Protezione del sito

Titanio del Beigua, depositata oggi l’interrogazione Pastorino-Fornaro (Leu) al ministro Cingolani

Per conoscere quali provvedimenti intenda adottare per non compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali del parco

Varazze. E’ stato depositato oggi al ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani l’interrogazione, a firma del deputato Leu Luca Pastorino e del capogruppo Leu alla Camera Federico Fornaro, per conoscere quali provvedimenti intenda adottare per “non compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati del Parco del Beigua”.

“Come annunciato nei giorni scorsi, la preoccupazione – afferma Pastorino – è legata all’apertura di un’area di estrazione del titanio nel parco. In particolare, nell’interrogazione chiediamo come si intenda evitare gli evidenti rischi ambientali derivanti dall’insediamento di attività che devasterebbero un’area protetta inestimabile per biodiversità e valori ecologici e paesaggistici”.

Non ultimo, si chiede di “garantire il diritto alla salute delle comunità interessate nell’ottica di uno sviluppo in armonia con l’ambiente” ma anche quali siano gli indirizzi politici nel settore minerario e i programmi nazionali di ricerca.

“Il nostro obiettivo – conclude Pastorino – è discutere quanto prima in aula questo tema”. Di seguito il testo integrale dell’interrogazione.

Al Ministro della Transizione ecologica – Per sapere – premesso che:
con il decreto dirigeziale 1211 del 2021, la Regione Liguria ha conferito alla C.E.T. (Compagnia Europea per il Titanio) il permesso di ricerca sulla terraferma di minerali solidi nel comprensorio del Beigua, ovvero la più vasta area naturale protetta ligure, classificata come “zona rilevante per la salvaguardia dei siti di importanza comunitaria”, che, per l’eccezionale patrimonio geologico presente, dal 2005 fa parte delle reti internazionali come geoparco europeo e mondiale e nel 2015 è stata riconosciuta come sito UNESCO ed inserita nella prestigiosa lista dei geoparchi globali;
sono diverse le voci che si sono levate contro questa decisine, sia da parte dei consiglieri di opposizione in consiglio regionale sia da parte delle associazioni ambientaliste, oppostesi predisponendo una petizione. Per Legambiente Liguria: «tutti gli impatti negativi dell’apertura di attività minerarie ricadrebbero nell’area Parco. Con la scusa della ricerca scientifica si verifica un precedente pericoloso, preludio ad una attività insostenibile per impatto ambientale»;
in prima linea a difesa del Parco c’è il suo presidente, Daniele Buschiazzo, che sottolinea come l’apertura di una miniera nel cuore della riserva determinerebbe anche problematiche legate alla dispersione dell’asbesto e allo smaltimento dei residui;
le origini della vicenda risalgono al 2015 quando l’azienda ha avanzato la prima istanza a Regione Liguria, respinta, per ottenere l’autorizzazione per poter effettuare una ricerca mineraria. Successivamente la C.E.T. aveva presentato ricorso però rigettato, il 19 febbraio 2020, dal T.A.R. che dichiarava: «La sottoposizione dell’area sulla quale si dovrebbe svolgere la ricerca mineraria a molteplici vincoli sia paesaggistici che ambientali è di tale pervasività che non residua nessuno spazio per intraprendere un’attività di ricerca che non essendo compiuta da un istituto scientifico ma da un’azienda estrattiva avrebbe avuto, come fine ultimo, l’estrazione di minerali attività certamente vietata dalle norme a tutela del Parco Regionale del Beigua che costituisce, per circa il 50 per cento l’area interessata alla concessione. Peraltro il restante 60 per cento interessa un “Sito d’Interesse Comunitario terrestre ligure” nel quale la priorità dichiarata è la conservazione»;
inoltre, la legge n. 394/1991 all’articolo 11 stabilisce che nei parchi sono vietate le attività e le opere che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati, non consentendo specificatamente «l’apertura e l’esercizio di cave, di miniere e di discariche, nonché l’asportazione di minerali», attività vietate anche dalla legge regionale n. 12/1995. Peraltro, intorno al Parco ci sono sia la zona a protezione speciale sia il Geoparco, aree in cui la stessa attività è proibita;
infine, si dovrebbe tenere in considerazione il fatto che le comunità locali da anni si oppongono a qualunque ipotesi di apertura di una miniera nel comprensorio del Beigua per evidenti rischi sanitari, infatti il minerale grezzo potenzialmente estraibile sarebbe solo il 6 per cento della roccia e il rimanente 94 per cento andrebbe in discariche molto estese da crearsi nelle vicinanze, con il rischio di andare a sollecitare la presenza di amianto, presente per il 10/15 per cento nelle rocce del giacimento -:
quali siano, con specifico riferimento ai permessi di ricerca e alle concessioni di coltivazione di minerali solidi e risorse geotermiche sulla terraferma, l’idirizzo politico nazionale nel settore minerario e i programmi nazionali di ricerca,
quali provvedimenti intenda adottare al fine di non compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati del Parco del Beigua, evitando gli evidenti rischi ambientali citati in premessa e derivanti dall’insediamento di attività che devasterebbero un’area protetta inestimabile per biodiversità e valori ecologici e paesaggistici, e garantire il diritto alla salute delle comunità interessate nell’ottica di uno sviluppo in armonia con l’ambiente.

FIRMA:
LUCA PASTORINO
FEDERICO FORNARO

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