I canestrelli di Pieve di Teco, un "grissino chiuso" da pucciare nel latte - IVG.it

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Liguria del gusto

I canestrelli di Pieve di Teco, un “grissino chiuso” da pucciare nel latte

"Liguria del gusto e quant'altro" è la rubrica gastronomica di IVG, ogni lunedì e venerdì

Generico aprile 2021

La forma è quella, tipica, di braccialetto, ma il gusto cambia. Parliamo di un canestrello, dolce (?) comune a gran parte dell’area ligustica, ma diverso per aromatizzazione a seconda del territorio, dei suoi aromi, della sua ricchezza. Oggi parliamo dei canestrelli di Pieve di Teco, caratterizzati dal gusto di anice, un gusto che in Valle Arroscia piace moltissimo, forse per il forte legame con la Provenza, dove l’aperitivo per antonomasia è il Pastis (e del Pastis parleremo nelle prossime settimane per una curiosità ingauna…), ma anche dove l’anice entra addirittura in un tradizionale sugo di salsiccia che le nonne di Pieve di Teco custodiscono gelosamente…

L’anice, si diceva, una pianta che arriva da lontano, dall’Oriente (come gran parte del nostro patrimonio vegetale), ma facilmente confuso con altri aromi autoctoni, il finocchietto selvatico, ad esempio, che regala freschezza a dolci e intingoli, capace di sposarsi (sia l’anice che il finocchietto, per non dire dell’aneto) anche a salse da abbinare al pesce e non solo.

Torniamo ai canestrelli di Pieve di Teco, preparati dai panifici del borgo, a cominciare da Ferrari, 150 anni di storia di pani, torte e focacce, una “sciamadda” (l’antico nome dei forni liguri, dove il fuoco dava la fiammata, la “sciamadda”, appunto) che meriterebbe di essere maggiormente valorizzata, che hanno la forma di braccialetto e la tradizione di essere “pucciati” nel latte o nel caffellatte. Sono, come gli altri canestrelli del Ponente ligure (diversi da quelli tabarchini e genovesi in genere), una sorta di grissino chiuso ad 0, un bracciale che nel passato veniva venduto nei mercati, soprattutto da donne che li preparavano a casa e li vendevano nelle fiere.

A differenza dei “cugini” di Taggia quelli di Pieve di Teco non amano il salato, nessun abbinamento con salumi e formaggi, al limite un goloso sgranocchiarli da soli, con al massimo l’abbinamento, “vinoso” di un passito, Ormeasco, direi, vista l’area di produzione, quella Valle Arroscia che non smette mai di dare grandi soddisfazioni di gusto ancorato nella storia…

“Liguria del gusto e quant’altro” è il titolo di questa rubrica curata da noi, Elisa e Stefano, per raccontare i gusti, i sapori, le ricette e i protagonisti della storia enogastronomica della Liguria. Una rubrica come ce ne sono tante, si potrà obiettare. Vero, ma diversa perché cercheremo di proporre non solo personaggi, locali e ricette di moda ma anche le particolarità, le curiosità, quello che, insomma, nutre non solo il corpo ma anche la mente con frammenti di passato, di cultura materiale, di sapori che si tramandano da generazioni. Pillole di gusto per palati ligustici, ogni lunedì e venerdì: clicca qui per leggere tutti gli articoli.

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