Rabbia

Covid, sì alle vacanze pasquali all’estero ma non in Italia. Gli albergatori savonesi: “Ci prendono in giro”

"Sembra che gli unici portatori del virus siano i nostri clienti, mentre ne sono immuni coloro che si recano nelle seconde case o in aeroporto"

Provincia. Sì alle vacanze pasquali all’esterno, ma non in Italia. Il via libera è arrivato dal governo e ha subito scatenato la rabbia degli albergatori che definiscono la decisione “una vera e propria contraddizione”. Dal 3 al 6 aprile, infatti, tutta Italia sarà in zona rossa con il conseguente divieto di spostamenti anche tra Comuni tranne per le visite ad amici e parenti (massimo due adulti più i minori di 14 anni) e per le seconde case, oltre a motivi di lavoro, salute e urgenza. Sarà, invece, consentito raggiungere gli aeroporti in caso di viaggi per turismo verso destinazioni estere non interdette”, come ha specificato il Viminale.

Una scelta molto criticata dagli albergatori, soprattutto di quelle regioni, come la Liguria, che vivono di turismo e che da mesi sono fermi a causa del Dpcm. Tra questi anche le associazioni del savonese, sconcertate e quasi avvilite da quanto sta accadendo.

“Siamo perplessi – commenta Carlo Scrivano, direttore dell’Unione Provinciale degli Albergatori di Savona – Sono sicuro che nelle vacanze pasquali ci sarà un flusso di turisti nelle nostre zone grazie alle seconde case, ma noi albergatori non potremo ospitare italiani ma solo stranieri, che ovviamente non raggiungono l’Italia in questo momento. I bar e i ristoranti sono chiusi al pubblico a causa del dpcm, mentre noi alberghi dovremmo essere aperti, ma chiudiamo perché siamo senza clienti.”.

“Occorre un’uniformità nelle decisione – aggiunge Scrivano  –Nel weekend le passeggiate della riviera saranno piene, non ci schieriamo contro le seconde case, ma chiediamo di poter fare il nostro lavoro, ovviamente rispettando tutte i protocolli di sicurezza. E se non è così, allora è meglio chiedere a tutti un sacrificio e optare per un lockdown generalizzato, perché anche i turisti che provengono dalle altre regioni e hanno una seconda casa di proprietà o in affitto in Liguria, possono portare il virus”.

A rimarcare il concetto anche il presidente dell’Upa, Angelo Berlangeri: “Ennesima beffa per il mondo delle imprese ricettive savonesi. Per non apparire inutilmente faziosi partiamo dalla dichiarazione del nostro premier a fondamento delle restrizioni decretate per questo periodo : ‘Chiusure sono pensabili o impensabili solo in base ai dati dei contagi. Le misure non sono campate per aria’. Se questo è il principio allora qualcuno ci deve spiegare perché ci si possa spostare anche dalle zone rosse verso altre zone rosse per raggiungere le seconde case e non le strutture ricettive, si pensa forse che i nostri clienti siano degli untori o che le strutture ricettive siano a prescindere da tutti i protocolli e le precauzioni gestionali che adottiamo focolai d’infezione?(per inciso da quando applichiamo con scrupolo i protocolli anti Covid casi di focolai nelle nostre strutture non ce ne sono più stati anche quando abbiamo lavorato a pieno regime nell’estate 2020!)”

“Non è forse campato per aria – prosegue – il principio per cui un italiano possa tranquillamente andare in vacanza a Pasqua all’estero senza tanti problemi rispetto alle norme restrittive vigenti nel nostro paese (le immagini dei vacanzieri all’estero le abbiamo viste tutti sui media o no?) mentre non possa farlo in Italia perché questo metterebbe a rischio tutto quello fatto per contenere l’epidemia?”

“Noi non ce l’abbiamo ovviamente né con i proprietari o locatari delle seconde case né con i nostri colleghi stranieri – continua Berlangeri -, tuttavia nei confronti di chi ci governa non possiamo non essere che irritati e offesi, da una parte si predica serietà d’approccio e nei fatti ci troviamo con regole contraddittorie e punitive ingiustamente a senso unico, tutto contro il mondo del turismo italiano

“Siamo arrabbiati ma responsabili, preso atto dei fatti a prescindere da tutto e da tutti dal ponte del 1 maggio rispettando rigorosamente protocolli e comportamenti di prevenzione e convivenza con il virus, io a chi viene per vacanza aprirò”, conclude Berlangeri.

Anche Federalberghi non ci sta. “Siamo delusi, sembra che ci prendano in giro – dichiara Andrea Valle, presidente provinciale –. Da questa decisione sembra che gli unici portatori del virus siano i clienti degli alberghi, mentre ne sono immuni coloro che si recano nelle seconde case o si spostano verso gli aeroporti”.

“La situazione è grave – continua – sembra l’ennesima dimostrazione che le istituzioni non sanno cosa fare. Noi teniamo a casa decine di dipendenti, siamo fermi da mesi e dobbiamo fare i conti con queste scelte, verrebbe voglia di non pagare le tasse”.

E poi una riflessione sulla campagna vaccinale. “Si sta procedendo a rilento – afferma Andrea Valle – Non capisco perché non si possa vaccinare 7 giorni su 7 e h24, la mia azienda fa questi orari, ma sono costretto a stare chiuso proprio per la lentezza delle somministrazioni e i continui ritardi delle dosi”.

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