Covid, l'impegno di Draghi: "Contagi permettendo, dopo Pasqua riapriranno le scuole anche in zona rossa" - IVG.it
Obiettivi

Covid, l’impegno di Draghi: “Contagi permettendo, dopo Pasqua riapriranno le scuole anche in zona rossa”

Il premier guarda in positivo al prossimo futuro e valuta la modifica delle restrizioni dell'ultimo decreto

Roma. Riaprire le scuole anche in zona rossa. È questo l’obiettivo del premier Mario Draghi che questa mattina ha parlato al Senato in vista del Consiglio Ue. Ma solo ad una condizione, ovvero contagi permettendo.

“Mentre stiamo vaccinando è bene cominciare a pianificare le aperture – ha detto il presidente del Consiglio tra gli applausi dei senatori – Noi stiamo guardando attentamente i dati sui contagi, ma insomma se la situazione epidemiologica lo consentirà la scuola aprirà in primis, anche nelle zone rosse”.

Si pensa quindi ad una modifica delle restrizioni del decreto Pasqua, tutto sarà valutato dal Comitato Tecnico Scientifico a lavoro per stabilire quali saranno le regole dopo il 6 aprile. E se il premier Draghi sembra guardare in positivo al prossimo futuro, alcune indiscrezioni riportate dal Corriere della Sera parlano di un prolungamento di una o due settimane delle attuali limitazioni con la chiusura di attività economiche e pubblici esercizi anche nei giorni successivi a Pasqua, anche se Palazzo Chigi non conferma.

Per quanto riguarda la zona arancione, invece, la situazione scuola sarà la stessa: ovvero scuole aperte in ogni ordine e grado, a meno di ordinanze più restrittive da parte dei governatori (come accaduto in Liguria per le scuole superiori) e un rapporto tra contagi e popolazione che superi i 250 contagi su 100 mila abitanti in una settimana.

Il premier Draghi si è poi concentrato sul tema vaccini: l’obiettivo è di arrivare a 500 mila somministrazioni al giorno. “L’accelerazione della campagna vaccinale è già visibile nei dati. Nelle prime tre settimane di marzo, la media giornaliera delle somministrazioni è stata di quasi 170.000 dosi al giorno, più del doppio che nei due mesi precedenti. Questo è avvenuto nonostante il blocco temporaneo delle somministrazioni di AstraZeneca, che sono state in parte compensate con un aumento delle vaccinazioni con Pfizer. Ma il nostro obiettivo è portare presto il ritmo di somministrazioni a mezzo milione al giorno”.

“Se paragonate al resto d’Europa, le cose qui già ora vanno abbastanza bene – ha aggiunto – Per vaccini fatti, l’Italia è seconda dopo la Spagna, ma per i noti motivi l’Unione Europea si colloca dietro molti altri Paesi. Ma abbiamo anche da imparare da chi sta facendo meglio e più in fretta di noi, come la Gran Bretagna: ovviamente hanno iniziato due mesi prima, anche questo per i noti motivi. Ma lì si utilizza un gran numero di siti vaccinali e un gran numero di persone è abilitato a somministrare i vaccini. Nonché ovviamente il richiamo della seconda dose è stato spostato nel tempo rispetto a quanto avviene in Europa. Insomma quello che abbiamo da imparare è che una volta che abbiamo una logistica efficiente, e l’abbiamo, con meno requisiti formali e con un maggior pragmatismo, si arriva anche ad una maggiore velocità”.

Poi un riflessione sulla gestione regionale dei vaccini. “Le differenze tra le Regioni nella somministrazioni delle dosi sono difficili da accettare – ha commentato Draghi – Le Regioni seguano le priorità del piano nazionale. Mentre alcune Regioni seguono le disposizioni del Ministero della Salute, altre trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale. Dobbiamo essere uniti nell’uscita dalla pandemia come lo siamo stati soffrendo, insieme, nei mesi precedenti”.

Sulla questione è intervento anche il governatore Giovanni Toti che a Mattino5 ha dichiarato: “Dire che il governo centrale non abbia colpe sull’andamento della somministrazione dei vaccini mi sembra autoassolutorio. La maggior parte delle Regioni ha fatto quello che doveva fare e ad essere onesti le categorie prioritarie sono state inventate dal precedente governo perché non sapevano a chi dare AstraZeneca. Ora non giochiamo ad uno scaricabarile. Molte regioni hanno messo apposto le cose e hanno messo a disposizione le loro forze”.

Il presidente Toti ha poi ribadito il suo “no” al sistema di prenotazione unico che il Governo vorrebbe imporre a tutte le Regioni per evitare discrepanze. “Laddove non ci sia un sistema regionale che funziona ben venga – ha dichiarato – ma laddove c’è, come in Liguria, in Veneto, in altre situazioni dove sta funzionando bene, migrare tutti i dati da tre piattaforme diverse su altre piattaforme informatiche, con prenotazioni già fatte nelle settimane scorse, vorrebbe dire spostare milioni e milioni di dati. Ben venga il sostegno di Poste che è un colosso e ha una tecnologia importante, ma da noi la cosa sta funzionando quindi eviteremmo di trasmigrare dati e fare un lavoro gigantesco”.

leggi anche
  • Valutazioni
    Covid, il savonese rischia la zona rossa. Toti: “Incidenza superiore al resto della regione”

Vuoi leggere IVG.it senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.