Dai tempi dell’Avvocato al fascino e ai rischi del web, 15 anni vissuti tra le notizie: ma la verità non cambia mai - IVG.it
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Dai tempi dell’Avvocato al fascino e ai rischi del web, 15 anni vissuti tra le notizie: ma la verità non cambia mai

I nuovi mezzi di comunicazione non modificano l’esigenza di raccontare fatti verificati con cura

Savona. Nel 2006, alla Stampa, ci capitava ancora di ricordare l’affetto per il giornale di Giovanni Agnelli, l’Avvocato, morto il 24 gennaio del 2003. Aveva tre passioni che andavano ben oltre il suo ruolo: La Stampa, la Juventus, la Ferrari. Non è blasfemo dire che non sarebbe contento, oggi. È risaputo che si alzasse presto, l’Avvocato, e che tra le prime cose della giornata chiamasse il direttore della Stampa per parlare di politica e fatti del giorno. Commentava l’edizione del giornale da poco uscita e le sue considerazioni finivano a ricaduta su di noi, quadri del quotidiano.

Chi scrive (per forza di cose userò la prima persona, cosa che di solito cerco di evitare) era responsabile delle edizioni di Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta e dopo l’Avvocato arrivò dunque il mio secondo editore, John Philip Jacob Elkann, detto Jaki solo dagli amici più stretti. Lo incontravamo periodicamente per decidere le linee guida del giornale per quanto concerneva appunto l’editore, che sborsava i quattrini, e mi stupiva il puntiglio nel voler conoscere i più piccoli dettagli. Discutemmo un’ora se raddoppiare o meno la pagina della Val Bormida, poi lui dette il via libera.

Per quanto possa interessare, vorrei trasmettere qualche emozione, se ne sarò capace, certo non scrivere un’enciclopedia su questi 15 anni. Siamo qui infatti per ricordare proprio i 15 anni di IVG, che prese il via il primo aprile del 2006 da un’intuizione di un giovane imprenditore di Pietra Ligure, Matteo Rainisio, che diventerà dunque il mio terzo editore, quarto se vogliamo mettere nel conto, com’è giusto che sia, Marco Sabatelli, che mi diede fiducia affidandomi Riviera Notte agli albori della mia avventura nel giornalismo.

Nel 2006 a Savona si stava completando la Nuova Darsena disegnata da Riccardo Bofill, lo stesso architetto che ha progettato il Terminal Crociere e il fronte mare di Barcellona. Era un passo decisivo per la nostra città, anche se ci saranno (e ci sono ancor oggi) favorevoli e contrari a quel progetto. I tempi dell’angiporto ereditato dalla guerra erano comunque definitivamente archiviati. In Darsena sbocciarono mille nuove attività, tra cui, assieme al ristorante Il Molo, non si può non citare l’inaugurazione, nel 1998, del Club Nautico di Savona, in piazzetta d’Alaggio, frutto dell’idea di tre giovani imprenditori – Lele, Giorgio e Marcello – che probabilmente non si rendevano neppure conto dell’impresa felice cui stavano andando incontro.

Andrea Chiovelli, direttore di IVG, mi chiede di ripercorrere questi quindici anni, spiegando anche come sia cambiata l’informazione. Conoscendo la sua attenzione e la sua meticolosità non so se rimpiangerà di avermi fatto questa richiesta, ma provo a rispondere.

Dal punto di vista dell’accesso alle fonti la risposta è semplice: l’arrivo del web ha arricchito, moltiplicato per mille, le possibilità di lettura, e segnatamente IVG, primo giornale della provincia, ne è la testimonianza. Restando in tema di web, non si può non constatare che i social costituiscono un tema di incontro, o più spesso di scontro, che ha rappresentato la novità dell’ultimo decennio, novità che merita probabilmente un maggior rispetto delle regole che spetta al legislatore regolamentare.

Io ho due ricordi. Il primo positivo, quando siamo riusciti a salvare il “barbone anomalo” che voleva lasciarsi morire in via Paleocapa. Il secondo negativo, quando mi sono domandato quali fossero i criteri del trucco e dell’abbigliamento ai tempi del Covid e del freddo, coinvolgendo due brave professioniste come Maria Gramaglia e Marzia Pistacchio. I leoni da tastiera si scatenarono con gli insulti, in nome di un politicamente corretto su cui molto oggi per fortuna si discute. Ma le donne si truccano, e con la mascherina lo fanno talvolta in modo diverso: davvero parlarne significa non dare alla donna il giusto ruolo e il giusto rispetto che deve avere nella società?

Non sono cambiati neppure i criteri per fornire un’informazione attendibile, onesta, priva di condizionamenti inopportuni, basata su una rigorosa verifica delle notizie e delle fonti, anche a costo di rinviare la pubblicazione di una notizia o di non pubblicarla affatto, che non significa non sbagliare mai. In questo Chiovelli mi è maestro ogni giorno e devo ringraziare lui, come Matteo Rainisio, di non aver mai cercato di condizionarmi.

Internet ha pure ridotto, ma certo non annullato, il ruolo della carta stampata. E infatti fa riflettere come alcuni canali di distribuzione dei quotidiani cartacei limitino la diminuzione delle copie. Mi riferisco alla consegna “porta a porta” della Stampa, nata nel 1989, che continua a non subire la stessa flessione delle edicole grazie all’impegno del suo responsabile Mauro Gabetta, e del giornale che ogni giorno confezionano, pur tra mille difficoltà, Paride Pasquino, Ermanno Branca e tutti i loro collaboratori.

Vi evito l’elenco dei miei direttori tranne uno, Marcello Sorgi. Fu soprattutto grazie a lui che il sottoscritto ottenne qualche buon risultato, inquadrato nello storico sorpasso della Stampa sul quotidiano locale, unico caso – mi dissero – in Italia. Avevamo lavorato duro, spesso in silenzio e altre volte no, perché il fatto di aver organizzato a Savona le manifestazioni di maggior successo il suo peso lo ha avuto.

Mi trovo ancora e sempre a mio agio con l’informazione locale, che non ho mai abbandonato perché è l’unica sfera di questo mestiere che ti mette ogni giorno a contatto diretto con i tuoi lettori. Quando dirigevo le edizioni della Stampa dalla sede di piazza Marconi, ogni mattina scendevo e facevo colazione al Bar Olimpia o alla latteria Le sorelle, mi sedevo, cappuccino e brioche, e ascoltavo i commenti dei lettori davanti al giornale. Era la verifica migliore delle cose, giuste o sbagliate, scritte il giorno prima (oggi quel ruolo rito si svolge forse su Facebook, ma il contatto diretto resta sempre un’altra cosa).

Forse per questo oggi sono qui, nella grande famiglia di IVG che mi ha voluto e in cui mi sento a mio agio proprio grazie alla direzione di Chiovelli, da cui sto molto imparando. E domani? La miglior macchina – diceva Enzo Ferrari – è quella che devo ancora fare.

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