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Ipotesi Esselunga a Savona, i negozianti della città: “Follia, così spariranno i negozi di quartiere”

I commercianti raccontano la loro posizione in merito al possibile arrivo del marchio lombardo in città

Savona. “Savona è una città in ginocchio, ha più supermercati che abitanti. A ogni angolo di strada se ne trova uno. Continuando di questo passo arriveremo a trovarci senza negozi di quartiere, con le strade buie dopo una certa ora e ci incontreremo tutti nei grandi centri. E’ una follia“.

E’ questa la reazione dei titolari di alcuni esercizi commerciali che esistono ormai da decenni nella città della Torretta. Tutti i commercianti intervistati sono preoccupati per la prospettiva futura: la possibilità di costruire un nuovo supermercato a Savona. In particolare, è in previsione la riqualificazione delle aree Binario Blu (la zona compresa tra il tribunale di Savona e il torrente Letimbro) e una delle possibili soluzioni, secondo gli ultimi rumor, potrebbe essere proprio l’approdo di Esselunga. Infatti, a fine gennaio i responsabili della società Binario Blu avevano incontrato gli imprenditori del noto marchio lombardo per approfondire le loro intenzioni.

Dopo La Spezia, Esselunga ha continuato la sua escalation in Liguria approdando a Genova, dove oltre al primo centro aperto a fine dicembre nella zona di Albaro è in previsione l’apertura di un secondo centro in via di Francia. Si erano schierati a favore della proroga dello stop alle autorizzazioni per l’apertura dei grandi centri commerciali sia il consigliere regionale della Lega Stefano Mai (che aveva chiesto, con un ordine del giorno, la proroga fino a giugno 2021 dello stop alle autorizzazioni) che il consigliere regionale della lista Sansa Presidente Ferruccio Sansa (che aveva presentato a fine novembre la stessa richiesta chiedendo però la proroga a fine 2021). La battaglia di Sansa continua, ancora in questi ultimi giorni, contro la politica della giunta Toti a favore della grande distribuzione organizzata chiedendo ulteriori proroghe che però non vengono concesse.

E il possibile arrivo a Savona di Esselunga (ma più in generale di un altro grande marchio) non viene visto di buon occhio dai piccoli commercianti. “Un’opzione assurda e improponibile – commenta senza mezzi termini il titolare della pescheria Franco del quartiere di Santa Rita -. Ormai siamo tartassati da questa ondata di supermercati che stanno massacrando l’economia locale e zonale. Già l’economia non gode di ottima salute ma evidentemente i nostri politici pensano che sia meglio aiutare le grandi catene, noi che portiamo avanti i piccoli negozi non contiamo più niente. I soldi che noi diamo di tasse sembrerebbe non servano più”.

“L’alto numero di centri commerciali finirà per dar vita a una guerra tra di loro, ma d’altra parte libero mercato è libera concorrenza. Ormai è tardi per opporsi – racconta arresa la titolare di Parma 1, negozio di salumi e formaggi -. Noi siamo già talmente pochi che non vedo cosa potremmo fare. Un supermercato ridurrebbe ulteriormente il nostro bacino di utenza ma cosa possiamo fare – si chiede desolata – non eravamo riusciti a ottenere nulla quando avevano aperto il Gabbiano in centro, figuriamoci adesso. Siamo contrari ma ci siamo anche arresi“.

“Non possiamo pensare di avere molti centri commerciali in realtà piccole come la nostra – rincara la dose il proprietario della nota gastronomia Damonte -.  Tra l’altro ormai la concorrenza se la stanno facendo tra di loro perchè la popolazione è questa – ripete in accordo con la sua collega -: la Coop restringe, non mi sembra ci sia il mercato per aprire. Ma questo è quello che vogliono i nostri politici. Sono scelte di tipo economico, i piccoli commercianti andranno avanti finchè riescono. Senza trascurare il ruolo sociale che riveste il piccolo commercio soprattutto emerso in periodo di Covid. Sarà un’operazione fallimentare, torneranno indietro e purtroppo sarà tardi perchè per tornare indietro ci vogliono lustri se non generazioni”.

“Non vogliamo fare polemiche – la premessa del proprietario di Besio, il bar pasticceria di piazza Mameli -. Un nuovo supermercato sarebbe un nuovo ulteriore colpo alle nostre attività, e in una zona centrale come quella a cui stanno pensando potrebbe essere uno stillicidio per il commercio di quartiere. Ma continueremo, come abbiamo sempre fatto, a rimboccarci le mani e cercare di fare il proprio meglio sapendo che i clienti sceglieranno sempre i prodotti tipici del nostro territorio cercando di dare la risposta migliore ai nostri clienti”.

“Supermercati e centri commerciali ce n’è già fin troppi – fa eco ai collegi uno dei titolari di Articioc, la cioccolateria del centro -. Darei più spazio alle piccole realtà e alle botteghe artigiane che in questo periodo storico stanno soffrendo moltissimo. Ha contribuito sia l’avvento dei supermercati che la crisi economica dovuta alla pandemia, ma ci sono realtà che hanno chiuso definitivamente. Il Comune stesso dovrebbe pensare a chi paga quotidianamente le tasse sul territorio a incentivare queste stesse attività. Abbiamo paura che si degradi il tessuto economico. Ci vogliono realtà che possono progredire e durare”.

“E’ una follia – sentenzia la proprietaria di una pescheria del centro – per tutte le categorie di vendita. L’utenza è quella che è, Savona è una città che rende bene ma è una realtà piccola di persone di una certa età, non siamo a Milano o Roma, così si rischia solo di rovinare un equilibrio. Già a Genova è stato un azzardo. Poi quando ci saranno tutti i negozi chiusi andremo al supermercato. Ci troveremo con le vie buie senza negozi che illuminino le strade e tengano viva la città. Dopo che hai fatto un passo del genere tornare indietro è difficile, rischiano di chiudere moltissime attività come è già successo in questi ultimi anni”.

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