Liguria. “Il punto più nero è stata quella notte in cui ci siamo resi conto che in tutta la Liguria c’erano solo due posti letto liberi in terapia intensiva. In tutta la Liguria”. E’ uno dei passaggi del libro “Una lezione di non dimenticare”. La voce è quella di Sergio Castellitto ma le parole sono quelle di Matteo Bassetti, virologo e direttore della clinica di Malattie infettive del San Martino.

Ed è proprio su una delle terrazze del policlinico, con il panorama di Genova al tramonto sullo sfondo e con un quintetto d’archi del Carlo Felice a suonare le note di De André, che ha preso forma il reading a un anno dallo scoppio della pandemia, iniziativa nata proprio da un’amicizia di lunga data tra il medico e l’attore.

Quella frase, insieme a tanti altri racconti, storie e riflessioni contenute nel libro scritto da Bassetti insieme alla giornalista Martina Maltagliati, rendono l’idea, a distanza di tempo, di quanto duro sia stato, soprattutto in corsia e nelle stanze degli ospedali, il percorso di “convivenza” con il Covid 19 e quanto l’emergenza sia stata forse anche più grave di quanto non ci fossimo immaginati.

Un modo intenso ed emozionante per celebrare e ricordare tutte le persone che, purtroppo, hanno perso la vita a causa della pandemia in questo anno così complesso e duro, ma anche per onorare il grande lavoro che tutti gli operatori sanitari, medici, infermieri, operatori socio-sanitari, volontari, amministratori pubblici, donne e uomini della Protezione civile, militari e forze dell’ordine hanno svolto e continuano a svolgere per salvare tante vite.

Castellitto è stato accompagnato dal quintetto “Gli Archi all’Opera” del Teatro Carlo Felice di Genova, che ha eseguito una versione di alcuni dei brani più celebri di Fabrizio De André.

“Siamo in un luogo che non è stato scelto a caso per una giornata come questa. Una giornata di ringraziamento e ricordo, di cordoglio e memoria, ma anche di speranza – ha detto il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti – Siamo sul tetto di uno dei padiglioni dell’ospedale San Martino, che si stende sotto di noi, quasi a protezione della città e di una regione che ha conosciuto tanti lutti e sofferenze a causa di una pandemia con cui stiamo ancora lottando. Questo ospedale è stato e continua a essere uno dei principali baluardi di cura, un punto di riferimento per i genovesi, per i liguri, per tutti coloro che in questo anno hanno avuto e continuano ad avere bisogno di cure perché colpiti dal Covid, così come lo sono stati e continuano a esserlo tutti gli ospedali sparsi sul territorio, dal più piccolo al più grande, che da mesi sostengono un ritmo di lavoro immenso. Oggi siamo qui a ricordare le vittime, a piangerle, ma non dimentichiamo di coltivare la speranza nel futuro, perché proprio qui, da questo luogo, argine contro la pandemia, è partita, lo scorso 27 dicembre, la campagna di vaccinazione destinata agli operatori sanitari, agli operatori e agli ospiti delle Rsa, una campagna che si è estesa poi agli over 80. È questa la nostra speranza, per tornare presto ad abbracciarci”.

“L’ultima cosa che molti malati hanno visto sono stati gli occhi dei loro rianimatori”, legge Castellitto mentre il sole su Genova scompare. Sicuramente tra i passaggi più toccanti del libro la vicenda di Luca Stegani e Paolo Micai, entrambi video-operatori e colleghi, infettati probabilmente facendo il loro lavoro riprendendo l’interno degli ospedali, quando ancora era concesso entrare. Nelle loro avventure, finite in maniera diversa (Micai non è sopravvissuto al Covid, Stegani si è ripreso anche se con difficoltà) riassumono la complessità di questa malattia e del dolore che lascia.

“Gli artisti devono testimoniare. Se avessi fatto il medico avrei cercato di salvare le persone. Gli artisti sono l’altro vaccino, quello della sensibilità, del raccontare le storie che consentono di curare anche l’animo delle persone – ha commentato Castellitto dopo la performance – Poi il merito che si deve a questo ospedale, al professor Bassetti, è talmente grande che mi è sembrato un piacere ma anche qualcosa di dovuto offrire questa cosa”.

