Vaccino Covid per medici e infermieri: le ragioni di chi dice sì, chi è no vax e chi vuole solo Johnson&Johnson - IVG.it
Bianco, nero e grigio

Vaccino Covid per medici e infermieri: le ragioni di chi dice sì, chi è no vax e chi vuole solo Johnson&Johnson

Ecco le posizioni degli operatori sanitari che spiegano le motivazioni della loro decisione, tra paure, convinzioni e fiducia nella scienza

Savona. Chi lo rifiuta, chi ne attende un altro e chi lo ha già fatto. Anche tra gli operatori sanitari, così come tra tutti gli italiani, ferve il dibattito: non tutti sono favorevoli al vaccino contro il Covid-19. Su di loro da qualche settimana si sono accesi i riflettori, in Liguria soprattutto dopo il cluster al San Martino, e c’è chi propone di renderlo obbligatorio o di licenziare coloro che lavorano in ambito sanitario e decidono di non ricevere la loro dose.

Ne sono un esempio le parole del presidente Giovanni Toti che prima aveva proposto una legge regionale e poi il demasionamento per il personale sanitario che ha deciso di non vaccinarsi. Duro anche Bassetti, che pochi giorni fa ha dichiarato: “Fuori dagli ospedali i sanitari che non si vaccinano”. A tal proposito era intervenuta anche l’Inail affermando che in caso di contagio sul lavoro, il risarcimento per l’infortunio è garantito anche a chi rifiuta il vaccino.

Le posizioni sono diverse e contrastanti, quindi abbiamo chiesto ai diretti interessati quali sono le motivazioni che li hanno portati allo loro decisione. Per tutelarne la privacy useremo nomi di fantasia, ma per dovere di cronaca confermiamo di conoscerne l’identità e garantiamo che sono tutti operatori sanitari savonesi che lavorano in ospedale.

Il medico “pro vax”: “Unica via d’uscita, fiducia nella scienza”

Tra gli operatori sanitari la maggior parte è favorevole al vaccino, anzi ha già ricevuto la prima e la seconda dose. “Pur comprendendo le paure e le perplessità, spesso anche alimentate da una cattiva informazione, ritengo sia l’unica via d’uscita da questa situazione e bisogna vaccinarsi – dichiara Giulio, medico di un ospedale del savonese –  Come tutte le cose che sono nuove, inaspettate e non conosciute, possono fare paura e spaventarci, ma in questo momento storico, è opportuno affidarci più che mai a quello che la comunità scientifica ci suggerisce e a quelle che sono le evidenze scientifiche in nostro possesso”.

“Sono stato tra i primi a vaccinarmi, mi è stato somministrato il Pfizer – racconta – Non ci sono differenze tra i vari farmaci, a parte il fatto che alcuni siano monodose e non prevedono il richiamo. Tutti i vaccini hanno avuto lo stesso percorso a livello di sperimentazione. Se la preoccupazione riguarda le incognite legate a possibili complicanze a medio-lungo termine, per nessuno di questi vaccini c’è la possibilità di saperlo visto che i tempi sono stati brevi, ma ci sono comunque ampie garanzie di sicurezza”.

E sul caso AstraZeneca, il medico commenta: “Credo sia stato ampiamente dimostrato che non ci sia correlazione tra gli episodi di complicanze tromboemboliche e la vaccinazione. Per altro dall’analisi dei dati, si evidenza che l’incidenza di patologie tromboemboliche nei soggetti già vaccinati con il vaccino inglese è inferiore a quella che generalmente è la media nelle stessa fascia età. Ritengo si possa stare tranquilli, personalmente se non fossi ancora vaccinato e mi venisse proposto, non avrei nessuna remora a fare il vaccino AstraZeneca”.

Infermiera “no (Covid) Vax”: “Non siamo untori, troppi interrogativi e confusione”

La posizione più criticata e osteggiata, soprattutto dalle istituzioni: l’infermiera “no vax”, o meglio “no Covid Vax”. “Ho fatto tutti i vaccini, perché ho deciso di rifiutare quello contro il Coronavirus? Credo nella scienza, ma non nella politica, gli interrogativi sono troppi” dice Cristina che dallo scoppio della pandemia lavora nei reparti Covid.

