Protesta

“Spiati da un gps e schiavi dell’algoritmo”: sciopero Amazon, ripercussioni anche per i savonesi fotogallery

A incrociare le braccia i corrieri e il personale di tutte le società di logistica e servizi che operano per il gruppo

Liguria. E’ stato un lunedì di vana attesa, quello di oggi, per i savonesi che hanno ordinato un articolo su Amazon, il colosso del commercio online. E’ iniziato infatti alle 7 a Genova il primo dei due presidi di protesta presso il centro Amazon di Campi.

A scioperare (ma ancora non ci sono dati sull’adesione) è tutto il personale dipendente di Amazon Logistica Italia, con l’obiettivo di sostenere le rivendicazioni delle lavoratrici e dei lavoratori della filiera Amazon. Lo sciopero è stato indetto da Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti. Coinvolte anche tutte le società di fornitura di servizi di logistica, movimentazione e distribuzione delle merci che operano per il gruppo.

Anche a Genova lo sciopero si è tradotto con uno stop dal lavoro di 24 ore in questi lunedì 22 marzo e con un presidio davanti al centro di smistamento logistico di Amazon a Campi, inaugurato pochi mesi fa. Oggi dallo stabilimento non è partita neppure una consegna e anzi è stato organizzato un blocco con tanto di fumogeni e picchetti.

LA PROTESTA IN DIRETTA

I lavoratori, fanno sapere con un volantino gli organismi genovesi di Rifondazione Comunista, Sinistra Anticapitalista, Altra Liguria e del Partito Comunista dei Lavoratori, stanno lottando contro:
– 26 domeniche lavorative obbligatorie per i drivers,
– Estensione oraria a 44 ore settimanali articolate su 6 giorni invece che 5 (con un solo giorno di riposo),
– Festivi lavorativi da inserire nella normale turnazione,
– I primi 3 giorni di malattia senza retribuzione,
– Controllo dei drivers attraverso GPS e dei magazzinieri attraverso telecamere (con possibilità di utilizzo del controllo a fini disciplinari),
– Aumento del numero dei lavoratori a tempo determinato, interinali e a chiamata,
– Limitazione del diritto di sciopero,
– Franchigia a carico dei drivers in caso di incidente stradale.

Al presidio anche tanti metalmeccanici e lavoratori solidali con i driver. Qualcuno ha portato generi di conforto. A Genova a incrociare le braccia circa 300 uomini e donne che lavorano per le società Bs Trasporti, L&D e Jet Express per la filiera Amazon, “aziende che raccolgono moltissimi giovani con contratti di lavoro precari imposti da Amazon per tenere i lavoratori in condizioni di soggezione”, sottolineano i sindacati.

Con la pandemia e l’incremento dell’abitudine dei cittadini ad acquistare on line la vita, per questi lavoratori, è diventata quasi impossibile. “Parliamo di 200, 300 pacchi al giorno per 150, 200 consegne – spiega Francesco – uno dei corrieri, questo significa che l’algoritmo da cui dipende il nostro lavoro accorpa sotto un’unica consegna la gestione di due o tre pacchi perché magari sono nella stessa piazza o nello stesso palazzo, ma per noi ogni singolo pacco è un problema da risolvere quindi siamo obbligati a fare in 3 minuti quello che dovremmo fare in 15″.

L’algoritmo è l’incubo dei corrieri. Fermarsi per mangiare un panino o fare pipì è diventato quasi impossibile tanto più se magari si perde tempo in una consegna perché il cliente non è a casa o se c’è traffico per strada possibilità, a Genova, tutt’altro che remota.

Parlando di viabilità, la necessità di ultimare in tempo tutte le consegne programmate obbliga spesso i corriere a guidare nel traffico con modalità tuttaltro che sicure. E quando questo non mette a rischio la loro salute e i loro punti della patente, può magari essere alla base di piccoli incidenti e di un aumento della franchigia sul mezzo. Tutte situazioni che ricadono direttamente sul lavoratore e sul loro portafoglio.

“Inoltre quello che le persone non sanno – racconta un corriere – è che i nostri supervisori guadagnano dei bonus se noi effettuiamo il numero corretto di consegne, ma noi no“.

