Emergenza Covid, Toti: "Obiettivo riaprire dalla prima settimana di maggio" - IVG.it
Post pandemia

Emergenza Covid, Toti: “Obiettivo riaprire dalla prima settimana di maggio”

Nel frattempo il Ponente ligure rischia la zona rossa, ma il governatore è ottimista: "Sono gli ultimi sacrifici"

Sanremo. “Penso sia l’ultimo miglio, l’inizio della fine di tutto questo. Siamo sulla strada giusta, servirà ancora qualche sacrificio, la battaglia non è finita, ma se inanelliamo bene le cose nelle prossime 3-4 settimane ci mettiamo una buona posizione da Champions in campionato e poi cerchiamo di chiudere senza altri errori la partita”.

Il governatore ligure Giovanni Toti usa una metafora calcistica e guarda con ottimismo al futuro mentre fa il punto della situazione saniataria dalla Asl 1 di Bussana, nel comune di Sanremo, un’area della Liguria che potrebbe restare in zona rossa anche dopo Pasqua a causa del nuovo aumento di contagi che hanno già superato la soglia settimanale di incidenza dei 250 casi ogni 100mila abitanti. Situazione simile anche nel Savonese: per entrambe le province la decisione dovrebbe essere comunicata oggi.

Ma Toti non sembra così preoccupato: “Il mio obiettivo – dice – sarebbe cominciare a parlare di riaperture e non più di chiusure dalla prima settimana di maggio. L’anno scorso cominciammo dal 2 giugno, se riusciremo ad anticipare di un mese la riapertura del paese grazie alla campagna di vaccinazione e ad una politica prudente di contenimento delle prossime ore credo sarebbe per tutti un buon risultato”.

Oggi pomeriggio – prosegue il governatore – faremo alcune valutazioni: non stiamo parlando di situazioni drammatiche, ma dell’opportunità di usare il prossimo periodo di raffreddamento dell’epidemia, che il governo ha comunque pensato per le prossime settimane, in modo da trovarci a metà aprile con un’incidenza diversa che consenta scelte di lungo periodo più utili per il territorio”.

Per questo il decreto varato ieri dal governo Draghi, che sospende la zona gialla fino al 30 aprile (con possibili deroghe) e introduce l’obbligo di vaccinarsi per il personale sanitario e non solo, lascia soddisfatto il presidente ligure: “È un decreto che personalmente apprezzo – commenta -. Forse poteva essere più semplificativo anche su consenso informatico e anamnesi che fanno impazzire i nostri entri vaccinali, ma credo che i provvedimenti presi siano positivi e comunque, al di là di ciò che si pensa, occorre uniformare la strategia di azione”.

La linea di pensiero è quella espressa negli ultimi giorni: “Non sono mai stato un particolare chiusurista, ma credo che questo sia un mese cardine di svolta nella lotta al Covid. È la ragione che mi ha spinto a chiudere le seconde case: in una fase di accelerazione della campagna vaccinale, ma anche di accelerazione del virus, se concentriamo le misure nei prossimi 15-20 giorni poi potremo tornare a vedere la luce e riprendere la vita sociale ed economica” mentre “la campagna vaccinale avrà preso un abbrivio che ci consentirà di guardare all’estate” conclude.

Per quanto riguarda la campagna di vaccinazione “nelle prossime due settimane andrà a regime – aggiunge Toti -. Il piano vaccinazione strategico nazionale prevede 553mila dosi al giorno in Italia con una programmazione di consegne europee mensili. Noi ci stabilizzeremo su circa 15.500 vaccini giorno per cinque o sei sei giorni a settimana e proseguiremo così per molte settimane. Mano a mano che calerà l’età della popolazione da vaccinare, ritengo che sarà più conveniente accentrare le vaccinazioni in pochi grandi hub garantendo una resa elevata e liberando risorse per altre attività, come le vaccinazioni al domicilio per le persone non deambulanti che non possiamo permetterci di lasciare indietro”.

Il governatore ha poi ricordato che la Asl1 “nella cosiddetta terza ondata è stata quella più colpita ma, per merito di tutto il personale sanitario, non è stata drammatica anche se le provincie di Imperia e Savona stanno dando segnali un po’ più preoccupanti sul fronte dei contagi“.

“Se abbiamo affrontato la terza ondata meglio, circondati da regioni che avevano circolazione del virus e ospedalizzati peggiori dei nostri significa che siamo stati in grado di mettere a fattor comune diverse best practice, dalla capacità di aumentare il turn over e la cura nei nostri reparti che ha consentito di affrontare la terza ondata faticosamente, ma con meno ripercussioni. Ora la campagna di vaccinazione è la nuova frontiera e tutti dobbiamo dare una mano: tanto più rapidamente vaccineremo tanto prima il paese potrà ripartire e salveremo vite. Dobbiamo lasciarci alle spalle le polemiche e correre. Questa provincia ha funzionato bene, vaccinando i frontalieri e gli ultra 80enni in combinata. Il numero di vaccini per numero abitanti è soddisfacente e screscerà ancora” prosegue.

“Come sapete ieri Regione Liguria – continua Toti – è arrivata ad effettuare 12.000 vaccini in un giorno, tenendo conto che l’obiettivo che ci ha dato il generale Figliuolo è di 13.000 vaccini e che molte installazioni vaccinali non sono ancora partite, direi che siamo a buon punto e saremo in grado di stabilizzarci con 15.500 vaccini su sei giorni lavorativi che tradotto, per la provincia di Imperia, significa circa 2.200 vaccini al giorno. Con l’arrivo del vaccino Johnson&Johnson sarà poi tutto più facile. Di fatto il piano di vaccinazione sta prendendo la sua forma parallelamente all’aumentata potenzialità di Roma di fornirci le dosi”.

Così conclude il il governatore della Regione: “Come ha detto domenica scorsa il Santo Padre siamo più stremati che scioccati: conosciamo molto meglio il nemico, parliamo di un sistema di tracciamento che funziona e di cure ospedaliere e monoclonali. Un po’ di passi avanti li abbiamo fatti, come penso anche che dobbiamo dirci che il sistema italiano ha funzionato meglio del decantato sistema tedesco e della potente Francia, due paesi che investono mediamente da 1punto e mezzo a tre punti di Pil più di noi sul servizio sanitario nazionale”.

Questa volta la professionalità, generosità e capacità di lavoro e di fare squadra ha fatto la differenza. Non ce ne rallegriamo perché ne paghiamo le conseguenze anche qui, ma non possiamo sempre abbatterci pensandoci la Cenerentola del mondo. L’Europa è sicuramente più indietro di altri continenti, ma tuttavia da noi abbiamo messo a punto azioni importanti, come il coinvolgimento delle farmacie, della sanità privata, soprattutto a Genova. Tutti guardano a Israele come a un esempio, sicuramente hanno fatto bene, ma teniamo conto che hanno meno abitanti della Lombardia e che in Italia e in Liguria c’è un’età media tra le più vecchie al mondo, un insieme di fragilità che sono molto diverse da quelle che si trovano in altri Paesi”.

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