Epopea

Bolkestein, Scajola: “Il Governo deve dirci se le concessioni marittime sono estese al 2023 o no”

Mentre è allarme sul canone minimo a 2.500 euro

Generica

Genova. “Ora il Governo ci deve dire se le concessioni marittime sono estese al 2033 o no. Per quanto riguarda le Regioni, riteniamo tutti che l’estensione fino al 2033 sia valida, però deve essere lo Stato a dirci cosa intende fare, altrimenti regna la confusione”. È l’assessore ligure Marco Scajola, in quanto presidente del tavolo interregionale sul demanio marittimo, a guidare la crociata delle Regioni contro la direttiva europea Bolkestein che impone di mettere a gara le concessioni marittime.

Da una parte c’è la legge Centinaio del 2018 che sancisce la validità delle concessioni fino al 31 dicembre 2033. Dall’altra la Procura di Genova (come tante altre in Italia) che ha invitato i Comuni a non applicare l’estensione perché violerebbe il diritto comunitario. Nel frattempo l’Italia è in procedura d’infrazione e tra le amministrazioni civiche regna il caos: Genova è tra le città che hanno disposto solo una proroga tecnica fino al 2022, mentre altre località rivierasche hanno applicato la legge nazionale nonostante gli avvertimenti dei magistrati.

La prossima settimana ci sarà un incontro tra le Regioni e il ministro del Turismo Massimo Garavaglia. “Poco fa l’ho sentito al telefono – ha aggiunto Scajola -. Sono contento perché finalmente ho sentito dalla sua voce un vero e vivo interesse e anche responsabilità nell’affrontare il problema. Ha compreso che non c’è più tempo da perdere”.

Le Regioni chiedono “un tavolo – prosegue l’assessore ligure – perché vogliamo una riforma del demanio marittimo, mai affrontata da nessun governo in questo Paese, chiediamo certezze per tutte le imprese che gravitano sul demanio marittimo, parliamo di 30mila aziende che hanno visto dalla politica solo slogan, pacche sulle spalle e pochi atti concreti”.

“Abbiamo chiesto di farci sapere a che punto è il confronto Stato-Europa sulle concessioni demaniali marittime – ha proseguito Scajola -. Ad oggi ci risulta che questo tavolo non sia stato ancora aperto. Questo è abbastanza preoccupante. Molti indicano l’Europa come responsabile, ma tu con l’Europa devi dialogare, confrontarti, chiedere e ottenere. Se i nostri governi lo avessero fatto prima il problema sarebbe risolto. Chiediamo un intervento netto da parte del Governo”.

C’è poi un’altra battaglia connessa alla vicenda Bolkestein, quella sul canone minimo a 2.500 euro fissato dal precedente governo. “Ad oggi l’attuale governo vuole confermare questo canone. Non è giusto perché rischiamo di mettere in ginocchio associazioni di volontariato associazioni sportive che per un minimo spazio demaniale pagavano 300 euro annui – accusa Scajola -. Potete immaginarvi quante realtà sportive, sociali, dilettantistiche di volontariato non potranno reggere e quante attività commerciali rischiando di pagare allo stato questi canoni rischiano di non poter aprire. Speriamo che il governo non dia questa coltellata a tante realtà che sarebbero messe in ginocchio”.

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