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Titanio sul Tarinè, il geologo: “Giacimento da 25 miliardi di dollari”

Secondo l'esperto "il problema politico risiede proprio in un mancato approccio approfondito dei vari stakeholders"

Urbe/Varazze. Un giacimento da 23 milioni di tonnellate, del valore complessivo (secondo le valutazioni di gennaio 2020) di ben 25 miliardi di dollari. Sono questi i due numeri più rilevanti, e non solo per l’enormità delle cifre, del giacimento di titanio del Monte Tarinè secondo Diego Minuto, geologo che danni lavora come consulente all’estero.

Il tema è tornato d’attualità nell’ultimo periodo, dopo la decisione della Regione di concedere l’autorizzazione alla ricerca mineraria. Scelta che ha scatenato reazioni dal mondo politico e dei comitati territoriali.

Lavorando in Canada, Canada, Svezia, Tajikistan, Brasile e molti altri paesi, Minuto ha avuto contatto “con realtà ingegneristiche impegnate anche pesantemente nell’ambito minerario” ed è perciò più che qualificato, al di là delle competenze accademiche, per analizzare la situazione del giacimento che tanto ha fatto e sta facendo discutere nel savonese ed in tutta la Liguria.

“Nel 2013 con l’ingegner John Elder, un esperto in tecnologie dello sfruttamento delle risorse di titanio a livello globale della società di ingegneria Hatch in Canada, discutemmo della enorme potenzialità mineraria del giacimento di rutilo presso il Monte Tarinè – racconta il geologo – Curiosità era quella di capire il perché una nazione con scarse risorse minerarie di interesse mondiale come l’Italia non avesse mai affrontato in modo avanzato l’argomento. Difficile spiegare ad un esponente del pragmatismo anglosassone la commistione di lentezze e superficialità di approccio, che in generale affligge la macchina economica (e politica) italiana”.

“Le conoscenze quantitative del giacimento sono legate allo specifico assetto petrografico delle rocce eclogitiche che oltre al rutilo contengono anche percentuali rilevanti di granati, pirosseni ed altri minerali. La composizione della roccia è di fondamentale importanza per una stima corretta della sfruttabilità, soprattutto in termini di tecnologie industriali di trattamento, consumo energetic , effettivo recupero del minerale ‘prezioso’, senza dimenticare ovviamente l’impatto ambientale di una operazione mineraria con riferimento anche alle condizioni geotecniche ed idrogeologiche”.

“La letteratura mondiale stima una percentuale media di rutilo (con contenuto in TiO2 a circa il 98 per cento) dell’ordine del 6-8 per cento. Ad oggi la potenzialità massima del giacimento è dell’ordine di 23 milioni di tonnellate di minerale utile su un totale di oltre 850 milioni di tonnellate di roccia ‘coinvolta’. Al prezzo (gennaio 2020) del mercato delle risorse minerarie di circa 1100 USD/ton si ottiene una valorizzazione di oltre 25 miliardi di dollari. Stimato un tempo di vita medio di qualche decade per un giacimento di questo tenore è facile comprendere la ricaduta economica probabile su tutto il nord Italia. Considerate le royalties allo Stato da parte di un credibile attore dello sfruttamento (le compagnie minerarie a livello mondiale dotate del know-how si contano sulle dita delle mani) e alle contropartite finanziarie ripagabili alle comunità locali (per una nuova vitalità economica) si può comprendere un possibile approccio, anche sotto il profilo della mitigazione ambientale, completamente differente da quello che suscita una reazione negativa in ognuno di noi. A maggior ragione in un momento di di crisi finanziaria senza precedenti negli ultimi decenni”.

“Lascia invece perplessi come oggi, ed è questo il vulnus della vicenda, sia dato spazio ad un soggetto proponente che, da facili riscontri, non appare dotato di credibilità tecnica in termini di ‘skills’ e capacità operative. Quindi il problema politico risiede proprio in un mancato approccio approfondito dei vari stakeholders che, in una prospettiva seria, dovrebbero affrontare invece l’argomento, attraverso studi di pre-fattibilità tecnica ed economica secondo standard avanzati (che solo investitori qualificati possono sostenere) in modo da rappresentare correttamente, nei pro e nei contro, davanti ai cittadini una opportunità (forse unica?) di risollevare l’economia ligure”, conclude Diego Minuto.

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