Emigrazione giovanile, Europa Verde: "Liguria non è attrattiva, neanche l'Università" - IVG.it
Preoccupazione

Emigrazione giovanile, Europa Verde: “Liguria non è attrattiva, neanche l’Università”

"Nel 2020 iscritti a Unige 31.900 studenti, invece 35.400 i ragazzi che non studiano e non cercano lavoro"

Liguria. “L’emigrazione giovanile è uno dei temi che dovrebbero destare maggior preoccupazione all’interno dell’agenda politica, al netto anche del peggioramento ulteriore di questi dati in seguito alla pandemia. Bisogna prendere maggiore coscienza di questo problema e le elezioni comunali devono essere un’occasione per fare un primo passo per puntare ad un miglioramento del mondo lavorativo, ma anche culturale, di Savona. Solo in questo modo si potrà garantire un futuro migliore alla nostra città”.

Così Danilo Bruno e Luca Amato, rispettivamente coordinatore ligure e savonese di Europa Verde, focalizzano l’attenzione sul presente e sul futuro dei giovani in Liguria e a Savona. “E’ un problema particolarmente rilevante nella nostra regione – sottolineano -, notoriamente la più ‘vecchia’ d’Italia, dato che per certi versi indica una qualità della vita notevole ma che è purtroppo accompagnato dalla costante diminuzione della popolazione locale”.

“A questo si aggiunge il fatto che moltissimi ragazzi preferiscano le altre regioni per studiare, soprattutto Lombardia e Piemonte, che rappresentano sedi in grado di offrire più opportunità, situazione sicuramente non percepita in Liguria dove l’università di Genova riesce ad attrarre quasi solamente giovani locali. Nel 2020, il numero di iscritti all’Università in Liguria è pari a circa 31.900, inferiore rispetto alle iscrizioni del 2001, e più basso anche rispetto a quello dei Neet (giovani che non studiano e che non hanno e non cercano lavoro) arrivati quest’anno a quota 35.400 circa”.

“La causa principale – concludono – è la difficoltà da parte del nostro territorio di essere attrattivo sotto l’aspetto lavorativo, la forte deindustrializzazione ha comportato un mercato del lavoro quasi esclusivamente orientato al turismo, che non può bastare per la nostra regione”.

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