Vaccino Covid, minoranze in Regione: "Quasi 90 mila dosi non utilizzate. Il piano è da rifare" - IVG.it
Fallimento

Vaccino Covid, minoranze in Regione: “Quasi 90 mila dosi non utilizzate. Il piano è da rifare”

Le proposte dei gruppi di opposizione durante il Consiglio regionale straordinario

Liguria. “Un vaccino su tre non ancora somministrato. Vaccinazioni sugli over 80 che non termineranno prima di maggio. Fragili e disabili presi in carico solo da pochi giorni, mentre in altre regioni la campagna procede da più di un mese. Medici di famiglia coinvolti tardivamente, con ritardi nell’impostazione. E l’avvio della nuova campagna stenta a decollare, tra mancanza di personale e incertezza sui nuovi centri diffusi. Mentre il presidente di regione e assessore alla sanità Giovanni Toti dichiara i risultati eccelsi della sua campagna di vaccinazione, i risultati reali sono sotto gli occhi di tutti: 88.522 dosi di vaccinazione consegnate e non utilizzate che ci portano ad essere la penultima regione d’Italia, fanalino di coda del Paese”.

A dichiararlo è il capogruppo del Partito Democratico in consiglio regionale Luca Garibaldi che annuncia le proposte che il suo partito presenterà nel consiglio regionale straordinario di oggi pomeriggio. “Questo è il quadro della campagna di vaccinazione – continua – messa in campo da Regione Liguria. Una serie di annunci, a cui fanno seguito confuse e contraddittorie indicazioni. 11 mila vaccini da recuperare le prenotazioni di AstraZeneca, in due settimane, accumulando ritardi su ritardi. Un piano da rifare completamente, anche chiedendo il supporto della struttura commissariale nazionale del Generale Figliolo in Liguria, perché tra personale e logistica la nostra Regione non può permettersi ulteriori ritardi”.

“Abbiamo depositato diverse proposte di intervento sulla campagna di vaccinazione, per rivedere il piano. Una campagna che può essere recuperata con diverse azioni. Sono necessari “una revisione del piano di vaccinazione (rafforzamento del personale, chiarezza sugli scenari e i punti di vaccinazione, date certe per ogni categoria, riprogrammazione della campagna over 80 e dei soggetti più fragili, per accelerare le vaccinazioni); canale prioritario per ultrafragili, disabili e caregiver, da inserire subito nella campagna; misure di potenziamento della campagna (trasporto sanitario per i soggetti con difficoltà di movimento, convenzioni con l’associazionismo per individuazione dei luoghi da trasformare in punti di vaccinazione, accordi per le pubbliche assistenze per l’allestimento delle sedi, a partire dai defibrillatori); introduzione delle ‘liste di riserva’ giornaliere per ogni centro vaccinale, per far sì che, nel caso di disdette, nessuna dose venga sprecata”.

E ancora, “una campagna capillare di informazione sull’importanza delle vaccinazioni, per rafforzare l’adesione, comprensiva di numeri verdi dedicati e misure specifiche per il recall di coloro che non hanno finora aderito; la definizione di un protocollo d’intesa per far nascere punti di vaccinazione nei luoghi di lavoro; la sperimentazione della prima dose a tutti, per accelerare la campagna, senza per forza tenere accumulate dosi di vaccino, come già avvenuto in Regno Unito e Israele; il rafforzamento dei vaccinatori, coinvolgendo anche gli specializzandi nell’organizzazione; la garanzia che anche gli studenti di medicina e di scienze infermieristiche possano ricevere il vaccino per poter poi essere maggiormente inclusi nella campagna di vaccinazione; la richiesta di una normativa nazionale per l’obbligo di vaccinazione per gli operatori sanitari”.

“La campagna di vaccinazione è la principale strada che ci porta alla risoluzione della crisi sanitaria. La Liguria sta fallendo l’appuntamento e i numeri lo stanno dimostrando, purtroppo. La regione più anziana d’Italia che non riesce a vaccinare i propri anziani. Mentre in altre realtà questo funziona molto meglio, probabilmente anche perché tra tutte le altre Regioni d’Italia siamo la sola in cui il presidente è anche assessore alla sanità, riuscendo a ricoprire male entrambi i ruoli. Servono proposte radicali che correggano ritardi ed errori gravi, che ci fanno essere tra le ultime regioni d’Italia” conclude.

“Avete vinto voi. Lo ripetete in continuazione. Questo onere e onore comporta delle responsabilità. La più grande, quella della gestione della pandemia. Il presidente Toti continua con la sua narrazione e forse è riuscito a nascondere come stanno andando davvero le cose; questo anche grazie a un’informazione ampiamente finanziata dalla Regione. Ma la realtà è che la Liguria è al secondo posto in Italia per letalità del virus, cioè per rapporto tra persone malate e persone decedute. Nelle nostre città si sono registrate proporzioni doppie, talora triple rispetto ad altre regioni italiane. Insomma, i liguri sono stati curati peggio di altri. Sono morti di più. Questi sono fatti, non basta colonizzare gli studi televisivi con qualche epidemiologo ligure per cancellarli” aggiunge il consigliere Ferruccio Sansa.

