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Zona arancione a San Valentino, Toti: “Chiesto al ministro posticipo, ma la mia richiesta è stata respinta”

"San Valentino per ristoratori e commercio ha un valore non indifferente"

Liguria. “Ho chiesto al ministro Speranza di poter far scattare le ordinanze della zona arancione dalla sera di domenica, che è giornata di San Valentino che per i ristoratori e un mondo importante del commercio ha un valore non indifferente, ma la mia richiesta è stata respinta”.

A dirlo è il governatore della Regione Giovanni Toti nel consueto punto stampa serale, dove non può fare a meno di esprimere un commento sulle limitazioni che andranno a interessare tutta la regione per i prossimi 14 giorni a partire dalle 00.01 di domenica mattina, quindi da domani sera.

“È una decisione che è appannaggio del ministro e pertanto ne prendiamo atto senza poter in alcun modo intervenire da un punto di vista normativo – afferma Toti -. Il governo, tenuto conto della precarietà politica, ha inteso rispettare la norma alla lettera. Il quadro normativo non ci consente di fare qualcosa, un provvedimento ponte per le prossime ore non avrebbe alcun valore e le forze dell’ordine sarebbero tenute a far rispettare l’ordinanza ministeriale.

“Se autorizzassimo i ristoranti ad aprire a pranzo violeremmo la legge. Spero sia l’ultima volta che questa doccia scozzese impesta la nostra economia – specifica Toti – Nelle interlocuzioni di queste ore col ministro Speranza abbiamo più volte dettagliato la situazione della Liguria che ha certamente un Rt superiore a 1, ma ci sono zone dove è più basso e zone come Sanremo e Ventimiglia che, risentendo della fortissima presenza del Covid in Costa Azzurra, incidono sull’intera regione”.

Aggiunge il vice presidente della Regione Alessandro Piana: “Chiuse nella zona arancione le consumazioni sul posto con conseguenti saracinesche abbassate per ristoranti e agriturismi. Una decisione in queste ore di cambiamento ancor più difficile da digerire o, anche solo lontanamente, da comprendere, sia da parte dei singoli operatori sia dal versante delle associazioni di categoria subissate di lamentele e di richieste. Sul lato pratico un provvedimento di tal fatta arreca un altro drammatico colpo alla grandissima precarietà su cui si reggono le nostre piccole e medie aziende. Tutti esercizi che si sono già approvvigionati per la giornata clou, spesso con proposte a tema, più ricche del solito. Una decisione così repentina senza dare apparenti concreti benefici sul piano della salute pubblica e del timing non è accettabile. Si poteva mantenere l’apertura a pranzo con gli appositi accorgimenti di sicurezza”.

“Le scorte andranno sprecate per l’ennesima volta, così come tutta la catena di produzione necessaria e a farne le spese saranno sia gli imprenditori sia i lavoratori, in un periodo decisamente delicato. Alla grave situazione economica al danno degli ultimi mesi si aggiunge in tal modo un’ulteriore beffa dal peso insostenibile e di cui non si capisce l’estrema ratio, una doccia gelata per chi sperava di iniziare a vedere la ripresa delle proprie attività. Solo chi ha lavorato nel campo può comprendere quanto lavoro ci sia dietro anche ad un solo coperto”.

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