Mobilitazione

Titanio del Beigua, i comuni dell’entroterra insorgono: “Il 40% della ricerca nelle aree del parco”

Il territorio prepara la "resistenza" e non mancano le polemiche politiche: nel sottosuolo ci sarebbero anche 20 mln di metri cubi di rocce amiantifere

Urbe/Sassello. Si infiamma la polemica per il via libera alla ricognizione geologica sul gruppo montuoso del Beigua per la Compagnia Europea per il Titanio, che per tre anni cercherà di descrivere l’area interessata del prezioso materiale, per quello che è, secondo le stime, il secondo giacimento europeo.

Dopo le smentite dell’assessore Scajola, i comuni del territorio interessato rilanciano: “Il 40% delle ricerche saranno fatto all’interno del parco”. A dirlo il Comune di Urbe, che cita la sintesi non tecnica della ricerca sul monte Antenna dove, in allegato alle mappe, si parla apertamente di una indagine che si svilupperà “su una superficie di 458 ettari parzialmente all’interno del parco naturale regionale del Beigua e parzialmente all’interno del sito di interesse comunitario Beigua – Monte Dente – Gargassa e Pavaglione”.

Si parla quindi di circa il 40% di studio all’interno di aree tutelate: “Un conto è se uno si fa una passeggiata per guardare le rocce del geoparco per interessi geologici/naturalistici; ben diverso è se uno si fa una “passeggiata” per guardare le rocce del parco per farci una miniera”. Ed è per questo, forse, che la richiesta di far entrare il territorio del comune all’interno del Parco, cosa che avrebbe avuto un ritorno in economia e finanziamenti a livello comunitario tali da garantire investimenti su turismo e valorizzazione delle vallate, giace sulle scrivanie di Regione Liguria dal 2017.

La mobilitazione dei territorio in queste ore si sta organizzando: quello che si teme è che questa prima indagine, fatta senza alcun tipo di carotaggio e con metodi non invasivi, sia un primo passo per arrivare poi alle attività di cava. Secondo uno studio dell’Università di Genova degli anni 90, per sfruttare questo giacimento si potrebbe arrivare a smuovere circa 200 milioni di metri cubi di terre, da cui ricavare il 6% di rutilio (che contiene il biossido di Titanio) ma anche una montagna di rocce amiantifere, stimate tra il 10 e il 15% (vale a dire 20 milioni di metri cubi circa). Una movimentazione pare a circa 30 aeroporti di Genova, come riporta la stessa relazione per dare una quantificazione visibile e facilmente immaginabile.

Ma non solo: il territorio interessato dalla cava contiene diverse sorgenti che formano poi il bacino dell’Orba, unica fonte d’acqua per molti comuni del basso Piemonte, già sul piede di guerra per questa decisione. La paura è però che tutto ciò possa svanire di fronte al valore di mercato: una tonnellata di rutilio vale oltre 2 mila euro, e secondo le stime geologiche, nei monti del Beigua potrebbero esserci circa 12 milioni di metri cubi di questo minerale, vale a dire circa 60 milioni di tonnellate per un valore stimato di almeno 120 miliardi di euro.

E intanto non mancano ancora le reazioni politiche, oggi quella di Sinistra Italiana: “Non si sentiva proprio il bisogno di un attacco frontale al prezioso parco naturale del Beigua. Il comprensorio del Beigua, la più vasta area naturale protetta della Liguria, custodisce e comprende tutta la storia geologica della nostra regione, raccontata attraverso affioramenti rocciosi, mineralizzazioni, giacimenti fossili e spettacolari forme modellate senza sosta per effetto degli agenti esogeni. Per l’eccezionale patrimonio geologico presente, nel 2005 il comprensorio del Beigua è entrato a far parte delle reti internazionali come Geoparco Europeo e Mondiale”.

“Successivamente, nel 2015, lo stesso territorio è stato riconosciuto come sito UNESCO ed inserito nella prestigiosa lista dei Geoparchi Globali (UNESCO Global Geoparks).
Anziché promuovere e sviluppare l’immensa ricchezza di questo ente attraverso le tante possibilità dal punto di vista turistico, rilanciando proprio in questo momento delle politiche di tutela attiva e di valorizzazione del comprensorio dell’area naturale protetta in chiave “green” sfruttando il PNRR (che prevede per digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (46,1 miliardi), rivoluzione verde e transizione ecologica (68,9 miliardi), infrastrutture per una mobilità sostenibile (31,9 miliardi), istruzione e ricerca (28,4 miliardi), inclusione e sociale (27,6 miliardi), salute (19,7 miliardi)”.

“La conferenza dei servizi della Regione Liguria con il giudizio negativo del Parco e dei due Comuni di Urbe e Sassello, ma con parere favorevole di Regione, Provincia di Savona e Arpal, sono state autorizzate le operazioni di esplorazione, di scandaglio per la ricerca del Titanio sul monte Tarinè nei Comuni di Sassello e Urbe. Nonostante le norme – comunitarie, nazionali – in virtù delle quali nel parco sono esplicitamente vietate l’apertura e l’esercizio di miniere, cave e discariche, nonché l’estrazione di minerali, nonostante la recente pandemia abbia ancor più sottolineato le ricadute negative, in termini di impatto ambientale e di conseguenze per la salute pubblica, che porterebbe una qualsiasi strategia improntata su un distretto industriale minerario, ecco che si apprestano ad avviare le trivelle”.

“Mentre ancora risuonano le parole sicure di Marco Scajola che nel novembre del 2020 rispondendo ad una interrogazione aveva detto: “Se la Compagnia Europea del Titanio dovesse formulare una richiesta ufficiale per l’estrazione del titanio nell’area del Monte Tarinè, cuore del Parco del Beigua, Regione Liguria direbbe No…”

“Le aree interne che ospitano il Parco del Beigua (Sassello, Stella, Varazze, i comuni del genovesato e del limitrofo comune di Urbe) intanto si dibattono nei soliti problemi di una viabilità inadeguata, di servizi medici territoriali insufficienti, di uno sviluppo economico che doveva ripartire dal parco e diffondersi sul territorio circostante, un progetto tra l’altro condiviso dai comuni e dalle popolazioni locali, caso raro nei rapporti tra parchi e territorio. Lo sviluppo necessario deve essere di lungo respiro valorizzando le risorse agricole, forestali e paesaggistiche, non certo quello di aprire avventure minerarie che oltre agli eventuali rischi ambientali sarebbero solo un fuoco di paglia che lascerebbe il nostro territorio privo di prospettive ancora più che adesso”.

“E’ questa la cura del territorio che propone la Giunta Toti?” conclude Sinistra Italiana.

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