“La Liguria per molti mesi è stata ben sotto la media nazionale per tamponi effettuati rispetto alla popolazione. “Toti è anche assessore alla sanità. Doppia, tragica, responsabilità. Da mesi noi dell’opposizione abbiamo denunciato quanto questa sua decisione fosse pericolosa. E si sta rivelando per quel che è: una strategia per smantellare e privatizzare la sanità della nostra Regione. Gli ultimi tasselli si stanno componendo in questi giorni: la decisione di coinvolgere i privati nella campagna vaccinale, la scelta di affidare la gestione di alcuni ospedali, come il Felettino della Spezia, anche ai privati. Il rischio che si corre è che in nome dell’emergenza vengano definitivamente sancite scelte strategiche che cambieranno la sanità ligure per decenni”.

DATI SANITÀ TOTI E DATI COVID LIGURIA – “Dove ci ha portato la sua gestione della sanità? I dati parlano chiaro. Siamo agli ultimi posti nel Nord Italia per la mobilità sanitaria con un debito di 71 milioni. Siamo tra le poche regioni del Nord in cui i numeri della fuga dei pazienti non sono migliorati. Abbiamo i maggiori costi per abitante e il peggior rapporto tra crediti e debiti con un saldo di meno 76 milioni nel 2019. Siamo nei posti di coda al Nord per i Lea, i livelli essenziali di assistenza. Siamo tra le regioni peggiori per le informazioni fornite sulle liste d’attesa. Siamo tra le peggiori regioni per l’informatizzazione del sistema sanitario. Questa situazione ha creato le premesse perché nascessero e sopravvivessero clientele, nicchie di potere. Questa è premessa alla tragedia covid”, spiega Sansa.

“Ieri sera la Liguria era penultima in Italia per vaccini somministrati in rapporto a quelli ricevuti: appena il 70,4 per cento del totale. Sta peggio di noi soltanto la Sardegna che, però, era in zona bianca. In Puglia invece siamo all’85 per cento, in Valle d’Aosta all’89,5 e in provincia di Bolzano all’89,6. La Liguria è sotto la media nazionale anche per ultraottantenni che hanno ricevuto almeno la prima dose di vaccino, appena il 42,4 per cento, nonostante la Liguria abbia la popolazione più anziana d’Italia. Agli ultimi posti, sedicesimi, per numero di insegnanti vaccinati: eravamo al 2 per cento quando in Toscana già si toccava il 70 per cento”.

LE PROPOSTE DELLA LISTA SANSA – “Da qui le nostre proposte: chiediamo che sia invertito il meccanismo di prenotazione delle vaccinazioni, cioè che non siano i cittadini a dover contattare l’autorità sanitaria, ma avvenga il contrario, come in altre regioni; chiediamo che i medici non siano più utilizzati come centralinisti per prenotare gli esami, ma che invece si possano interamente dedicare al loro compito: assistere i malati; chiediamo, come ci hanno segnalato medici e operatori sanitari; che si utilizzi un sistema operativo efficace e non quello realizzato da Liguria Digitale che ha provocato tanti ritardi e disguidi; chiediamo che la Regione si adoperi per riconoscere l’infortunio sul lavoro ai medici che muoiono di Covid e che sia fornita un’assicurazione ai medici che si offrono volontari per somministrare il vaccino; che sia istituito subito un registro di emergenza dei cittadini che si dichiarano disponibili a essere contattati in tempo reale per ricevere il vaccino al posto di chi rinuncia; che, approfittando del periodo di zona rossa legato alla Pasqua e a un auspicato calo dei contagi, si riprenda subito un lavoro di tracciamento; che siano ricompresi tra i soggetti fragilissimi anche alcune categorie non adeguatamente tutelate, come i sieropositivi; che sia garantito un servizio di tamponatura e di vaccinazione anche per gli stranieri sprovvisti di tessera sanitaria che soltanto a Genova sono oltre 15mila. Questo per garantire la loro salute, ma anche per evitare che possano contagiare migliaia di persone. Chiediamo che sia fornita assistenza sanitaria contro il Covid agli stranieri soli e disperati che passano per Ventimiglia; che la Regione si adoperi per rivedere i criteri del consenso informato che altrimenti rischiano di escludere dalla vaccinazione le donne in gravidanza e quelle che allattano”.

“Di fronte a loro e a chi si ammalerà noi sentiamo una responsabilità tremenda: dobbiamo fare tutto il possibile per onorare la memoria di chi è morto, non con cerimonie che costano decine di migliaia di euro, ma con azioni concrete. Dobbiamo provare a salvare chi sta male”, conclude Sansa.

