15 ANNI di "incompiute" e di annunci mai avverati: li sognavamo nel 2006, sono chimere ancora oggi - IVG.it
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15 ANNI di “incompiute” e di annunci mai avverati: li sognavamo nel 2006, sono chimere ancora oggi

Dal raddoppio ferroviario alla Albenga-Carcare-Predosa, dall'Aurelia Bis di Savona alla depurazione del ponente: quante cose immaginavamo nel 2006 e non si sono mai avverate

Savona. Ogni anno trascorso ci lascia inevitabilmente qualcosa, in positivo o in negativo. E, di contro, ogni anno nuova che arriva è accompagnato da sogni, speranze e obiettivi. Ne sono passati ben 15 da quel 2006, che oggi appare così lontano, in cui IVG – Il Vostro Giornale, faceva la sua comparsa nel mondo del giornalismo digitale.

E allora ai nostri lettori chiediamo uno “sforzo”: provare a ricordare come, nel 2006, “immaginavamo” sarebbe stata la nostra provincia nel 2021. Gli annunci dell’epoca, le grandi opere che sembravano ormai imminenti. E che invece, a 15 anni di distanza, sono ancora una chimera.

In questi anni, IVG ha cambiato pelle in svariati modi, sia in termini grafici che per quanto riguarda i membri della “squadra” ma alcune cose sono rimaste immutate, come alcune grandi opere e interventi, alcuni dei quali annunciati, anche prima nel 2006, e non ancora realizzati nel 2021. Abbiamo scelto di ricordare i più eclatanti o significativi.

RADDOPPIO FERROVIARIO

Se ne parla addirittura dagli anni ’50. I lavori della Genova-Ventimiglia iniziarono pochi anni dopo il 1850. Raggiunse, poi, su un binario unico, Savona, nel 1868, e Ventimiglia, nel 1872. Le prime opere inerenti il raddoppio iniziarono negli anni ’30, nella tratta genovese e lungo la tratta Albenga-Loano e Ventimiglia-confine. Ma i lavori, ripresi nel dopoguerra, non sono ancora conclusi nel percorso Andora-Finale Ligure.

A fine 2016, non senza intoppi, è stato inaugurato il raddoppio Andora-San Lorenzo, mentre il raddoppio Andora-Finale è rimasto fermo, impantanato tra la ricerca di fondi, discussioni su spostamento a monte ed eventuale potenziamento delle linea a mare e burocrazia.

Arriviamo così ai giorni nostri: a gennaio di quest’anno, il progetto, dopo essere stato inserito tra le priorità nella nuova programmazione del Ministero #italiaveloce, è entrato dalla porta principale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presentato dal Consiglio dei Ministri nell’ambito delle opere infrastrutturali prioritarie oggetto di finanziamento nel Recovery Plan: costo stimato di 1.540 mln euro, un fabbisogno finanziario di 1.274 mln euro e fine dei lavori prevista per il 2025. L’11 marzo 2021, proprio pochi giorni fa, le commissioni parlamentari hanno detto “sì” al commissariamento dell’opera.

Il progetto prevede la realizzazione del raddoppio della tratta Andora – Finale dell’estesa di km 31,4, di cui 25 in galleria, completamente in variante rispetto al tracciato attualmente in esercizio. Nell’ambito del progetto è compresa anche la realizzazione della nuova stazione di Albenga e delle fermate di Alassio (in galleria), Borghetto, Ceriale e Pietra Ligure.

Oltre alla stazione di Albenga (a monte della frazione Bastia), dunque, sono previste tre fermate: Alassio (sotterranea, sotto allo svincolo dell’Aurelia Bis), Borghetto Santo Spirito (vicino al casello autostradale) e Pietra Ligure (al confine con i comuni di Tovo San Giacomo e Giustenice). Rimarranno solo 4 stazioni, al posto delle attuali 8. Nello specifico, a Ceriale, Loano, Laigueglia e Borgio Verezzi (i 4 paesi che perderanno la stazione) non sarà possibile realizzare le stazioni perchè il treno passerà completamente in galleria, distante dai centri abitati.

Attualmente la linea Genova – Ventimiglia, lunga circa 147 km, presenta tratte a doppio binario (Genova-Finale Ligure, Loano-Albenga, S. Lorenzo-Ventimiglia) pari a 103 chilometri e a semplice binario (Finale Ligure-Loano, Albenga-Andora, Andora-S. Lorenzo) complessivamente per 44 chilometri.

La linea interessa diversi comuni, in particolare: Finale Ligure, Borgio Verezzi, Tovo San Giacomo, Giustenice, Pietra Ligure, Loano, Borghetto Santo Spirito, Ceriale, Albenga, Villanova d’Albenga, Alassio, Laigueglia Andora.

AURELIA BIS DI SAVONA

I primi progetti risalgono al 2001, con l’apertura dei cantieri nel 2013 per la realizzazione di questa importante variante che dovrebbe collegare il comune di Albisola Superiore con il Centro di Savona, consentendo una migliore viabilità ed un alleggerimento del traffico. 

