Confcommercio Savona: "Tari in aumento nonostante attività chiuse e meno rifiuti prodotti" - IVG.it
Costi ingiustificati

Confcommercio Savona: “Tari in aumento nonostante attività chiuse e meno rifiuti prodotti”

Il presidente provinciale Vincenzo Bertino analizza i dati e chiede misure di sostegno alle imprese commerciali

Savona. La tassa rifiuti, la Tari, continua a rappresentare per le imprese un peso insostenibile e spesso ingiustificato se si considerano le iniquità che lo caratterizzano. Dai dati raccolti dal portale Confcommercio www.osservatoriotasselocali.it si conferma il peso eccessivo della tassa sui rifiuti pagata da cittadini e aziende nonostante l’emergenza da Covid-19 abbia obbligato molte attività a chiudere e nonostante si sia registrata nel 2020 una contrazione del Pil di quasi 9 punti percentuali, con conseguente riduzione di consumi e di rifiuti.

A livello nazionale è stato quantificato un calo di più di 5 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 15% in meno rispetto all’anno precedente, calo che, in ogni caso, assorbe anche la produzione di dispositivi anti Covid (sostanzialmente mascherine) trattati come rifiuti indifferenziati. Nonostante questo calo della produzione dei rifiuti, l’ammontare complessivo della Tari è rimasto elevato attestandosi, nel 2020, su valori analoghi a quelli del 2019 (circa 9,73 miliardi di euro). La fotografia che restituisce l’analisi dei dati è paradossale: al calo significativo dei rifiuti non è corrisposto un trend tariffario in discesa: anzi, sono stati registrati andamenti sostanzialmente invariati sia riguardo ai costi che al livello offerto di servizi.

Dall’analisi dei dati, il presidente provinciale di Confcommercio Savona Vincenzo Bertino ritiene che “poco o nulla è stato fatto rispetto a quelle attività che sono rimaste aperte ma che, a seguito degli orari di attività ristretti, dei contingentamenti e della minor propensione dei cittadini a uscire e consumare, hanno registrato cali di fatturato significativi”.

Per il presidente Bertino sono necessarie ed urgenti misure emergenziali visto il perdurare della diffusione epidemiologica da Covid-19: “Siano esentate dal pagamento della tassa tutte quelle imprese che, anche nel 2021, saranno costrette a chiusure dell’attività o a riduzioni di orario. Analoghe misure dovranno essere riconosciute in favore di tutte quelle altre aziende che, pur rimanendo in esercizio, registreranno comunque un calo del fatturato – e, quindi, dei rifiuti prodotti – a causa della contrazione dei consumi”.

“Per dare un po’ di respiro a tutte le attività che sono ormai da mesi in difficoltà economiche, auspico che su questi aspetti si possa intraprendere un dialogo costruttivo con i Comuni e gestori. Servono infatti interventi strutturali affinché venga recepito il nuovo metodo tariffario determinato dall’Arera, vincolando la Tari al rispetto del principio europeo “chi inquina paga”.

L’Arera, l’autorità che ha assunto funzioni di regolazione e controllo in materia di rifiuti urbani, aveva stabilito che nel corso del 2020 sarebbe dovuta diventare operativa l’adozione del Metodo Tariffario Rifiuti (MTR) incentrato sulla trasparenza e sull’efficienza dei costi del servizio di raccolta dei rifiuti urbani, che avrebbe dovuto generare un abbattimento delle tariffe. Ma solo il 21% dei Comuni a livello nazionale ha recepito l’indicazione dell’Arera e in questo sottoinsieme, nel 58% dei casi il costo della Tari risulta addirittura in aumento per un valore medio del 3,8%.

“Si sono registrate le contrazioni nei comuni che hanno impostato il nuovo metodo tariffario Arera, in sostanza, non della spesa attese né un efficientamento dei costi. Sul fronte degli interventi posti in essere dall’Arera con la delibera n. 158 del 5 maggio 2020 per ridurre la parte variabile della tassa tenuto conto della minore produzione dei rifiuti legata alla sospensione delle attività produttive per il Covid-19, pochi e, talvolta, contraddittori sono stati i risultati raggiunti. L’obiettivo della delibera era quello di indurre i Comuni al pieno ed integrale rispetto del principio europeo “chi inquina paga”: tale principio sarebbe dovuto essere il pilastro che avrebbe dovuto guidare l’azione degli enti locali nel rideterminare le tariffe in considerazione del particolare periodo storico e degli effetti prodotti dall’emergenza epidemiologica sulle attività produttive. A dispetto della delibera dell’Autorità, i dati esaminati evidenziano come, a livello nazionale, il 60% dei Comuni abbia mantenuto le tariffe invariate, mentre il 17% le ha diminuite e il 23% addirittura aumentate”.

A livello nazionale, la Regione Liguria, per quanto riguarda il confronto tariffario al mq. per le singole categorie produttive (medie regionali riferite ai soli capoluoghi di Provincia), evidenzia tariffe elevate in molteplici settori: a titolo esemplificativo, alberghi con ristorante Euro 8,66 (media nazionale 6.37), negozi di abbigliamento, calzature, cartolerie 9.34 (media nazionale 5.67); edicole, farmacie, tabaccai 10.54 (media nazionale 6.79).

Confermati anche i divari di costo tra medesime categorie economiche, sempre a parità di condizioni e nella stessa provincia.

In particolare si evidenzia, per quanto riguarda il confronto tariffario al mq. tra le singole categorie produttive in Liguria, alcune categorie nella provincia savonese, tra le quali ortofrutta, pescherie, piante e fiori, bar e ristoranti, campeggi e distributori carburanti, hanno costi da sostenere più elevati rispetto ad altre provincie liguri.

“La gran parte dei Comuni capoluogo di provincia continua a registrare una spesa superiore rispetto ai propri fabbisogni (Fonte: www.opencivitas.it, sito promosso dal Dipartimento delle Finanze e dalla SOSE per determinare i fabbisogni standard delle varie amministrazioni locali) e anche il nostro territorio conferma il trend: in provincia di Savona la media del fabbisogno standard ammonta a circa 10 milioni di Euro, mentre il totale Tari (censiti) è superiore ai 13 milioni di euro” conclude Bertino.

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