Preoccupazione

Titanio nel Parco del Beigua: “Autorizzazione rischiosa e tecniche di ricerca sbagliate”

Non si fermano le polemiche e le reazioni anche su forme e modalità del via libera regionale

Varazze/Urbe/Sassello. Non si fermano le reazioni, le prese di posizioni e le polemiche sulla ricerca per l’estrazione di titanio nel parco del Beigua, anche con riferimento a forme e modalità tecniche del documento relativo al via libera regionale.

“Leggiamo anche che il decreto 1211/2021 è stato “un atto amministrativo dovuto”… Ci chiediamo: dovuto a chi e perché? – chiede Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – Dovuto ad una compagnia che, a quanto ci risulta, non vede il rinnovo della concessione mineraria dal 1991 e la cui finalità è, appunto, aprire una miniera? Servono coerenza e atti concreti sulla vicenda che interessa l’Unesco Global Geopark del Beigua”.

“I responsabili del procedimento regionale che ha portato al parere positivo, aprendo alla ricerca di titanio per tre anni, ritirino la pratica e diano un segnale, questo sì di conforto, a tutta la comunità locale e alle associazioni che si sono mobilitate, raccogliendo 14.000 firme in meno di tre giorni – conclude Grammatico – Inoltre si avvii il percorso politico e tecnico amministrativo per evitare ambiguità e rendere coerenti tutti gli strumenti di pianificazione e tutela ambientale, al fine di evitare che siano rinnovate o autorizzate nuove ricerche e concessioni minerarie nelle aree protette e zone limitrofe”.

“No allo sfruttamento del parco del Beigua a scopi commerciali” dice Franco Floris, presidente nazionale di Accademia Kronos. “E’ importante continuare a tutelare le aree del comprensorio del Beigua. Quindi siamo fermamente contrari ad ogni eventuale iniziativa che prevede l’inserimento di una cava di titanio nel territorio dei due comuni. Accademia Kronos si oppone a qualsiasi attività che sia contraria alla vocazione turistica di quel territorio senza dimenticare che quell’area è definita dall’Unesco Global Geoparck”.

Dunque anche Accademia Kronos si schiera contro le esplorazioni per la ricerca del titanio sul monte Tarinè, nel parco del Beigua che è la più vasta area naturale protetta della Liguria. “Si tratta di una vera e propria perla che contiene un territorio incontaminato con valori paesaggistici unici che deve essere preservata” conclude Franco Floris.

“La ricerca sarà effettuata mediante strumento portatile per spettrofotometria XRF, una tecnica nemmeno troppo idonea per ottenere una stima quantitativa dei minerali e che presenta margini di errore rilevanti. Ma tant’è; in fondo è “solo” dal 1974 che si tenta progressivamente di mettere le mani su un giacimento di quasi 400 milioni di tonnellate di rutilo, seppure con la contrarietà della popolazione e delle istituzioni locali” rincara il geologo Alessandro Scarpati di “Liguria in Azione”.

“L’ammasso roccioso che contiene il titanio è una eclogite, ma ne contiene poco più del 5%. La lavorazione e l’estrazione del titanio pertanto comporterebbe la movimentazione di enormi quantità di roccia, apertura di fronti di roccia estesi e creazione di discariche, mentre il processo di lavorazione impiegherebbe grandi quantità di acqua e di energia elettrica. Inoltre le rocce presenti sul massiccio del Beigua, serpentiniti e serpentinoscisti, eclogiti e anfiboliti, sono classificate a rischio amianto in base alle normative vigenti. In particolare le eclogiti di tale area sono state segnalate come a rischio per la presenza di anfiboli classificati amianto ed in particolare laN crocidolite e l’attinolite in fasi fibrose, fortemente cancerogene”.

“La CET s.r.l. non è una università o un ente di ricerca e quindi non si capisce perché l’assessore Scajola parli di atto dirigenziale “dovuto”: pare infatti abbastanza chiaro che una tale iniziativa non sia finalizzata a scopi scientifici, ma piuttosto ad aprire una attività mineraria nell’area di pertinenza del Parco del Beigua, che avrebbe un impatto ambientale devastante non solo sul paesaggio e sulla biodiversità del Parco, ma anche sul turismo della costa, che come noto costituisce insieme al Parco un pacchetto turistico di rilevante importanza della nostra Regione” conclude Scarpati.

Sulla vicenda interviene anche il vicesindaco di Varazze Luigi Pierfederici: “Desidero tranquillizzare la cittadinanza in merito ad un tema tanto importante quanto attenzionato. L’amministrazione varazzina non è assolutamente vero che non si sia informata o attivata innanzitutto per capire prima di parlare. I contatti diretti tra le istituzioni ci sono stati e sono tutt’ora in corso. Ricordo, per chi se lo fosse dimenticato o per chi fa finta di non saperlo o ancora per chi lo ricorda solo come e quando fa comodo, che oltre al consigliere regionale Bozzano, molto attivo sul merito della vicenda, l’amministrazione varazzina ha un proprio rappresentante all’interno della Comunità del Parco del Beigua ovvero l’assessore Ambrogio Giusto, della quale ne è anche presidente. Ma non solo. Infatti l’ottimo rapporto che in anni di collaborazione e rispetto dei ruoli istituzionali si è venuto a creare con l’amico e sindaco del Comune di Sassello Daniele Buschiazzo ha fatto sì che tra i due Comuni ci sia stretta intesa anche in questa vicenda”.

“Ricordo ancora che lo stesso sindaco del Comune di Sassello è il presidente del Consiglio del Parco del Beigua la cui sede amministrativa, grazie a questa amministrazione, si è insediata proprio a Varazze, consolidando ulteriormente i rapporti tra l’Ente Parco e la Città di Varazze. Io stesso mi sono confrontato personalmente con il sindaco Buschiazzo anche in merito all’incontro da lui avuto ieri con l’assessore regionale Marco Scajola in merito alla vicenda”.

“Il sindaco, nel pieno rispetto dei ruoli istituzionali, mi ha prontamente aggiornato sull’esito positivo dell’incontro e sulla volontà di raggiungere obbiettivi comuni a tutela del territorio. Spiace, e mi permetto una chiusura con vena polemica, che come spesso accade si pensi prima a creare allarmismo, magari con la speranza di averne un ritorno politico, anziché informarsi tentando di far passare un “silenzio giornalistico” definito assordante come incuranza delle preoccupazioni della propria comunità, ciò non corrisponde al vero”.

“Ovviamente, pare quasi scontato dirlo, il Comune di Varazze farà la sua parte al fine di individuare la strada migliore e maggiormente condivisa per tutelare il nostro territorio in primis in collaborazione con l’Ente Parco vero sigillo di garanzia e di tutela ambientale” conclude il vicesindaco varazzino

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