Crocifisso di Cosseria: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno" - IVG.it

Lettera al direttore

Lettera

Crocifisso di Cosseria: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”

Le riflessioni di una lettrice, Simona Bellone

Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno

Il Crocifisso ligneo sulle alture di Cosseria è stato ritrovato gambizzato e ferito alle braccia, al volto, al costato forato con conficcata una gamba mozzata. Si comprende che le ferite siano state inferte con una motosega che ha creato numerose scalfitture dentellinate nel legno, per trafiggere ancora una volta Gesù morto in croce per salvare l’umanità, circa 2000 anni fa.

Tutti i valbormidesi all’unisono hanno espresso sgomento ed indignazione per questo gesto d’ira di ignoti, ed il clamore del nefasto evento ha colpito presto i sentimenti di tutta Italia, affranta per lo scempio ignobile.

Cosa e chi potrebbe aver spinto un esser umano ad infrangere il ricordo di italiani della Divisione Cosseria reduci di guerra, dispersi in Russia nel 1942?

Erano giovani italiani di Fanteria al servizio della patria Italia, quando il 10 giugno del 1940 entrammo in guerra contro la Francia, e nel giugno 1942 dopo aver difeso le montagne liguri dal nemico, furono destinati al fronte Russo in cui trovarono la morte nel dicembre dello stesso anno.

Forse chi ha commesso l’insano gesto non ha neanche letto la lapide apposta sotto al crocifisso in commemorazione della partenza in guerra del 10 giugno 1942, quale dono dei militari reduci in memoria dei fratelli dispersi in Russia, un ventennio dopo.

Forse chi ha deturpato la memoria religiosa di Gesù, non appartiene più a nessun credo di nessuna religione, che ci vede fratelli operosi su questa terra, in pacifica convivenza in Val Bormida.

Forse, tale individuo ha ricevuto una disgrazia in famiglia tanto atroce, per scagliarsi come un animale rabbioso, contro un dolorante uomo crocifisso circa 2000 anni fa, urlando il perché della sua sofferenza?

Forse, tale energumeno non si interessa all’arte dell’intaglio del legno, certosino lavoro artistico da ammirare.

Forse, è stato solo un gioco di scherno d’indifferente egoismo, tanto per passare il tempo, interrotto e trafitto dal COVID-19?

Forse, sarà difficile capirne il motivo individuando il colpevole, a noi, che di primo istinto gli abbiamo augurato l’inferno, anche se tale “bestia” non ha un avvenire nell’aldilà avendo perso ogni fede.

In seconda riflessione religiosa da cristiani cattolici, dobbiamo perdonare, restaurando la memoria storica e ristabilendo la pace nei nostri animi, da “costui” con rabbia interrotta.

Recita proprio così il Vangelo di Luca 23,33-34 in cui viene descritta la Crocifissione di Gesù in dialogo con il Cristo padre: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno.”

Era un luogo di pace sulle alture di Cosseria, in cui ammirando il panorama e respirando a pieni polmoni, si poteva esprimere una silenziosa preghiera, facendosi “il segno della croce”, come ho fatto io, dopo aver scattato la foto un decennio fa, in ricerca storica dei monumenti civili e religiosi della nostra amata Val Bormida, per il mio futuro libro storico e artistico “Val Bormida in versi colorati”.

Spero che ritorni tutto in pace presto, nell’avvento della Pasqua, ove Gesù è stato trafitto ancora, sperando anche che il colpevole voglia consegnarsi volontariamente alla giustizia e pagare per quanto commesso.

Il triste evento mi ha suscitato questo pensiero:

Il silenzio della memoria

Partirono in giugno quei giovani ragazzi,
orgoglio di Patria bardati in marcia,
passo dopo passo, sparo dopo sparo,
feriti e trafitti nel cuore e nell’avvenire,
in un freddo dicembre senza più Natale.
In un bosco s’ode il silenzio della memoria,
gridare aiuto ove rabbia ha colpito ancora.
Pregate per loro finché non ritorni la Pace,
vegliate per loro perché ricordare è Luce,
cantate per loro, anime di Val Bormida ferite.

21/3/2021 ©Simona Bellone artista pres. caARTEiv

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