A gennaio 2015 è stata ultimata la galleria Basci, mentre a luglio 2018 la talpa ha finito la galleria dei Cappuccini. Ad oggi, è già stato realizzato l’81% del progetto, ma la richiesta di concordato preventivo fallimentare formulato dalla società appaltatrice nel 2019 ha imposto un duro stop ai lavori, seguito da disagi per i cittadini a causa dell’ingombrate presenza del cantiere in città. A giugno 2020 era stato poi confermato che entro la fine dello stesso anno sarebbe stata bandita la gara per la realizzazione dei lavori mancanti. Siamo a marzo 2021 e la nuova dead line per la gara è stata nuovamente posticipata a giugno di quest’anno.

BRETELLA ALBENGA-CARCARE-PREDOSA

Ancora più dibattuta in questi anni l’ipotesi di creare una bretella autostradale tra il territorio ingauno (con partenza da Albenga o Borghetto) e l’entroterra, nello specifico Carcare con un eventuale collegamento fino a Predosa. L’idea di fondo nasce da due obiettivi distinti ma collegati: creare un collegamento tra il basso Piemonte (appunto da Predosa) e Carcare, per alleggerire il traffico pesante verso il Piemonte, evitando di dover arrivare fino al raccordo di Voltri, e uno tra Carcare e la Riviera di Ponente per evitare che le continue code sulla A10 possano definitivamente disincentivare i flussi turistici dal nord Italia.

Le ipotesi di tracciati, le obiezioni e le idee alternative si sono susseguite più volte nel tentativo di individuare la migliore soluzione. C’è chi ha teorizzato una Albenga-Garessio-Ceva, chi ha disegnato un percorso che tocca Calizzano o Bardineto, ma la più gettonata è appunto la Borghetto-Predosa: il tracciato costeggerebbe Verzi (Loano), attraverserebbe borgata San Lorenzo (Giustenice), raggiungerebbe la Val Pora e (con una galleria) passerebbe sotto il Colle di San Giacomo. Da lì interesserebbe Ponte sul Passo (Orco Feglino), Pallare, Mallare, Carcare e Millesimo. Sarebbero necessari 66 km di gallerie, per una spesa presunta che oscillerebbe tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro (di cui 220 milioni già spesi per lo studio di fattibilità). Anche qui, insomma, il problema sono i soldi: la cifra è imponente, da Roma non sono arrivati segnali concreti e le concessionarie fino ad ora non hanno reputato interessante l’investimento (che potrebbe essere ammortizzato solo nell’arco di molti anni).

Si arriva a novembre 2020, quando il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ha annunciato i progetti strategici da finanziare con il Recovery Fund (22,4 miliardi di euro): nel savonese tali fondi sono stati indirizzati a importanti infrastrutture, tra cui proprio la bretella Albenga-Carcare-Predosa.

PORTICCIOLO MARGONARA E TORRE FUKSAS

Questo, più che una “incompiuta”, è un progetto ormai definitivamente tramontato. E che invece nel 2006 era al centro del dibattito, apparentemente destinato a concretizzarsi nonostante le polemiche. Un porticciolo turistico all’altezza della Margonara, con al centro una torre (progettata dall’architetto Fuksas) che sarebbe diventata un po’ un simbolo per chi arrivava in città da Albissola. D’altronde erano gli anni in cui si svelava concretamente alla città un’altra torre, all’epoca chiamata anch’essa col nome del suo progettista: Torre Bofill, poi diventata “Filodacqua”, e più nota in città come “grattacielo di vetro della Darsena” (anche se il catalano Ricardo Bofill a proposito delle sue proporzioni era stato chiaro: “Non è un grattacielo, è un campanile”).

Il progetto preliminare risaliva a pochi anni prima, dopo che la “Porticciolo di Savona-Albissola Marina s.r.l.” si era aggiudicata il bando pubblico dell’Autorità Portuale del giugno 1998. Quel progetto, poi, si è arenato davanti a diversi ostacoli: le polemiche sulla forma della torre (considerata “fallica” da alcuni), le proteste sul versante ambientale. Stroncato da una delibera regionale, il progetto decadde ufficialmente nel marzo 2011; quattro anni dopo, però, il Consiglio di Stato diede ragione a Gambardella. Che annunciò battaglia, dichiarando di essere intenzionato a proseguire dopo 18 anni di lotte. Ma il treno, ormai, era passato. E quella torre “a banana” è rimasta solo un modellino.

ALTRE OPERE E PROGETTI

Purtroppo (per noi), di progetti nati e morti, o mai decollati, o sempre vagheggiati ma mai realizzati è piena la storia d’Italia. E, di conseguenza, nostra. A Pietra Ligure gli ex cantieri Rodriquez attendono ancora di risorgere, e ci sono adulti che aspettano sin da bambini di attraversare il tanto agognato ponte sul Maremola. A Finale Ligure sulle aree Piaggio deve ancora iniziare una riqualificazione prevista da un primissimo accordo di programma siglato già nel 2008. A Ceriale a “chiedere aiuto” è l’area T1, al centro di una lunga vicenda giudiziaria. Sono quasi tutti progetti che coinvolgono società e privati, non amministrazioni comunali, ma è chiaro che rivestono comunque un importante interesse collettivo per le comunità che risiedono in quelle aree.

E ancora oggi si parla di depurazione del ponente, un processo che prosegue a piccoli passi tra mille difficoltà legato alla realizzazione (chissà quando) del servizio idrico integrato per il savonese, con riferimento ad acqua pubblica e depurazione: dalla Val Maremola fino ad altri comuni si è ancora in attesa di vedere realizzate le opere di collegamento al depuratore consortile di Borghetto Santo Spirito, un ritardo davvero biblico.

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