Acqua e depurazione

Acque Pubbliche Savonesi sotto accusa: “Servizio idrico al palo e possibile danno economico per la collettività”

"Un consorzio creato dai nostri sindaci ad inizio 2019 e mai diventato operativo..."

Provincia. Il Comitato Savonese Acqua Bene Comune ha inviato all’ATO Centro Ovest del Savonese e, per conoscenza, all’Anac, ad Arera e a tutti i sindaci della provincia, un’istanza per l’accesso agli atti amministrativi, così come previsto dalle attuali norme “in quanto come cittadini abbiamo il diritto/dovere di capire com’è gestito un bene che rappresenta un diritto fondamentale, visto che le scelte fatte fino ad ora ci sembrano, giusto per usare un eufemismo, in grave ritardo, carenti in molti loro aspetti, sbagliate e colpevolmente costose” afferma il Comitato, che in questi anni non ha riservato critiche sullo stand by continuo nella realizzazione di un servizio idrico integrato per il savonese.

“Anac accerti la mancata pubblicazione obbligatoria dei documenti, Arera accerti la regolarità dell’applicazione della legge e delle delibere emesse nella formazione dei Piani d’Ambito, dei Piani Economico Finanziari (PEF), nonché delle tariffe applicate e, in ultimo, ma non per minore importanza, a tutti i sindaci della provincia per renderli consapevoli delle gravi carenze di cui sono, a tutti gli effetti, loro stessi in parte responsabili per il loro ruolo di controllo che dovrebbero esercitare”.

“Presentiamo questa istanza perché sul sito istituzionale dell’ATO non appare né l’indicazione di un ufficio relazioni con il pubblico, né la sezione “Amministrazione trasparente” e nemmeno il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza. Su questo aspetto ci auguriamo che Anac voglia intervenire in modo efficace e puntuale”.

“Chiediamo quindi all’ATO i Piani d’Ambito, i verbali delle assemblee, le convenzioni, le tariffe (con il nuovo metodo però…) e la documentazione di controllo degli investimenti. Ma soprattutto chiediamo una spiegazione delle ragioni per cui nel gennaio 2019 è stato individuato il gestore unico in Acque Pubbliche Savonesi, partecipata dalle tre società a capitale pubblico, costituita con un costo di 86.253 euro, costo abnorme per una s.c.ar.l e, visto l’obbligo della fusione per incorporazione delle tre società entro il dicembre di quest’anno, quali ulteriori costi ci dovremo sobbarcare, costi che probabilmente saranno superiori a causa del concambio? A nostro avviso, e lo abbiamo detto e scritto a tempo debito, inascoltati, sarebbe stata più consona e, alla fine, meno costosa una fusione per incorporazione già ad inizio 2019” spiega ancora il Comitato savonese.

“Inoltre Acque Pubbliche Savonesi nell’anno di gestione 2019 non ha svolto alcuna attività, come risulta dal bilancio di quell’anno eppure, nonostante sia senza dipendenti e non abbia avuto ricavi, ha avuto costi, oltre a quelli sopra citati per la costituzione, di ben 118.911 euro, assolutamente ingiustificabili tra i quali 40.528 euro per l’organo di controllo in una società che non ha svolto alcuna attività, e 13.431 euro per la consulenza contabile e fiscale per una società che non ha emesso una sola fattura di vendita e, forse, ha ricevuto 20 fatture di acquisto”.

“Ci domandiamo quindi se tutto questo si è riproposto anche per l’anno 2020 e se si riproporrà anche per il 2021, in quanto Acque Pubbliche Savonesi continuerà a non essere operativa sino alla fine dell’anno”.

“C’è una evidente incapacità gestionale, una colpevole leggerezza politico/amministrativa, che comporta costi ingiusti ed inaccettabili per le cittadine e i cittadini e, a nostro avviso e lo andremo a verificare, un danno erariale per l’intera collettività”.

“E’ davvero ora di cambiare! Chiediamo alle nostre concittadine e ai nostri concittadini di mobilitarsi, come fecero nel referendum del 2011, in difesa della nostra acqua, per una gestione pubblica e partecipativa che si può ottenere solo con una azienda speciale consortile” conclude.

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