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Si pensava di aprire teatri e cinema oggi, cambio di programma: Italia blindata fino a maggio e Liguria in arancione

In arrivo un decreto per i sanitari no-vax

Liguria. Fino a qualche settimana fa questo sarebbe stato il giorno per la tanto anelata riapertura di cinema e teatri, secondo le dichiarazioni del ministro della Salute Roberto Speranza. Con le dovute misure di sicurezza, mascherine, distanziamento, igienizzazione ma pur sempre di riapertura si sarebbe trattato per uno dei settori che – insieme a ristorazione e palestre – è a oggi tra i più penalizzati dai decreti anti-covid.

Ovviamente non ci sarà nessuna riapertura. Anzi. Il governo ha confermato che le regioni resteranno “arancioni” o “rosse” – a seconda della fascia di rischio – fino almeno al 1 maggio con ulteriori strette, di fatto dei mini lockdown non solo nei weekend festivi di Pasqua ma anche il 25 aprile e il giorno della festa dei lavoratori. Insomma, niente scampagnate, niente riunioni di famiglia, niente feste e niente manifestazioni: niente di niente neppure in questo 2021. “Non ce lo possiamo permettere”, avrebbe detto qualcuno: ieri l’Italia ha fatto registrare oltre 23mila nuovi casi e 450 morti.

La decisione della linea dura è quella della cabina di regia convocata dal presidente del consiglio Mario Draghi per studiare le misure da inserire nel nuovo decreto in vigore dal 7 aprile. Lunedì 29 marzo, alle 17, i ministri della Salute Roberto Speranza e degli Affari regionali Mariastella Gelmini sentiranno i presidenti di Regione per un ultimo passaggio ma ormai la scelta sembra scontata.

Una delusione per le istituzioni liguri. Il presidente della Regione Giovanni Toti sottolinea che, la prossima settimana, “la Liguria resterà in zona arancione” ma in base all’Rt e alla situazione degli ospedali sarebbe stata addirittura in fascia gialla. “Non è una gara, come ho sempre detto, ma è giusto sottolineare che siamo l’unica regione del Nord Italia a rimanere in questa fascia di colore, circondati da regioni rosse. Abbiamo un Rt poco sotto l’1 e il report settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità ci collocherebbe addirittura in fascia gialla”. Ad ogni modo, prima di Pasqua, almeno i negozi saranno aperti e ristoratori e baristi potranno praticare l’asporto oltre al delivery.

Intanto il governo sta arrivando alle ultime battute per giungere a un decreto per l’obbligo della profilassi del vaccino anti covid per gli operatori sanitari. Secondo la ministra della Giustizia Marta Cartabia, al lavoro con i colleghi Speranza e Orlando, lo strumento è possibile in nome di una sentenza da ella stessa pronunciata in Corte Costituzionale.

“Il legislatore può scegliere le modalità attraverso le quali assicurare una prevenzione efficace dalle malattie infettive, potendo egli selezionare talora la tecnica della raccomandazione, talaltra quella dell’obbligo, nonché, nel secondo caso, calibrare variamente le misure, anche sanzionatorie, volte a garantire l’effettività dell’obbligo“.

L’obbligo non riguarderebbe tutto il personale sanitario ma solo chi di loro lavora a contatto con i pazienti. Per evitare il proliferare di contenziosi, si sta studiando l’ipotesi di un cambio di mansioni per chi continua a rifiutare il vaccino, come alternativa alle sanzioni che si stanno ancora definendo. La sospensione o forse persino il licenziamento: potrebbero rientrare tra le sanzioni previste per il personale sanitario che pur essendo a contatto con i malati decide di non vaccinarsi. Tuttavia c’è chi ha fatto notare, e il governo è ben conscio della problematica, che al momento gli organici delle corsie degli ospedali sono già risicati e che lasciare fermi infermieri e medici sarebbe un problema non di facile soluzione.

Nel decreto legge sull’obbligo di vaccinarsi per il personale sanitario, ci sarà anche lo scudo penale per medici e infermieri impegnati nelle somministrazioni, fatti salvi i casi di colpa grave. E l’ampliamento degli indennizzi per chi a seguito del vaccino subisce lesioni permanenti.

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