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Ristoratore e giocatore, Lorenzo Scalia del Finale sulla ripresa dei tornei

Il difensore classe 1990 si esprime positivamente sulla ripartenza a patto che vi siano protocolli all'altezza e tamponi come in Serie D

Finale. La pandemia sta modificando anche la frequenza delle parole nel linguaggio comune. L’ultima in ordine di tempo è “variante”. Sono proprio le varianti del virus a temperare l’entusiasmo post arrivo dei vaccini e a rendere più incerto il futuro per tutti, mondo del calcio compreso.

La Federazione ha da poco comunicato il format con cui dovrà riprendere l’Eccellenza. Volontà di ritornare sui campi che pare stridere con la realtà nella settimana in cui molti ristoratori hanno saputo con poche ore di anticipo il passaggio in zona arancione già da sabato notte e non dal lunedì – come accaduto con la zona gialla – vedendo andare in fumo tutto il lavoro e le spese per organizzare il pranzo di San Valentino.

Storica bandiera del Finale e titolare, insieme al bomber Edoardo Capra, di un noto ristorante nel centro di Finale, Lorenzo Scalia vive da anni entrambi i mondi. “Quanto accaduto in prossimità del 14 febbraio – commenta – è solo la goccia finale. Anche se il mio non è un ‘locale da coppia’ e non avevamo tutto pieno, penso che comunicare la chiusura al venerdì sia stato un colpo basso che andava evitato”. Nonostante le difficoltà del momento, Lorenzo Scalia vede di buon occhio una possibile prosecuzione del campionato: “Non sono mai stato contrario alla ripresa delle competizioni – afferma – ma la cosa che mi lascia più perplesso è il lato organizzativo. Per riprendere ci vogliono un protocollo adeguato e tamponi come in Serie D”.

Eccellenza che, sempre riprendendo le ultime notizie fatte pervenire dagli organi federali, prevederà due retrocessioni. “Ben vengano – conclude – altrimenti non avrebbe senso giocare. In caso contrario avrebbero fatto bene a far giocare solo quei sodalizi che ambiscono al salto di categoria”.

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