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Una catena umana di cittadini, sindaci, militi e mamme a difesa del punto nascite di Pietra: “Basta parole, vogliamo i fatti” fotogallery

"E' una battaglia del territorio"

Pietra Ligure. Sindaci, consiglieri regionali, volontari delle pubbliche assistenze, operatori sanitari e, soprattutto, tanti cittadini hanno partecipato questa mattina alla manifestazione, la “catena umana”, organizzata per chiedere la riapertura del punto nascite del Santa Corona di Pietra Ligure.

Il sindaco della cittadina, Luigi De Vincenzi, ha sottolineato come questa sia “una battaglia del territorio. Lo dimostra il fatto che qui oggi ci siano tanti amministratori e politici di diverso colore, ma uniti dalla richiesta di ripristinare questo servizio. Il Santa Corona è un Dea di secondo livello, quindi ha bisogno di questa specialità, come ne ha bisogno il territorio. La forte partecipazione certifica la necessità di risolvere al più presto questo problema”.

L’onorevole Sara Foscolo fa eco e nota “l’ampia partecipazione anche di tanti sindaci della zona ingauna. Il successo di questa manifestazione è un segnale di quanto tutti noi teniamo all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, che deve essere difeso e soprattutto potenziato. I cittadini chiedono e aspettano risposte, era necessario dare loro un segnale”.

Il sindaco di Loano, Luigi Pignocca, aggiunge: “Oggi era importante testimoniare la nostra vicinanza a chi sta portando avanti questa battaglia a favore del Santa Corona, che è l’ospedale del territorio. Il punto nascite è un presidio di tutto il savonese e simboleggia l’appartenenza a questo territorio. Ogni tanto ci si dimentica che questo ospedale non è solo l’ospedale del comprensorio e di chi ci vive, ma anche l’ospedale dei tanti turisti che ogni anno vengono qui e che hanno bisogno di avere un presidio in grado di rispondere alle loro esigenze”.

Il sindaco di Borgio Verezzi Renato Dacquino sottolinea come “la questione del punto nascite rappresenta la punta dell’iceberg costituito dal tema delle aspettative dei cittadini rispetto al servizio sanitario, che deve essere sempre più di qualità. Lo chiediamo tutti a gran voce”.

Il sindaco di Finale Ligure, Ugo Frascherelli, nota la presenza di “tante fasce tricolori e tantissimi cittadini, a riprova del fatto che chiudere il punto nascite è una decisione sbagliata. Non amo le polemiche, servono solo a divertire chi le fa, e bisogna ricordare che i numeri relativi ai parti sono molto diversi rispetto a quelli di dieci anni fa. Ma bisogna anche ricordare che la Liguria non è il Piemonte, la Lombardia o la Toscana: qui ci sono solo due vie di comunicazione, l’A10 e la via Aurelia. Dunque sopprimere questo punto nascite significa far correre rischio di morte a giovani donne che devono partorire. Un caso di distacco di placenta richiede di raggiungere l’ospedale in tempi brevi. Temo che questa decisione possa passare sotto silenzio durante il periodo delle elezioni amministrative. Purtroppo nel nostro Paese non c’è nulla di più definitivo del provvisorio”.

Il sindaco di Albenga (e medico) Riccardo Tomatis può trovare, nella manifestazione di oggi, qualche reminiscenza della manifestazione a difesa dell’ospedale Santa Maria di Misericordia di qualche anno fa: “Questa situazione è molto diversa – sottolinea – Ma è indubbio che la politica debba essere al servizio del territorio. Le tante fasce tricolori che ci sono qui oggi rappresentano non solo cittadini ma paesi e zone lontane da Savona, le quali hanno necessità di avere un riferimento accessibile. La Liguria ha grossi problemi a livello di  infrastrutture. La presenza, oggi, dei sindaci testimonia le richieste degli amministratori del territorio al mondo della politica, che ha mascherato una scelta con la necessità di far fronte all’emergenza Covid ma che deve rientrare. Chiediamo tempi certi per la riapertura del punto nascite”.

Massimo Niero, sindaco di Cisano: “La questione non riguarda solo Pietra Ligure, ma l’intero territorio e lo dimostra la partecipazione di tanti sindaci. La rete viaria del savonese non consente di trasferire questo reparto a Savona. Ciò rappresenterebbe un impoverimento dell’eccellenza che è il Santa Corona. E’ inaccettabile che questo territorio, che speriamo tra poco potrà avviare la propria stagione turistica, non abbia questo servizio”.

