Mondo rossoblù

Amarcord: Stefano Eranio, lo skipper

Quanta strada, da Molassana a Milano, passando per l’East Midlands… ripercorriamola con Stefano Eranio

Savona. Ha vinto tutto col Milan ed è stato inserito tra i migliori giocatori di sempre del Derby County, ma il cuore di Stefano Eranio batte solo per il Genoa…

Da Molassana a Milano, passando anche per Derby, nell’East Midlands, ne ha fatta di strada Stefano Eranio… ma basta parlargli cinque minuti per capire che gli sono rimaste addosso le stigmate di “bravo ragazzo”, quello cresciuto nel florido vivaio del Genoa… Adesso, diventato “grande”, traspira da ogni sua frase la dote migliore – a nostro avviso – del carattere di un uomo vero… il saper indossare i blue jeans, oppure lo smoking, a seconda delle occasioni.

Nove anni nelle giovanili del Grifone e poi altri otto con la prima squadra… quanti altri hanno vestito il rossoblù, più di lui?

Deve l’esordio (in Serie B) a Tarcisio Burgnich, che vede in quello  smilzo diciottenne, doti tecniche e di corsa, meritevoli dell’applauso di Marassi e così si trova in campo a duettare con il nazionale olandese Jan Peters e col brasiliano Elói, arrivato in Italia dal Vasco de Gama, di Rio de Janeiro, con la fama di saper palleggiare anche con un limone…

Né la “Roccia della Grande Inter”  (Burgnich), né Attilio Perotti, Gigi Simoni, riescono a riportare in Serie A il Genoa, tanto che per riuscirci il presidente Spinelli deve ingaggiare il Professor Scoglio, che ci riesce al primo colpo, trascinando squadra e pubblico col suo grande carisma, ma anche con i goal di Marco Nappi e Davide Fontolan, oltre ad una difesa arcigna imperniata su Gianluca Signorini, Nicola Caricola e Vincenzo Torrente, ma soprattutto grazie alla incontenibile catena di destra, basata sulla “garra” di Gennaro Ruotolo e sulle capacità tecniche e di inserimento di Stefano Eranio.

Dei tre uruguaiani, arrivati a rinforzare la rosa nella massima serie, solo Pato Aguilera troverà conferma nell’annata successiva, perché Josè Perdomo e Rubén Paz lasceranno una flebile memoria, rispetto a Tomáš Skuhravý e a Cláudio Ibrahim Vaz Leal, meglio noto come Branco

Arriva a Genova, anche un nuovo mister con un background diverso, quell’Osvado Bagnoli, nato alla Bovisa, tecnico che amava il pressing aggressivo, sfruttando il gioco sulle fasce e le verticalizzazione… ottimo pane per i denti di Eranio, che contribuisce alla grande all’annata di grazia del ‘90/91, in cui il Grifone diventa il vero outsider del Campionato, chiuso al quarto posto in classifica, il miglior piazzamento dal dopoguerra, con tanto di qualificazione alla successiva Coppa UEFA.

Il giorno dell’apoteosi è quello del bolide delle “tres dedos” di Branco, in un derby prenatalizio, immortalato dalla cartolina di buone feste, passata alla storia… ma nel tabellino, c’è anche il nome di Eranio, a sancire la vittoria per 2-1 del Genoa.

Ne ha fatto 13 di goal, in 213 partite targate rossoblù… escluse quelle di Coppa, forse le più importanti nel caso della Coppa Uefa, quelle del ’91, con il debuttante Genoa diventato l’autentica rivelazione del torneo, fermato solo in semifinale dai lancieri dell’Ajax, dopo aver eliminato nei turni precedenti gli spagnoli del Real Oviedo, i rumeni della Dinamo e Steaua Bucarest e soprattutto i “Red Devils” di Liverpool.

Per la sfida dell’Anfield Road sono stati versati fiumi di inchiostro, a celebrare un sogno che vive ancora… indifferente alla battuta a vuoto contro gli olandesi… perché si può anche essere eliminati, in un Torneo, da giocatori come: Menzo, Blind, Alflen, Jonk, De Boer, Winter, Van’t Schip (Vink), Kreek, Pettersson, Bergkamp, Roy, allenati dal guru Van Gaal… e continuare a sognare…

Ciliegine sulla torta, le 20 partite (e 3 goal) con la Nazionale azzurra (dal  dicembre del ‘90, con Azelio Vicini, al marzo del ’97 con Cesare Maldini, passando per Arrigo Sacchi, in  parte ottenute nel periodo rossoblù, in parte in quello rossonero… ma quella di Eranio al Milan è un’altra storia (che gli ha consentito di arricchire il palmarés di coppe da mettere in bacheca), come pure l’avventura al Derby County merita un capitolo a parte, visto che, nei quattro anni nel East Midlands, è diventato capitano e beniamino dei “Rams” (arieti), tanto da essere stato inserito nel novero delle ‘Leggende del Derby’ (Derby Legends).