Stop alle chiusure, la Rete delle partite Iva in piazza a Roma: "Pronti a riaprire dopo Pasqua" - IVG.it
Protesta

Stop alle chiusure, la Rete delle partite Iva in piazza a Roma: “Pronti a riaprire dopo Pasqua”

Una mobilitazione nazionale con una folta delegazione savonese e ligure

Liguria. L’esercito delle partite Iva si mobilita, la “nuova classe operaia” di questo millennio si è unita in una rete associativa, una iniziativa partita proprio dalla Liguria, da un gruppo WhatsApp, fino ad arrivare a livello nazionale con la costituzione ufficiale di una associazione.

Con questo spirito, di fronte all’emergenza Covid e alla pesante crisi economica legata alla pandemia e alle sue misure restrittive, parte una mobilitazione generale: in programma per il 6 aprile a Roma, in piazza di Spagna, una grande manifestazione organizzata dai responsabili nazionali di La Rete delle Partite Iva, PIN, Movimento Io Apro, MIO Italia, Lo Sport è Salute, Apit Italia.

Tema della protesta: “Tutti insieme contro le chiusure”.

Il giorno successivo, mercoledì 7 aprile, i ristoranti, bar, pub, pizzerie, palestre e tutte le categorie sportive apriranno le porte ai clienti. Afferma Marina Geirola, coordinatrice nazionale de “La Rete partite Iva”: “Saremo a Roma tutti insieme per manifestare contro le chiusure e contro il ministro Speranza che, di fatto, ha portato a fine vita il tessuto produttivo del nostro Paese, costituito dalle piccole imprese”.

“Il prossimo martedì 6 aprile, a Roma, in piazza di Spagna, la Rete delle partite Iva, PIN, Movimento Io Apro, MIO Italia, Lo Sport è Salute, Apit Italia faranno massa critica e scenderanno in piazza, con l’obiettivo di coinvolgere anche gli imprenditori indecisi. Poi, il giorno successivo, il 7 aprile, qualunque siano le decisioni del governo centrale, ristoranti, bar, pub, pizzerie, palestre e tutte le categorie sportive apriranno le porte dei loro locali, Conclude Marina Geirola: “ lo ribadiamo tutti insieme: questa è una questione di sopravvivenza” conclude.

“Abbiamo messo una grande macchina organizzativa e sarà numerosa la delegazione savonese e ligure” aggiunge il referente provinciale della Rete Roberto Pizzorno. “Nel rispetto dell’emergenza sanitaria e delle disposizioni anti Covid faremo sentire forte la nostra voce rispetto ad una situazione ormai insostenibile”.

“Non possiamo accettare di rimanere inerti e subire passivamente provvedimenti dannosi. Non è possibile che fino ad ora non si sia riusciti a trovare una soluzione di equilibrio tra la battaglia sanitaria contro il Covid e le tante attività, a vario livello, costrette ad una serrata irreversibile e quasi senza ritorno” conclude.

A loro si uniscono i ristoratori, che restano sul “piede di guerra” annunciando azioni clamorose se dal governo non arriveranno a breve risposte chiare su ristori e riaperture.. Il settore della ristorazione oramai è in ginocchio, e questo incontro potrebbe essere la famosa “last call” prima di una vera e propria controffensiva che potrebbe essere definita come ‘disobbedienza civile”: “Se non arriveranno le risposte, decine di ristoratori sono pronti e decisi a tornare comunque ad aprire ai clienti a pranzo e – soprattutto – a cena. Non è una provocazione, né un atto dimostrativo, ma una questione di sopravvivenza“.

Le parole sono di Emanuele Maranzana, responsabile MIO Liguria, che rappresenta una parte dei piccoli imprenditori del comparto dell’ospitalità a tavola: “Da un anno i piccoli imprenditori dell’ospitalità a tavola sono costretti a chiudere-aprire-chiudere, in contrasto con le evidenze scientifiche, senza prospettive, programmazioni, piani di rilancio, indennizzi ragionevoli, interventi sui costi fissi. Nulla. Non sono più padroni del presente e del futuro né di quello delle loro famiglie. Con l’ultimo “decreto Sostegno” è stata prevista una elemosina, fra l’altro in arrivo dopo il 10 aprile”.

Una iniziativa del genere era già stata provata nella nostra città lo scorso gennaio, ma con adesioni isolate e subito sanzionate dalle forze dell’ordine. Nel frattempo sono passati altri tre mesi, e la coperta è sempre più corta. Insomma, il dado è tratto: “Noi non vogliamo infrangere la legge, ma il governo e la politica non devono costringerci a farlo. Noi vogliamo tornare a governare le nostre aziende e lo faremo“.

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