Il sindaco di Alassio Marco Melgrati: “Stamani all’ingresso dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure c’era anche l’amministrazione alassina – commenta Marco Melgrati, sindaco di Alassio – rappresentata dall’Assessore alla Sanità del Comune di Alassio, Fabio Macheda. C’era per ribadire un pensiero, una convinzione: l’importanza del Punto Nascite. Ma c’era con la consapevolezza che la chiusura del servizio sia temporanea. Non abbiamo infatti motivo di dubitare delle rassicurazioni ricevute dal governatore Toti circa il futuro del Punto Nascite che tornerà operativo non appena si potrà dire conclusa l’emergenza Covid-19”.

Tra i presenti anche il consigliere regionale del Pd Roberto Arboscello, a Pietra Ligure “per difendere un presidio fondamentale per il territorio. La Regione aveva detto che l’attività sarebbe ripresa in tempi brevi ma non è successo. In senso più ampio, occorre riflettere sulla necessità di riorganizzare la sanità a livello provinciale. Noi abbiamo già dato la nostra collaborazione. Il campanilismo non porta nessun risultato, tutte le forze politiche devono lavorare insieme”.

Silvia Rozzi, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale a Pietra Ligure: “Questa manifestazione è solo l’inizio. Dobbiamo continuare a combattere in maniera trasversale chiedendo che venga riaperto oggi il reparto di ostetricia e ginecologia al Santa Corona. Non ne ho mai fatto una questione puramente politica né ideologica. L’ho dimostrato snocciolando soprattutto gli aspetti tecnici del problema all’interno delle mozioni che ho presentato in consiglio comunale. Il Santa Corona funziona da ospedale di riferimento per le emergenze di entrambe le province, Savona e Imperia. I principi cardine dell’emergenza, per chi ha studiato, ruotano intorno alla centralizzazione del paziente critico al luogo di cura definivo. L’assetto territoriale conseguente alla chiusura del reparto prevede che la donna, una volta stabilizzata al Santa Corona dove esistono le specialità a maggiore complessità, venga trasferita a Savona o a Genova. Questo non è tollerabile dal momento in cui il Santa Corona non è un punto di primo intervento ma un Dea di secondo livello”.

“Tutti questi rischi per cosa? Perché mancano i medici e allora si può mantenere un unico reparto e questo deve essere, per forza, al San Paolo di Savona? Ma dove sta scritto? Facciamo che la struttura complessa di ostetricia e ginecologia rimane nella sua collocazione naturale che è l’ospedale di II livello del Santa Corona e all’ospedale di I livello mettiamo i reperibili nel caso arrivasse, per errore, una partoriente non trasferibile. Almeno finché non si recuperano specialisti per garantire, anche al San Paolo, il servizio che merita l’ospedale del capoluogo. E questo nell’interesse di tutti i cittadini, non solo di quelli ponentini. Qualcuno dirà: ‘non esiste solo l’emergenza’. È vero, ma è quella che dovrebbe preoccuparci di più. E la risposta che il sistema saprà dare farà la differenza tra la vita e la morte”.

Ferruccio Sansa ha sottolineato: “Se questa regione vuole essere accogliente verso i suoi cittadini, lo deve essere fin dal momento in cui nascono. Essere costretti a cambiare città già al momento della nascite non è un buon segno: quando i nostri ragazzi dovranno studiare o lavorare saranno costretti ad andare via? E’ necessario avere cura dei giovani fin dal primo momento della loro vita”.

Brunello Brunetto, ex primario di anestesia e rianimazione e ora presidente della commissione sanità in Regione, aggiunge: “Sono molto attaccato al Santa Corona. E’ l’ospedale che nel 1984 mi ha visto entrare nel mondo della sanità come praticamente di anestesia e rianimazione e anni mi ha visto uscire da primario. Al Santa Corona devo la mia carriera e le mie soddisfazioni, a questo ospedale ho dato e ho ricevuto molto. Vedere tante persone qui riunite in democratica manifestazione di intenti è la dimostrazione migliore dell’attaccamento della popolazione e delle istituzioni e di questo sono fiero”.

