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Zona arancione, mazzata per ristoranti e agriturismi: “Tempistiche decisionali dannose e senza senso” foto

La chiusura della ristorazione: gravi effetti su tutta la filiera agroalimentare

Liguria. La nuova ordinanza che prevede la zona arancione in Liguria già a partire da domani, giorno di San Valentino, rappresenta un’altra mazzata per il settore agrituristico già fortemente penalizzato dall’anno pandemico, “un ennesimo colpo per le nostre piccole e medie aziende che hanno subito cali di fatturato drammatici, tra il 60 e l’80% nel corso del 2020” afferma Cia Savona.

“Molti agriturismi avevano registrato il pieno delle prenotazioni. Una decisione mal digerita da operatori e associazioni di categoria: gli agriturismi si erano già approvvigionati per la speciale giornata, anche con proposte a tema, uno sforzo non indifferente”.

“Le perplessità, come già sollevato da Cia a più riprese, riguarda le tempistiche decisionali, senza contare che si poteva mantenere l’apertura a pranzo con gli opportuni dispositivi di sicurezza”.

“I nostri agriturismi hanno tenuto duro in questi mesi, si sono attrezzati per accogliere la clientela in sicurezza, erano, e sono, pronti per una ripartenza”.

“Siamo di fronte ad una chiusura che mette in ginocchio l’intera ristorazione con effetti diretti sulla filiera agroalimentare” conclude Cia Savona.

Anche Cia Liguria sostiene l’istanza presentata dal presidente Toti al nuovo premier Draghi per un rinvio di 24 ore dell’ordinanza che decreta l’ingresso in fascia Arancione della Liguria: “La decisione di far partire la nuova zona Arancione il giorno di San Valentino – sottolinea Aldo Alberto, presidente di Cia Liguria – rappresenta per i nostri agriturismi, e per tutto il settore della ristorazione, un danno difficilmente sopportabile. Oltre alla perdita di tutte le prenotazioni c’è da considerare il costo di approvvigionamento che le imprese hanno sostenuto in questi giorni dopo tante settimane di chiusura”.

“Ci auguriamo che il Governo accolga la proposta della Regione Liguria e si faccia tesoro di questo caso anche per il futuro. Lo abbiamo già detto settimane fa e lo ripetiamo: al venerdì dovrebbero essere date le disposizioni che scattano dal lunedì e riguardano tutta la settimana, compreso il week end. In questo modo chi lavora nel settore della ristorazione ha almeno la possibilità di organizzarsi. Le nostre aziende fanno di tutto per adeguare le strutture a norme e disposizioni, ma hanno il diritto di sapere in anticipo se possono operare o meno soprattutto nei fine settimana”.

“Sembra un brutto scherzo di Carnevale, ma così non è: da domani sono circa 13 mila i bar, ristoranti, pizzerie, agriturismi e ittiturismi che chiuderanno nuovamente in Liguria, e che potranno contare solo sull’asporto e le consegne a domicilio, con perdite di fatturato considerevoli e un conseguente effetto a valanga sull’intera filiera agroalimentare in un fine settimana dove, complice San Valentino, si era registrato il sold out” aggiunge la Coldiretti.

“Questa ulteriore stretta, per gli agriturismi liguri, – afferma il Presidente di Terranostra Liguria Marcello Grenna – arriva, inaspettatamente, in un fine settimana di festa che aveva attirato numerosi ospiti per un soggiorno o un pranzo romantico nel segno del relax e della natura, facendo registrare un boom di prenotazioni. Le strutture erano quindi già organizzate, pronte ad accogliere clienti affezionati e nuove conoscenze che stanno dimostrando un’ empatica solidarietà con le attività locali. Inaccettabile che questa notizia arrivi un giorno prima del servizio andando a sconvolgere la programmazione delle prossime settimane, con evidenti problematiche anche in termini di scorte e sprechi. Le nostre imprese non si sono mai fermate per garantire sempre cibo di qualità a tuti i cittadini, ai quali ora chiediamo di continuare a sostenerci scegliendo, anche se da asporto o con consegna a domicilio, il pranzo di San Valentino realizzato dalle nostre strutture che erano già pronte con ottimi menu al tavolo”.

