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Per Asl e Comune può vedere il figlio ma la ex lo impedisce: “Lo plagia contro di me, sono disperato”

Dopo 12 anni di lotta, non vede e sente il figlio da dicembre 2019 solo per una sgridata a causa delle troppe ore al cellulare

Provincia. Una storia che dura da dodici anni. Dodici anni di lotta, di disperazione di un padre che ha dovuto combattere per riuscire a crescere e vedere il figlio, nonostante tribunale, servizi sociali e Asl abbiamo comunicato che “non esistono motivi affinché siano sospesi i contatti”. Dodici anni di incontri con i servizi sociali, consulenze tecniche d’ufficio, mediazioni famigliari che, per ora, non hanno portato ad una soluzione.

“Ci siamo rivolti al tribunale di Savona, al Tribunale per i Minorenni, ho fatto reclamo in Corte d’Appello, in totale 4 cause, in Liguria non posso fare più nulla, a questo punto non rimane che la Cassazione a Roma e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo – dichiara l’avvocato del padre, Cristina Ceci – In questo momento possono intervenire solo i servizi sociali, gli unici che possono fare una relazione forte nella quale dire che si tratta di un caso di alienazione genitoriale”.

Ma andiamo con ordine. Agli inizi degli anni 2000 Giacomo e Alessia (nomi di fantasia) decidono di andare a convivere, dopo qualche anno dalla loro relazione nasce Marco (nome di fantasia). Nel 2008 la coppia si separa e qui la svolta. La madre impedisce al padre di avere contatti con il figlio. La loro vita si riempie di avvocati, psicologi e processi, Marco viene affidato (e lo è attualmente) ai Servizi Sociali e continua a vivere con la madre. Il Tribunale per i Minorenni, dopo una valutazione delle capacità genitoriali di Giacomo, delibera che ha tutti i diritti di espletare il suo ruolo di padre e incontrare il figlio. Con piccoli passi, durati anni, Giacomo quindi conquista il diritto di avere presso di sé per qualche giorno Marco.

Ma successivamente i rapporti vengono di nuovo interrotti, “anche nella semplice declinazione di un contatto, una risposta ad un messaggio, una visita ai nonni, a causa di una pericolosità, non avvallata dai fatti, ma fortemente paventata e sostenuta dalla mamma” dicono dai Servizi Sociali. Un atteggiamento che li preoccupa in quanto, spiegano, “grava su Marco, che non esprime un rifiuto netto del padre e resta così in una condizione di limbo in cui non può contare sulle cose positive della sua storia e della famiglia paterna, e nemmeno concedersi il beneficio della prova”.

Ma perché Alessia si comporta così? Secondo l’avvocato Ceci a causa di “un suo rifiuto nei confronti di Giacomo come padre”. “Non c’è stato nessun tradimento – precisa – semplicemente Giacomo e Alessia sono persone totalmente differenti con estrazioni sociali diverse, ma d’altronde come abbiamo sempre detto alla signora: è stata lei a scegliere quest’uomo, che magari le piaceva proprio perché era una persona semplice”. L’avvocato poi spiega: “Il loro è un legame che viene definito disperante, ovvero quando uno dei due, in questo caso la madre, continua ad essere legato all’altro attraverso la lotta, le separazioni quindi durano anni perché il modo di far durare la separazione è un modo per tenere comunque legata l’altra persona”.

Il rapporto dello psicologo dell’Asl evidenzia, inoltre, che a causare questo comportamento sia “la gelosia e la rabbia della madre”. Sembrerebbe, infatti, che a causare la rottura siano state le preoccupazioni di Alessia nei confronti di una ex del compagno. Il suo comportamento viene riassunto dallo psicologo nella sua relazione con queste parole: “Tu Giacomo non rompi il tuo legame con la ex ed io rompo il tuo legame con il figlio. Tu non lo vedrai più!”.

In questo quadro, i servizi sociali – appurate le capacità genitoriali di Giacomo – dal 2008 ad oggi hanno lavorato per garantire al minore la bigenitorialità e quindi la frequentazione tra padre e figlio.

Gli anni passano, Marco viene seguito in psicoterapia e, tra tutte le difficoltà, da bambino diventa un adolescente. È dicembre 2019, quando Giacomo sgrida il figlio perché utilizza per troppe ore il telefonino e gli propone di uscire e andare a fare una passeggiata insieme. “Ovviamente Marco, come tutti gli adolescenti, si arrabbia e – racconta l’avvocato Ceci – a fronte della chiusura del ragazzino, la madre utilizza questa sgridata, assolutamente legittima per un padre, per cavalcare la situazione. I servizi sociali convocano madre e figlio, quest’ultimo non rifiuta in modo aprioristico gli incontri con il padre, ma poi arriva il Covid-19 e i due si allontanano per un po’ di mesi. Ne risulta che Giacomo non è più riuscito a vedere e ad avere un contatto telefonico con Marco da più di un anno. Sembrerebbe, infatti, che i messaggi inviati vengano prima letti dalla madre e probabilmente mai consegnati al ragazzo”.

“La convivenza con la madre – continua l’avvocato – fa sì che Marco non riceva da lei, a mio parere, quelle sollecitazioni che sono necessarie nella condivisione tra i due genitori di un progetto genitoriale che porti a maturazione un ragazzino di 15 anni. La madre, invece che assecondarlo, avrebbe dovuto dire: ‘Caro figliolo, papà ha ragione se stai sempre al telefonino’. Non si può dire che si tratti di un padre degenere solo perché ha sgridato il figlio che usava il cellulare, altrimenti, come spesso accade, i padri separati non possono più esplicitare il loro ruolo di genitore”.

“È evidente – aggiunge Ceci – che si tratti di un caso di alienazione genitoriale. Quando sono coinvolti bambini piccoli allora noi legali chiediamo l’accompagnamento obbligatorio del genitore del ragazzino presso il servizio sociale. Invece quando ci troviamo di fronte a ragazzi di 15 anni, che parrebbero avere una autonomia di pensiero, come possiamo obbligarli a frequentare il padre? Questo è il limite nel quale noi avvocati familiaristi  ci troviamo di fronte e oggi accade sempre più spesso. A fronte di una sgridata oppure di un intervento normativo del padre non collocatario, ossia il genitore che non ha in convivenza presso di sé il figlio, i figli furbescamente, ma fa parte dell’età, utilizzano a loro vantaggio il genitore più accondiscendente e non quello normativo, si blocca così la maturazione del ragazzo”.

Ceci poi conclude: “Se un tribunale ha detto che il tuo compagno è degno di essere padre, deve fare il padre. Non può essergli impedito a causa di fantasmi che ha in testa la madre. Giacomo è un uomo disperato, speriamo che i Servizi Sociali possano trovare una soluzione, siamo nelle loro mani”.

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