“La sperimentazione è stata troppo veloce, di solito ci vogliono anni per testare un vaccino. E in questo momento la confusione regna sovrana con disposizione che cambiano da un giorno all’altro. Prendiamo l’esempio di chi ha già contratto il Covid: prima si diceva che non doveva farlo, poi si è deciso per la somministrazione di entrambi le dosi e ora, se entro sei mesi dalla guarigione, una sola”.

“Tanti sono i dubbi – continua – non conosciamo in modo certo quale sia la copertura e nemmeno se possano esserci effetti a medio-lungo termine. Sia a livello sperimentale che ora, i test sono stati sbrigativi e fallaci. Nessuno dei miei colleghi vaccinati ha fatto dei controlli sierologici sullo sviluppo degli anticorpi, non c’è la certezza che il vaccino copra al 100% e soprattutto serve solo per ridurre i sintomi e non la virulenza: quindi è utile solo a chi potrebbe riscontrare sintomi gravi, che le statistiche dicono sia circa il 20% dei positivi. Inoltre chi è vaccinato può contrarre il virus e trasmetterlo, essendone però portatore sano. Mi chiedo, dunque, perché la ricerca non si concentri su un vaccino che riduca la trasmissibilità e su un farmaco che possa permettere alle persone di guarire: ora le stiamo solo aiutando, non esiste una cura vera e propria”.

“Ovviamente la mia è una scelta personale – sottolinea – a chi mi chiede consiglio, spiego le mie motivazioni senza cercare di convincere nessuno. Mio papà ad esempio ha deciso di non farlo, al contrario mia mamma quando sarà il suo turno si vaccinerà”.

E poi conclude: “Noi infermieri e operatori sanitari siamo costantemente tamponati e lavoriamo con tutte le protezioni e i dpi necessari che proteggono noi stessi e i pazienti, non siamo degli untori se decidiamo di non vaccinarci”.

Vaccino? Sì, ma solo il Johnson&Johnson

Tra il bianco e il nero, però, c’è anche il grigio, ovvero coloro che vogliono vaccinarsi ma solo con uno specifico farmaco, in questo caso il Johnson&Johnson. Perché? “E’ un vaccino monodose – spiega Carlo, un infermiere savonese – e per questo è maggiormente consigliato a chi ha delle allergie o delle problematiche. Voglio vaccinarmi, ma ho una mente pensante e devo essere libero di decidere quale vaccino preferisco. Il fatto che l’Ema abbia dichiarato di voler modificare il bugiardino dell’Astrazeneca è grave e preoccupante: essendo del mestiere e conoscendo come funziona, mi ha fatto nascere numerosi interrogativi”.

Sull’attacco ricevuto dalle istituzioni e dall’opinione pubblica, Carlo commenta: “Al contrario di altre categorie, come chi lavora nei supermercati che è continuamente a contatto con centinai di persone e ha come unica protezione la mascherina, noi sanitari si sottoponiamo ogni settimana al tampone e indossiamo tutti i dispositivi di sicurezza. Ma non solo, per precauzione stiamo attenti il più possibile ad avere meno contatti nella nostra vita quotidiana. E proprio la riduzione dei rapporti con amici e parenti è tra le maggiori cause di stress degli operatori sanitari in questo momento. Io ad, esempio, sono sposato con un’infermiera, per ridurre la possibilità di contagio ho deciso di vivere in un’altra abitazione in modo da non essere in contatto con mio figlio e gli anziani che vivono con noi”.

Infine una riflessione sulle dichiarazioni di Bassetti: “Mi piacerebbe incontralo – afferma Carlo – per discutere su questo aspetto. Le sue parole sono superficiali e arroganti. Noi infermieri non siamo manovalanza, ragioniamo con la nostra testa e abbiamo il diritto di scegliere. Dire che devono essere mandati via dagli ospedali i sanitari che rifiutano il vaccino, non fa altro che caricarli di ansia e stress e creare delle discordie nell’equipe. Ricordiamo che anche tra coloro che non vogliono vaccinarsi ci sono infermieri che donano il plasma e cercano di aiutare, non siamo degli untori anche perché non fare il vaccino non significa disseminare il virus, anche facendolo si avrebbe una parziale copertura e non si sa nemmeno per quanto tempo” conclude.

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