Covid, obbligo di vaccinazione agli operatori sanitari "no vax": l'ok dei sindacati di medici e infermieri - IVG.it
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Covid, obbligo di vaccinazione agli operatori sanitari “no vax”: l’ok dei sindacati di medici e infermieri

Nursing Up: "Sì, ma senza violare in alcun modo la libertà personale". Fp cigl: "E' indecente che non vogliano immunizzarsi"

Liguria. Obbligo di vaccinazione per gli operatori sanitari che fino ora hanno deciso di non immunizzarsi. È questo uno dei punti più discussi del decreto Covid, a cui sta lavorando il governo, che trova l’approvazione delle associazioni e sindacati del settore.

“Allo stato dell’arte nulla quaestio, ma aspettiamo di leggere i contenuti della norma – commenta Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up – Certo è che la sicurezza del paziente è sempre al primo posto e che sono proprio gli infermieri italiani quelli che, tra i professionisti sanitari, hanno dimostrato con i fatti la loro volontà e determinata propensione a vaccinarsi. Nei casi diversi tuttavia, e questo è motivo di una nostra ferma riserva, sarà necessario garantire che le aziende sanitarie utilizzino prioritariamente tutti gli strumenti organizzativi che consentano un impiego alternativo e senza discriminazioni delle risorse umane interessate, anche con riferimento ai soggetti le cui condizioni di rischio oggettivo-soggettivo dovessero impedire la regolare somministrazione dei prodotti in uso. Vanno quindi sempre tutelati gli operatori sanitari che non si vaccinano per chiare ragioni di salute”.

In occasione di una intervista rilasciata pubblicamente, la presidente della FNOPI, Barbara Mangiacavalli, ha dichiarato che “la grandissima maggioranza sia dei medici ospedalieri sia degli infermieri si è immunizzata. Un centinaio, non oltre 150, sono oggi gli infermieri dipendenti in tutta Italia che hanno deciso di non vaccinarsi”.

“I dati indicati dalla presidente FNOPI – dichiara De Palma – ci confortano e sostengono la nostra tesi: la legge che obbligherà gli operatori sanitari a vaccinarsi non deve essere considerata certo un tabù, soprattutto a questo punto dell’emergenza e con la quasi totalità degli infermieri pubblici già vaccinati, ma diciamo basta con la “caccia alle streghe” e con le sviste colossali. Una legge può essere pertanto messa in campo, ma non si può violare in alcun modo la libertà personale”.

“Lo ripetiamo da tempo – continua il presidente del sindacato degli infermieri -, molti tra quelli che non si sono vaccinati immediatamente rientrano tra coloro che si sono ammalati di Covid nelle corsie svolgendo il proprio mandato: per questi la Circolare Ministeriale arrivata non prima di marzo, prevede che la vaccinazione debba essere effettuata in un specifico ‘periodo finestra’, che va dai 3 ai 6 mesi dalla fine del contagio (con una sola dose). Fino al mese di marzo questi operatori sanitari non avrebbero certo potuto fare di testa propria. In carenza di protocolli ufficiali non potevano che attendere le indicazioni della comunità scientifica, indicazioni che sono giunte da poco. Ecco perchè siamo certi che ora anche gli ultimi, quelli che hanno finalmente avuto indicazioni su come vaccinarsi, correranno a farlo.

E sui dati Agenas che parlano di 35 mila operatori non vaccinati, De Palma spiega: “Il motivo potrebbe essere legato al fatto che Agenas pare prenda in considerazione anche i liberi professionisti, i pensionati. Ma va ricordato che per queste categorie non è stata introdotta alcuna priorità vaccinale, come accaduto per altre, quindi molti di loro non risultano vaccinati perchè sono in attesa di ricevere la prima dose, e pertanto non può certo dirsi che hanno deciso di non vaccinarsi” conclude De Palma.

Sul decreto per l’obbligo di vaccinazione per gli operatori sanitari, è d’accordo anche Andrea Filippi, segretario nazionale Fp cgil medici, che è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus.

“Da quanto sappiamo il decreto è in elaborazione – ha dichiarato -, dovrebbe uscire a giorni e in effetti la direzione è questa, che noi condividiamo in pieno. Da una parte garantire con uno scudo penale i medici che fanno le vaccinazioni, dall’altra parte l’obbligo vaccinale, perché è indecente che un medico o un qualsiasi operatore sanitario entri in contatto con i pazienti senza essere vaccinato, si tratta di sicurezza nei luoghi di lavoro, ma prima di tutto di una questione deontologica.

“Se parliamo di numeri, si tratta di un’esigua minoranza – prosegue – ma anche fosse un 5% tra tutti gli operatori sanitari, è fondamentale che tutti recepiscano le linee guida sanitarie, non esiste che un professionista sanitario non recepisca queste linee guida. Il decreto non punta la pistola alla testa per obbligare al vaccino, ma dice giustamente: se non vi volete vaccinare non lavorate più per il SSN. Comunque questi piccoli numeri non possono mettere in discussione la professionalità della stragrande maggioranza degli operatori sanitari che questo problema non se lo sono mai posto”.

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