Quello degli artisti, ha aggiunto Castellitto, “è un vaccino che ci è mancato tanto e che è stato sottovalutato, parlo del vaccino del pensiero: una delle conseguenze di questo lungo anno è stata anche una diffusa malinconia, una diffusa depressione, una diffusa tristezza che ha pervaso tutti, soprattutto gli adolescenti. Gli artisti servono a questo, a rendere testimonianza, a raccontare una storia, a commuovere, a far ridere, emozionare. Questa cosa che viene considerata in maniera sempre un po’ laterale, ovvero l’intrattenimento, è anche qualcosa di molto serio. Invece siamo un po’ stati ridotti a dover subire tutta una lunga conferenza nei salotti televisivi, dove giornalisti, politici, medici parlano di chi andava d’accordo con chi. Abbiamo assistito a questo spettacolo, speriamo che ora le cose ricomincino. Ce lo auguriamo, ma non soltanto perché il settore è a pezzi dal punto di vista economico, ma proprio perché questo settore interessa tutti, la fantasia, l’immaginazione di tutti quanti”.

Il reading di questa sera, promosso dal policlinico San Martino, da Regione Liguria e Comune di Genova, è una delle iniziative istituzionali in occasione di un anno dallo scoppio della pandemia.

“Siamo in un luogo che non è stato scelto a caso per una giornata come questa. Una giornata di ringraziamento e ricordo, di cordoglio e memoria, ma anche di speranza – ha detto il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti – siamo sul tetto di uno dei padiglioni dell’ospedale San Martino, che si stende sotto di noi, quasi a protezione della città e di una regione che ha conosciuto tanti lutti e sofferenze a causa di una pandemia con cui stiamo ancora lottando. Questo ospedale è stato e continua a essere uno dei principali baluardi di cura, un punto di riferimento per i genovesi”.

“Un anno fa non sapevamo come e quanto sarebbe cambiata la nostra vita – dice il sindaco di Genova, Marco Bucci – Oggi essere qui nasconde un’emozione e un significato particolare per ognuno di noi: il pensiero va ai nostri cari, a chi ha sofferto e a chi ancora sta soffrendo per la pandemia. Non solo in termini di salute, ma anche economici, sociali. Il nostro sguardo e il nostro cuore devono però anche rivolgersi al futuro. Un futuro che speriamo arrivi presto, che possa essere fatto ancora di sorrisi, abbracci e libertà di movimento. Quella del Covid è una lezione che non dimenticheremo, mai”.

“Il Maragliano rappresenta per noi un luogo simbolico – spiega il direttore generale del San Martino Salvatore Giuffrida – dove sono arrivati e partiti i vaccini che ci consentiranno di sconfiggere questa terribile pandemia. Colgo l’occasione per rendere merito e onore a tutti coloro che sono stati in prima linea nella lotta contro il coronavirus e per dedicare un ricordo a coloro che non ce l’hanno fatta”.

“La memoria non è un esercizio del passato, ma una visione del futuro chi ci aiuta a preservare tutti noi come comunità – commenta il direttore della Clinica di Malattie Infettive del San Martino Matteo Bassetti – E’ stato importante commemorare tutti quelli che non ce l’hanno fatta a causa del Covid, ricordando anche tutti i colleghi e i sanitari che ci hanno lasciati sul campo in questo anno. E’ altrettanto doveroso ringraziare oggi tutti quelli che hanno lavorato incessantemente nell’ultimo anno nel mondo sanitario: medici, farmacisti, infermieri, OSS, militi e tutte le altre figure ugualmente fondamentali. Il Covid ci ha insegnato che nessun nemico è invincibile quando lo si affronta, come abbiamo fatto da un anno a questa parte, a viso aperto e con la forza dell’esperienza e dell’evidenza medico-scientifica. Solo conoscendo quello che è successo e fissandolo nella nostra memoria, potremo costruire una nuova normalità”.

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