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Tirreno Power, Rete No Fossili: “No ragioni energetiche e occupazionali, perché il sindaco sostiene il progetto?”

Secondo le sigle aderenti alla nuova rete Giuliano resterebbe "arroccata nella sua difesa tenace e incondizionata del progetto"

Vado Ligure. “Dopo il Comune di Quiliano, anche quello di Savona si dichiara contrario al progetto di raddoppio della centrale Tirreno Power (così come la minoranza nel Consiglio comunale di Vado Ligure). Resta arroccata nella sua difesa tenace e incondizionata del progetto il sindaco di Vado Monica Giuliano (già tristemente nota in questi anni per averi difeso strenuamente la combustione a carbone), la quale continua a difenderlo in modo acritico i tutti i modi”.

A parlare, in una nota, è la “Rete contro le fonti fossili“, una nuova rete sociale a cui aderiscono le sigle di Arci, Acli, Comitato Acqua Bene Comune, Comitato Ambiente Spotorno-Noli, Gruppo Acquisto Solidale GASSA, Legambiente, Libreria Ubik, Movimento Consumatori, NuovoFilmstudio, Federazione dei Verdi, Movimento 5 Stelle, Noi per Savona e Rifondazione Comunista con il sostegno di WWF Nazionale Greenpeace nazionale, ARCI nazionale, Legambiente Nazionale, Comitato Unitario di base, Medicina democratica e Cittadinanza attiva.

Secondo gli aderenti alla nuova rete, il sindaco Giuliano difenderebbe il progetto di potenziamento della centrale “organizzando ‘tour turistici’ dei consiglieri in centrale, e permettendo di dar voce ai tecnici dell’azienda in incontri con i gruppi consiliari, senza contraddittorio; posponendo la calendarizzazione di mozioni dell’opposizione, critiche al progetto; non avvalendosi di consulenze indipendenti per un’analisi ambientale (essenziale in questi contesti per permettere ai ministeri una valutazione più ponderata, come normalmente accade in altri territori); criticando il sindaco del Comune adiacente che, a tutela della cittadinanza che è tenuto a rappresentare anche sul piano sanitario, ha invece optato per l’avvalersi di una perizia giurata redatta da tecnici indipendenti e criticando pubblicamente partiti e associazioni che manifestano dubbi e critiche, dato che un uso di quelle aree ancora vincolato a fonti fossili precluderebbe nei prossimi decenni uno sviluppo diverso ed ecocompatibile del nostro territorio”.

“La sindaca – spiegano dalla Rete contro le fonti fossili – afferma che ‘non ci sono basi scientifiche’ per dire che ‘il territorio in questi anni è stato fortemente compromesso in termini ambientali e di ricadute sulla salute dei cittadini’. E’ grave quindi che, pur in qualità di primo responsabile della salute pubblica e ignorando i più elementari principi di precauzione, ritenga inattendibili gli esiti dei due unici studi epidemiologici pubblici effettuati sul territorio (quello della Procura e quello del CNR). E’ ormai chiaro che non esistono ragioni economiche, occupazionali (soli 25 posti di lavoro a regime), energetiche (abbiamo già una potenza installata sufficiente), climatiche (le centrali hanno gravi effetti climalteranti), di transizione (che riguardano solo le centrali a carbone in attività), d’azienda (TP lo scorso anno ha già fatto registrare 167 milioni di utile), di coinvolgimento dei territori alle necessità nazionali (abbiamo già una centrale in attività) di valutazione sanitaria (nel progetto viene gravemente sottostimata la situazione sanitaria attuale del territorio), e ambientali (una centrale inquina enormemente il comprensorio in cui è installata per circa 30 anni, e questa nuova centrale sarebbe autorizzata ad emettere in Ossidi di Azoto l’equivalente di circa 800.000 auto Euro6 in più in circolazione)”.

“Mentre purtroppo esistono le ragioni e gli interessi del fondo di risparmio nuovo proprietario dell’azienda, con i contributi del Capacity market (75.000 euro a Mw installato) l’azienda potrà incamerare più di 900 milioni di ricavi anche a centrale spenta, un business sicuro e senza rischio d’impresa, a danno della salute dei savonesi – concludono -. In un’epoca mondiale di transizione green, non vogliamo passare alla storia come la provincia che accetta supinamente la costruzione di quella che diventerebbe a oggi una delle centrali a gas più grandi d’Europa, in un territorio che sta subendo ancora gli effetti dell’inquinamento provocato con la combustione a carbone dalla stessa azienda (attualmente sotto processo per disastro ambientale). Siccome quindi non sussistono ragioni occupazionali ed energetiche, quali indecifrabili ragioni inducono la Giuliano a sostenere questo progetto contro tutto e tutti?”.

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