Contrari

Finale, Le Persone al Centro: “Recintato il campetto rosso, ora è una gabbia. Continuano a sparire i luoghi della socialità”

"I nostri ragazzi hanno bisogno di libertà e luoghi dove incontrarsi tra loro, la città sta rinunciando al suo futuro"

finale ligure piazza Vittorio Emanuele

Finale Ligure. “Tra un divieto e l’altro stanno sparendo i luoghi della socialità, quelli che hanno formato generazioni di finalesi”. Il gruppo di minoranza “Le Persone al Centro” torna sull’argomento a distanza di quasi un anno, quando ad essere protagonista era stato il campetto rosso di via Dante definito come “un’altra incompiuta” dell’amministrazione comunale. Ed ora l’idea di recintarlo, che non piace all’opposizione, per “trasformarlo in un gabbia” e “sacrificando l’uso pubblico dell’area”.

“Ormai è chiaro: a Finale Ligure si vieta quello che non si riesce a gestire – dicono -. Gli skateboard rovinano il campetto “rosso” di via Dante? Allora si recinta il sito, trasformandolo in una gabbia, e non si valuta un riordino generale prevedendo una pista ‘skate’”.

“La sicurezza – sottolineano – è il nuovo, abusatissimo mantra comunale, vero grimaldello per imporre decisioni che lasciano molto perplessi. Vedendo come è ridotta via Dante adesso, capiamo i dubbi dell’amministrazione ma ci chiediamo se a Finale i giovani debbano rinunciare completamente allo sport in strada ed emigrare nei comuni limitrofi per giocare e stare con gli amici”.

E poi evidenziano: “Niente contro il meraviglioso lavoro della Polisportiva del Finale, cui pare destinata l’area, ma tra un divieto e l’altro stanno sparendo i luoghi della socialità, quelli che hanno formato generazioni di finalesi”.

I nostri ragazzi non possono essere intruppati in luoghi chiusi e passare dalla didattica a distanza ipertecnologica, allo sport organizzato. Hanno bisogno di libertà e luoghi dove incontrarsi tra loro dove conoscersi e crescere con legami, emozioni e sentimenti veri”.

Proprio il periodo Covid ci dovrebbe suggerire l’importanza di una città a misura delle persone e dei giovani in particolare – concludono – Divieti, lucchetti e cancelli sono solo la triste metafora sociale della didattica a distanza e di un concetto di città delle cere che non prevede vita al suo interno. Finale sta rinunciando al suo futuro. Alla lunga la pagheremo”.

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