Circa il punto nascite, Brunetto specifica: “Nessuno ha detto che non riaprirà. E’ intenzione del presidente della Regione e assessore alla sanità Giovanni Toti, del sottoscritto presidente della commissione sanità e del direttore generale di Asl2 Marco Damonte Prioli riaprire quanto prima. Ora, però, c’è una forte carenza di ginecologici e ciò impedisce di riattivare il reparto. E’ come voler aprire un’officina senza meccanici. Quando riaprirà? Non voglio dare tempistiche, l’unico autorizzato a dettare i tempi è il Dg, che sta lavorando alacremente per risolvere la situazione. Tanti altri parlano senza avere il quadro completo e complessivo della situazione. Dunque condanno fermamente chi sostiene che l’assenza di ginecologi sia solo una scusa. La carenza di personale è un problema serio, che riguarda anche altre figure come anestesisti e ortopedici. Stiamo cercando di porvi rimedio cercando di favorire e accelerare l’ingresso, negli ospedali, degli specializzandi universitari, ma non è una cosa né semplice né rapida”.

Il consigliere comunale di Forza Italia ad Albenga e consigliere provinciale Eraldo Ciangherotti: “Quando ho ricevuto l’invito degli organizzatori, ho subito deciso di partecipare alla manifestazione a salvaguardia del punto nascite dell’Ospedale Santa Corona perché sono convinto che sia un presidio ospedaliero importante e essenziale da tutelare e potenziare, certamente non da chiudere, neppure temporaneamente. Mi ha fatto piacere vedere schierati i sindaci di centro destra, uniti nell’appello a Giovanni Toti, assieme ai sindaci del centrosinistra, quello stesso centrosinistra che, quando era al governo della Regione con Burlando e Montaldo, aveva attrezzato il punto nascite del nuovo ospedale di Albenga con vasche parto di ultima generazione, salvo poi chiudere e eliminare il reparto di ostetricia del Santa Maria di Misericordia prima del ricovero della prima gestante”.

“Il fatto che sia l’intero ponente a sfilare, unito, significa che la Regione non può prendere decisioni così devastanti senza consultare il territorio. Ho visto, tra gli altri, anche il presidente della commissione regionale alla sanità e consigliere regionale Brunello Brunetto. Mi verrebbe da dire un ‘Brunetto di lotta e di governo’, ma non voglio fare polemiche, chiedo all’amico Brunello di intervenire in Regione per far riaprire il punto nascite. Come fare? Semplice, facendo prima di tutto, di intesa con il neo direttore Asl2 savonese Priolo, un bando di assunzione serio per ginecologi, non delle pseudo assunzioni a tempo determinato di un anno, che certamente non attirano professionisti preparati nel ponente ligure. In secondo luogo, implementando con borse-studio i posti in specialità all’ospedale San Martino, di modo che i medici che superano l’esame di specialità non siano appena sufficienti per soddisfare l’organico dei reparti di ginecologia degli ospedali genovesi”.

A questa situazione non crede affatto il segretario generale della Cgil di Savona Andrea Pasa: “Questa manifestazione di cittadini, lavoratori della sanità, volontari delle pubbliche assistenze si propone di difendere la sanità pubblica e vuole ribadire la necessità di ricostruire una rete sociosanitaria pubblica efficiente, cosa che deve avvenire anche con la riapertura di reparti chiusi da tempo. Lo slogan deve essere questo: ‘Basta parole, ci vogliono fatti’. Stamattina ci sono tanti sindaci e consiglieri regionali: a loro chiediamo atti concreti. Dire che il reparto è chiuso perché non si trovano specialisti serve a nascondere il vero modello sanitario della Regione, che non è più in grado di rispondere alle reali necessità. Noi abbiamo fatto tante proposte, anche a livello di gestione del personale. Riteniamo sia necessario intervenire sulle specializzazioni ma anche sul rapporto con l’università”.

Tra i manifestanti anche tanti operatori delle pubbliche assistenze. Come il milite della croce bianca di Borghetto Vicenzo, che sottolinea quanto sia “diverso per tempi e facilità, trasportare un paziente da Pietra Ligure a Savona”. Un’altra manifestante chiede di “tornare a dare sicurezza alle mamme. Non è una questione di campanilismo, questa situazione non va bene, specie se consideriamo quanto siano difficoltosi gli spostamenti sulle nostre strade. Ogni giorno che passa senza che il reparto sia stato riaperto è un giorno di troppo”. Un’altra mamma sintetizza ancora meglio il senso della presenza propria e del suo compagno: “Nostra figlia è nata qua due anni fa, siamo orgogliosi di questo reparto e va preservato”.

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