro di Paolone” a Cairo Montenotte, che a causa delle nuove regole dettate dal governo non potrà riaprire e sarà costretta a continuare con il solo asporto e consegne a domicilio anche dal 26 aprile. 

“Abbiamo scritto una lettera al governatore Toti, non ci sembra corretto penalizzare così alcuni locali, considerando che ogni caso è a sé e ci sono troppe variabili. Nel nostro ristorante, composto da due sale, in situazione di normalità abbiamo 180 coperti che, con le restrizioni e la ‘vecchia zona gialla’ sono scesi ad 80. Abbiamo la fortuna di avere un ampio spazio che i clienti, soprattutto in epoca di Covid, hanno sempre apprezzato. Ora, però, non ne possiamo usufruire e non avendo a disposizione un dehor la serranda dovrà continuare ad essere abbassata”. 

“C’è un aspetto di queste nuove restrizioni, di cui non riesco a trovare una motivazione. Come è possibile che a maggio dello scorso anno si è riusciti a ripartire senza tanti indugi, mentre ora che la vaccinazione è in corso siamo ancora più indietro? E poi perché prima di Pasqua in zona gialla era possibile far sedere i clienti nei nostri ristoranti ed ora non si può più?” si domanda amareggiata e arrabbiata Michela. 

La riflessione poi si sposta un altro importante punto: “Siamo penalizzati non solo perché non possiamo riaprire al pubblico, ma anche perché probabilmente non faremo neanche più asporto. Le persone sicuramente preferiranno i locali in cui potersi sedere e mangiare. Diventa sempre di più una guerra tra poveri”.

“RICA ROCA” di ALBENGA

Infine, tappa ad Albenga, presso il noto ristorante-pizzeria “Rica Roca” che vive un grande, in tutti i sensi, paradosso: locale enorme all’interno, con conseguente facilità nel mantenere eventuale distanziamento, ma totale assenza di spazi esterni. 

“Il 26 aprile si riparte, ma per come sono le predisposizioni di legge, noi non riapriamo perché non abbiamo possibilità di farlo all’aperto, – ha dichiarato il titolare, Antonio. – Ma fa piacere che altri inizino a lavorare: provare invidia significherebbe solo alimentare una inutile guerra tra poveri”. 

Ma se dallo Stato, a quanto riferito, “tutto tace”, ci ha pensato il Comune di Albenga a interessarsi della situazione e presto potrebbero esserci buone nuove in arrivo, come ha spiegato lo stesso titolare: “Aspettiamo il 26 aprile con la speranza che ci diano qualche soluzione. Giusto stamattina ho ricevuto una telefonata che mi ha fatto piacere: mi hanno informato che il Comune di Albenga sta cercando di venirci incontro per riuscire a farci lavorare. Non so se ci riusciranno, ma già il fatto che ci abbiano pensato è positivo per noi. Ci tengo a ringraziare il sindaco e il suo staff per l’attenzione”.

L’intervento del Comune, comunque, potrebbe aiutare a lenire i problemi, non certo a risolverli: “Ma noi non vogliamo lamentarci in modo fine a se stesso. Faccio, però, una domanda rivolta ai lettori: se vi ritrovaste di colpo senza più l’80% del vostro stipendio, in che condizioni sareste? Cosa fareste? Cosa direste ai vostri figli? Le nostre non sono aziende, ma famiglie vere e proprie. Devo pensare ai miei dipendenti, ai miei ragazzi: se hanno un problema diventa anche mio, come in questo caso, ma senza apparente soluzione”, ha concluso sconsolato il titolare di “Rica Roca”. 

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