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Lettere al direttore

Marabello replica ad Anpi: “Un’associazione politica (senza partigiani) avvezza a manipolare la verità storica”

Continua il botta e risposta

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Continua il botta e risposta tra Anpi e Fabrizio Marabello: di seguito la replica del responsabile del dipartimento cultura di Fratelli d’Italia Savona al comunicato di Anpi pubblicato ieri sul nostro giornale.

Ringrazio i signori dell’Anpi di Savona per aver ricordato ai lettori di IVG i miei incarichi  associativi e in Fratelli d’Italia ottenuti non per mia “autodefinizione”, come stupidamente asserito, ma per meriti riconosciuti e documentati.

Ovviamente dall’Anpi non prendo lezioni di Storia Patria (né tantomeno “formare” docenti) per giunta da soggetti che non hanno il coraggio di sottoscrivere un comunicato stampa con il proprio nome e cognome. Pertanto mi rivolgo a colui che credo sia attualmente il responsabile provinciale dell’Anpi ovvero al signor Samuele Rago, passato agli onori della cronaca nazionale per aver offeso la memoria di Giuseppina Ghersi (una giovane che nel 1945 fu stuprata e poi barbaramente uccisa dai partigiani rossi) allorquando si decise nel 2017 di dedicarle una targa commemorativa a Noli. In quella occasione, il signor Rago proferì queste spregievoli parole: “Non si dovrebbe omaggiare una fascista con una targa. La pietà per una giovane vita stroncata non allontana la sua responsabilità per aver scelto di fiancheggiare e schierarsi con i nazifascisti che tanto dolore hanno portato in tutta la provincia di Savona”.

Poco dopo, come riporta l’Huffington Post, Rago è riuscito a dire anche di peggio: “La violenza sessuale, che oggi appare incomprensibile, va contestualizzata in un clima di guerra e in un periodo risalente a oltre 70 anni fa». Dopo queste dichiarazioni, alcune sezioni di area cristiana dell’Anpi si erano nettamente dissociate: «Non possiamo condividere l’ostilità a una iniziativa, come quella del Comune di Noli, che si limita a rendere la dovuta memoria a una vittima innocente degli eccessi della guerra di Liberazione”.

C’è da dire, inoltre, che la guerra è terminata da quasi 76 anni, pertanto quanti partigiani sono rimasti in vita? Un numero davvero sparuto. Nel 2019 il governo giallo-verde ha stanziato oltre un milione di euro a favore delle associazioni partigiane. Una cifra abnorme, soprattutto in tempi di crisi economica. Eppure l’Anpi vanta 130mila iscritti. Di questi, solo novemila sarebbero davvero ex resistenti. Nessuno degli altri 120mila, ovviamente, ha fatto la guerra. Gran parte di questi non ha neanche prestato il servizio militare.

Chi, invece, la guerra l’ha fatta davvero viene considerato meno da questo governo, grazie a Dio, uscente. Pensiamo ai militari che negli anni ’80 hanno prestato servizio in Libano o quelli che, negli anni ’90, sono stati in missione in Afghanistan, in Iraq o nelle missioni Nato, ricevono meno risorse rispetto ai “compagni” dell’Anpi. L’ on. Isabella Rauti capogruppo di Fratelli d’Italia nella commissione parlamentare per la Difesa, ha denunciato in più occasioni questa
disparità di trattamento.

Nel frattempo l’Anpi, sempre meno associazione partigiana e sempre più associazione di estrema sinistra, ha preso posizione su tutto. Dal referendum sulle riforma costituzionali di Renzi, alle politiche sull’immigrazione, sulle case concesse ai rom, sul Salone del libro di Torino: insomma cose su cui un’associazione di “reduci” non si comprende perché debba parlare. Riesce difficile immaginarsi l’associazione Alpini che sbraiti su chi possa o non possa fare un comizio o quella dei Granatieri di Sardegna che manifesti per boicottare un libro sgradito … 

L’Anpi è soltanto un’associazione politica (senza partigiani) avvezza a manipolare la Verità storica in tutti i suoi aspetti, che percepisce ingenti contributi statali (come vengano spesi?!) e che reputa fascisti, negazionisti e razzisti coloro che non sono allineati con il loro oscuro pensiero. 

Fabrizio Marabello

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