Sono poi intervenuti gli altri capigruppo di minoranza.

Gianni Pastorino (Linea Condivisa) ha dichiarato: “La Liguria non si trova in una situazione di certezza. Pur tenendo presente la questione del mancato approvvigionamento a livello nazionale – ha detto – ci sono Regioni che sono comunque più avanti della Liguria nella campagna di vaccinazione”. Il consigliere ha denunciato di ricevere ogni giorno richieste di informazioni dai cittadini: “Rilevo un’enorme fatica ad aderire ad alcune richieste che in altre Regioni sono state già soddisfatte” e ha citato, fra gli altri, anche i casi di quanti sono affetti da malattie rare. “C’è una situazione in tutto il Paese – ha ammesso – a macchia di leopardo, ma in nessuno dei diversi aspetti la Liguria è mai al vertice. Sembra – ha aggiunto – ci siano anche difficoltà di natura burocratica” e ha sottolineato la carenza nell’utilizzo di strumenti tecnologici in grado di avere una mappatura tempestiva e certa della popolazione da sottoporre al vaccino.

Fabio Tosi (Mov5Stelle) ha dichiarato: “Questa seduta è stata richiesta perché molti cittadini ci hanno segnalato molti  dubbi. Fin dall’inizio della legislatura ci siamo impegnati a essere propositivi – ha aggiunto –  e a contribuire per superare errori e difficoltà, ma abbiamo bisogno che la maggioranza ci ascolti senza preconcetti”. Il consigliere ha sottolineato la necessità di sconfiggere in modo compatto il virus. “La campagna vaccinale è tutt’altro che soddisfacente – ha obbiettato – la Liguria continua essere fanalino di coda in Italia, i dati ufficiali del 20 marzo confermano che la nostra Regione fa meglio solo di Calabria e Sardegna. Sappiamo che non è una gara, ma – ha domandato – perché siamo fermi a poco più del 70% delle dosi somministrate rispetto a quelle disponibili?”.  Tosi ha rilevato, fra l’altro, la necessità che i pazienti “ultra vulnerabili” siano sottoposti alla vaccinazione negli istituti o ambulatori nei quali sono già in carico.  Tosi ha chiesto, infine, quante persone finora hanno disdetto la prenotazione per la somministrazione di Astra Zeneca.

Nella successiva discussione generale nella seduta del mattino sono intervenuti Sergio Rossetti (Pd-Articolo Uno), Roberto Arboscello (Pd-Articolo Uno), Paolo Ugolini (Mov5Stelle) e Roberto Centi (Lista Ferruccio Sansa Presidente).

Rossetti ha rilevato la situazione dei malati psichiatrici e dei i malati affetti da patologie rare, gli educatori professionali a domicilio dei disabili, che verrebbero trascurati nella programmazione vaccinale. Rossetti ha chiesto, nel merito, proposte specifiche dal presidente Toti. “La comunicazione della giunta – ha aggiunto – è stata compulsiva” e ha sottolineato la mancanza di programmazione per la somministrazione dei vaccini. Il consigliere ha chiesto a Toti di nominare un commissario alla sanità.

Arboscello ha rilevato: “Le carenze sono vastissime e non basta lo scaricabarile – ha detto riferendosi alle accuse di Toti al Governo –  per nascondere un disastro evidente”. Secondo il consigliere la giunta avrebbe dimostrato incapacità nel gestire la situazione di emergenza. “La situazione – ha aggiunto – è difficile, tuttavia i conti non tornano e lo specchio della situazione ligure è nel confronto con i numeri delle altre Regioni” e ha denunciato che ci sono ancora over 80 e operatori sanitari che non sono stati vaccinati.

Ugolini ha ricordato che attualmente è stato somministrato il 70% delle dosi a disposizione denunciando che molte categorie non sono state ancora sottoposte all’antidoto. Il consigliere ha rilevato: “Il sistema è entrato in crisi, in quanto è sbilanciato nella sua parte pubblica, e per la sua insufficienza per quanto riguarda la carenza di personale e di posti letto”. Il consigliere, dopo avere sottolineato alcuni limiti della campagna vaccinale, ha auspicato da parte della maggioranza un’attenzione alle istanze della minoranza.

Centi ha focalizzato l’attenzione su un aspetto: “In questo un momento ci rendiamo conto quanto la gravità del problema dei brevetti incida non solo sull’Europa perché i costi sono enormi. Esiste uno scontro geopolitico sui vaccini – ha aggiunto – ed è, dunque, evidente che dobbiamo interrogarci anche su questo tema. Questo scontro ci riguarda direttamente perché tocca i nostri cittadini e, in particolare, i più deboli, c’è una sorta di sovranismo vaccinale”. Secondo il consigliere questa situazione rischia di provocare il fallimento della campagna vaccinale.

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