“I nostri imprenditori sono esasperati, e anche a questo giro pagheranno un conto salatissimo di perdite. – affermano il presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il delegato confederale Bruno Rivarossa – Siamo i primi a ritenere la salute dei cittadini la cosa più importante, ma continuare ad accanirsi su strutture che fanno tutto il possibile per garantire il distanziamento sociale, peraltro facilmente dimostrabile e seguono le norme alla lettera porta solo a perdite economiche considerevoli. E’ bene ricordare che gli agriturismi spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche e possono quindi essere un tassello molto importante per la ripartenza futura”.

“Purtroppo, inoltre, gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. Le limitazioni alle attività di impresa devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera per salvare l’economia e l’occupazione in un settore chiave del Made in Italy”.

“La decisione del Governo – dichiarano i presidenti liguri di Confagricoltura, Luca De Michelis, e di Agriturist, Alessandra Cambiaso – di far partire i 15 giorni di ‘zona arancione’ per la Liguria alla vigilia di San Valentino, è allucinante”.

“Il nostro settore ricettivo e ristorativo – prosegue la nota congiunta – che è, al pari del turismo, dei ristoranti, dei bar, del canale Ho.Re.Ca (Hotellerie, Ristorazione e Catering), dei luoghi di cultura e ricettività, il più danneggiato economicamente con perdite ormai su base annuale oltre l’80 %; riceve nuovamente una mazzata inaccettabile”.

“Confagricoltura ed Agriturist Liguria sono ben consci, al pari delle aziende che rappresentano, che questa emergenza pandemica richiede sacrifici e sforzi immani da parte di tutti, e sono certamente a favore di tutte le misure di contenimento, prova ne sia che da subito le imprese si sono dotate di tutti gli strumenti di protezione ed hanno pedissequamente seguito tutte le regole imposte dal CTS, spendendo anche ingenti somme per i vari adeguamenti cui, purtroppo, è seguito un massacro inspiegabile ed inaccettabile”.

“Sinceramente – sottolinea la presidente ligure di Agriturist – è la disorganizzazione e l’improvvisazione che sono inaccettabili. Non si può comunicare alle aziende il venerdì sera che la domenica non potranno aprire. Moltissime nostre realtà, nel pieno rispetto della sicurezza e del distanziamento, avevano prenotazioni complete delle proprie strutture per la giornata di domenica 14 febbraio. Senza considerare che avevano già acquistato, o prodotto, tutte le provviste necessarie per accogliere a pranzo i clienti”.

“Non si capisce, ad esempio, – prosegue Cambiaso – perchè l’uscita dalla ‘zona gialla’ sia avvenuta con decorrenza alla domenica sera, mentre l’ingresso in ‘zona arancione’ avvenga a partire dalle ore 24 del sabato”.

Confagricoltura ed Agriturist Liguria sottolineano che risulta inaccettabile pensare che luoghi di assoluta sicurezza in quanto con ingressi contingentati, distanziamento e santificazione continua, come agriturismo, ristoranti, bar, musei e luoghi di cultura, siano considerati come “estremamente rischiosi” quando quotidianamente, mezzi di trasporti, autobus, strade e, in molti casi, esercizi commerciali, appaiono pieni di gente, luoghi di assembramento continuo e quindi certamente e nettamente più rischiosi.

“L’ennesimo ‘massacro’ alla ristorazione, al turismo ed alla cultura – concludono – non è più accettabile, stante la pressoché mancanza di ‘veri’ sostegni, peraltro totalmente inadeguati a fronteggiare i danni economici patiti, in un Paese che dovrebbe ricordarsi che il proprio turismo, la propria cultura, il proprio agroalimentare, spesso consumato in loco, valgono in PIL una ‘doppia cifra’. E questo valore aggiunto non tornerà più indietro. E di discorsi e promesse le aziende sono, giustamente, stanche e stufe!”.

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