In Liguria, già nel mese di luglio 2020 i sindacati confederali avevano provato a portare al tavolo delle trattative Amazon, per poter coinvolgere il colosso di Seattle nella piattaforma regionale prevista per tutti i corrieri. Accordo al quale BRT – SDA – GLS avevano negoziato e aderito. I sindacati Cgil, Cisl e Uil spiegano che Amazon ha cercato in tutti i modi di evitare la trattativa prediligendo quella nazionale, ma in alcune regioni il colosso ha firmato accordi inferiori del 30%, e oltre, il valore economico dell’accordo quadro ligure.

Inoltre Amazon impone ai lavoratori turni di lavoro sette giorni su sette: domeniche e festivi compresi, con consegne programmate tra le 8 del mattino e le 22, talvolta mettendo in situazioni imbarazzanti i corrieri che si presentano a casa dei clienti in orari sconvenienti.

Cosa può fare il cliente per dare una mano a questi lavoratori? Oggi, in occasione dello sciopero, è stato lanciato il messaggio di non acquistare per 24 ore. Una provocazione. In realtà, concretamente, per rendere più semplice la vita di un corriere, chi ha fatto l’acquisto dovrebbe farsi trovare a casa oppure evitare di fare acquisti sparsi in diversi giorni ma magari accorparli.

“Questo è il primo sciopero di Amazon che abbiamo a livello nazionale e anche qui a Genova – spiega Marco Gallo Segretario Filt Cgil Genova – Il gigante dell’e-commerce americano pensa di poter gestire il lavoro come se non ci fossero regole e contratti. Oggi, anche da Genova, gli manderemo un segnale che gli ricordi che il lavoro non è una giungla e che esistono i doveri, ma ci sono anche i diritti”.

Tra le principali richieste del sindacato una nuova organizzazione del lavoro, la stabilizzazione dei precari, la clausola sociale e la continuità occupazionale per tutti in caso di cambio appalto o cambio fornitore.

Amazon ha cercato in tutti i modi di evitare la trattativa prediligendo quella nazionale, ma in alcune regioni il colosso ha firmato accordi inferiori del 30% e oltre il valore economico dell’accordo quadro ligure. Interrotta anche la trattativa nazionale è stato proclamato uno sciopero nazionale.

“L’astensione dal lavoro, proclamata da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, è la giusta risposta all’arroganza dell’azienda che  rifiuta perfino di ascoltare le richieste delle lavoratrici e dei lavoratori sottoposti da anni a ritmi, carichi di lavoro, turni e orari insopportabili. Si dichiara stupita la multinazionale abituata com’è a disporre di manodopera sfruttabile a piacimento, senza garanzie occupazionali e senza i più elementari diritti, tramite il ricorso indiscriminato  a forme di lavoro precario e interinale e a un diffuso sistema di  appalti. A stupire  dovrebbe essere il fatto che la multinazionale del primo dei paperoni del mondo, più ricco di  24 miliardi di dollari grazie  ai giganteschi profitti realizzati durante la crisi sanitaria, non si senta in obbligo morale di rispettare i diritti minimi di chi la sua ricchezza la produce. Riteniamo sacrosante  le richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali: riduzione dei carichi e  ritmi di lavoro, eliminazione di orari e turni insostenibili, riduzioni dell’orario dei driver, garanzia di continuità occupazionale in caso di cambio di appalto o fornitore, la stabilizzazione dei tempi determinati e dei lavoratori interinali, rispetto delle norme su salute e sicurezza. Per questo e per costringere l’azienda a riconoscere finalmente i diritti sindacali finora negati Rifondazione Comunista  è al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori  nell’importante giornata di lotta del 22 Marzo”. Lo dichiara, in una nota, Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro per il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea.

Oggi il gruppo Lega regionale ha votato a favore dell’ordine del giorno in difesa dei lavoratori della filiera di Amazon: “Il colosso multinazionale delle vendite online ha fatto affari d’oro – commenta il capogruppo regionale Stefano Mai (Lega) -. Tenga in maggiore considerazione i lavoratori. Il documento approvato in consiglio regionale impegna la giunta a valutare ogni possibilità di intervenire con idonee azioni per garantire il rispetto del contratto che intercorre tra i lavoratori e l’azienda”.

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