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Raddoppio ferroviario, Coldiretti: “Ultimi 30 km non possono impattare negativamente sull’agricoltura”

"Necessario non sacrificare suolo agricolo e avere risposte concrete sulle reali possibilità di commercio che si apriranno per le nostre imprese"

Liguria. “La costruzione della nuova linea ferroviaria a monte rispetto ai centri abitati, arriva ora nella zona ligure più vocata all’agricoltura, la Piana d’Albenga: se da una parte è indispensabile ammodernare, ridurre i tempi di percorrenza e l’isolamento della Liguria, dall’altra è necessario non sacrificare il suolo agricolo e dare una reale risposta alla commercializzazione dei prodotti agricoli e floricoli locali superando l’annoso problema del trasporto su gomme”. Lo affermano i rappresentanti di Coldiretti Liguria.

“Il raddoppio della linea ferroviaria Andora/Finale Ligure e lo spostamento a monte – affermano il presidente di Coldiretti Savona Marcello Grenna e il direttore provinciale Antonio Ciotta – può sicuramente avere un impatto positivo migliorando gli spostamenti in una regione come la Liguria, dove le vie di comunicazione risultano essere sempre più problematiche, ma, d’altro canto, è indispensabile valutare l’impatto che tale progetto può avere sulle realtà agricole del territorio. La preoccupazione, causata anche dal clima di incertezza e dalle risposte che tardano ad arrivare, è che nella Piana intere imprese rischiano di venire letteralmente ‘inghiottite’ dalla ferrovia, con un impatto devastante sul consumo del suolo agricolo e, di conseguenza, sull’intero sistema produttivo locale”.

“La paura di consumo del suolo agricolo non è dovuta, poi, solamente al raddoppio del binario di per sé, ma anche a tutte le opere accessorie che dovranno essere realizzate per la manutenzione degli impianti. Inoltre ancora nessuna certezza si ha sulla reale possibilità di utilizzo di questa nuova e più veloce linea per il commercio delle produzioni locali. È fondamentale che il nostro territorio si ristrutturi e che le imprese possano raggiungere in maniera veloce i mercati europei e tra tutti quello tedesco, fondamentale per lo sviluppo, ad esempio, del settore floricolo locale, ma è necessaria una soluzione che produca il minor impatto ambientale, che consumi meno suolo agricolo possibile, che arrechi meno danni economici alle imprese presenti ed, infine, che dia reali e nuove possibilità di commercio.”

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