Covid, riaprono tutte le scuole ma la Liguria è ultima per insegnanti vaccinati - IVG.it
Primato negativo

Covid, riaprono tutte le scuole ma la Liguria è ultima per insegnanti vaccinati

Capra (Cisl Scuola): "Personale a rischio contagio, siamo preoccupati". Percentuale sotto la media nazionale anche per over 80 e personale sanitario

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Liguria. Dopo un mese di dad, nonostante i malumori, domani il 50% degli studenti delle scuole superiori tornerà tra i banchi per le lezioni in presenza. Nel Savonese e nell’Imperiese sarà un ritorno anche per gli alunni della seconda e terza media, costretti a stare a casa a causa della zona rossa. A tornare negli istituti, ovviamente anche gli insegnanti, che in Liguria sono protagonisti di un primato negativo: la nostra regione, infatti, è all’ultimo posto in Italia per somministrazione di vaccini al personale scolastico.

Secondo quanto emerge dal report settimanale sulle vaccinazioni pubblicato ieri (10 aprile) dal Governo, su una popolazione target dichiarata di 40mila persone sono 15.839, precisamente il 39,6%, quelle che hanno ricevuto almeno una dose di vaccino.

Un dato che difficilmente potrà migliorare nei prossimi giorni dopo l’ordinanza del generale Figliuolo, recepita dalla Regione, che di fatto blocca la somministrazione delle prime dosi per gli under 60 appartenenti alle categorie prioritarie per il vaccino AstraZeneca, decise quando il farmaco aveva limitazioni d’età opposte a quelle attuali. Chi ha già ricevuto una dose potrà fare il richiamo con lo stesso vaccino attraverso il proprio medico di famiglia, gli altri già prenotati verranno “congelati” e considerati prioritari per quando arriverà il turno della loro fascia d’età. Per chi ha più di 60 anni, invece, non cambia nulla.

“Il blocco delle vaccinazioni per gli insegnanti è un problema soprattutto per gli istituti comprensivi – spiega Monica Capra, segretaria generale della Cisl Scuola – e col rientro dei ragazzi alle superiori aumenta ancora di più la potenzialità del rischio. È giusto vaccinare prima le categorie più fragili, ma l’idea di tenere esposto il personale scolastico con una percentuale così bassa di vaccinati ci preoccupa, così come ci lascia perplessi vedere grandi masse di persone nei supermercati e nei centri commerciali”.

Il dato comprende anche la platea del personale universitario, in Liguria poco più di 4mila persone al netto dei sanitari già compresi nella fase 1. Secondo dati forniti dal policlinico San Martino al momento sono 2.186 gli universitari che hanno ricevuto almeno una dose, circa la metà degli aventi diritto.

Che la Liguria fosse particolarmente indietro sul personale scolastico non è una novità. Ma la scelta (che oggi si direbbe vincente, alla luce delle ultime decisioni del Governo) era stata quella di concentrare le energie sugli over 80 piuttosto che sulle vaccinazioni con AstraZeneca, rimaste ferme al palo per un mese, come avevamo spiegato alcuni giorni fa tentando di dare un senso alle classifiche. Oggi quelle categorie sono in gran parte escluse dalla somministrazione di AstraZeneca (raccomandato agli over 60), mentre le dosi Pfizer e Moderna servono prioritariamente per immunizzare over 80, ultrafragili e disabili gravi.

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A giudicare dallo stesso report, tuttavia, la Liguria arranca anche sul fronte degli over 80 (il 42,09% è in attesa della prima dose contro una media nazionale del 31,8%) e del personale sanitario (23,57% senza vaccino, media nazionale all’8,37%). Meglio invece i dati sulla fascia 70-79 anni (77,66% in attesa contro l’80,11% italiano). Sulle rilevazioni pesa tuttavia il criterio con cui viene individuata la popolazione di riferimento, che per alcune regioni (come la Liguria) è un numero stimato e quindi “tondo”, mentre per altre è una cifra ben precisa.

“La riapertura l’abbiamo auspicata – conclude Monica Capra – ma il problema era che si sarebbe dovuto riaprire in sicurezza. Consideriamo anche che l’età media degli insegnanti è molto elevata, soprattutto alle superiori dove le immissioni in ruolo sono state centellinate. Ovvio che a scuola le precauzioni si usino e si applichino protocolli molto stringenti, ma dovrebbe esserci un monitoraggio dei casi costante e continuo. Altrimenti il rischio c’è”.

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