Uniti

Pastorino (Linea Condivisa), Candia (Lista Sansa), Bruno (Europa Verde) dicono no all’estrazione del titanio dal Parco del Beigua

La conferenza dei servizi avrebbe approvato operazioni di scandaglio

Liguria. “Se la Compagnia Europea del Titanio dovesse formulare una richiesta ufficiale per l’estrazione del titanio nell’area del Monte Tarinè, cuore del Parco del Beigua, Regione Liguria direbbe NO”. Così parlò in consiglio regionale, nel novembre 2020, l’assessore regionale con delega alla Pianificazione territoriale e alle Attività estrattive Marco Scajola, in merito alla possibile estrazione del titanio. Dichiarazioni che, apprendiamo a nostro malgrado, sono pronte ad essere sconfessate con i fatti.

“Nel giro di tre mesi le parole dell’assessore Scajola sono state smentite, nonostante fossero state pronunciate in maniera chiara a seguito dell’interrogazione posta in consiglio regionale dal consigliere regionale di Linea Condivisa Gianni Pastorino e dalla consigliera regionale della Lista Sansa Selena Candia” – dichiarano i rappresentanti di Linea Condivisa, Lista Sansa ed Europa Verde.

“Siamo venuti a conoscenza che invece, alcuni giorni fa, in conferenza dei servizi, con il giudizio negativo del Parco del Beigua e dei due Comuni su cui ricade il territorio, ma con il parere favorevole di Regione, provincia competente e Arpal, si autorizzano le operazioni di esplorazione, di scandaglio – aggiungono i rappresentanti politici.
L’obiettivo è infatti quello di accertare se nel monte Tarinè, tra Sassello e Urbe, vi sia un giacimento di titanio.

“Naturalmente noi riteniamo questo un fatto molto grave, che mette già da ora a repentaglio l’equilibrio del Monte Beigua, un’area naturalistica di assoluta importanza” – spiegano Gianni Pastorino, Selena Candia e Danilo Bruno –. Siamo consapevoli che il problema non è l’analisi prevista, tra l’altro senza il carotaggio, ma i presupposti che si potrebbero creare di fronte alla rilevante presenza del titanio, che porterebbe alla sua estrazione”.

È giusto ricordare, per fare chiarezza, che il minerale grezzo potenzialmente estraibile sarebbe solo il 6% della roccia e il rimanente 94% andrebbe collocato in discariche molto estese da crearsi nelle vicinanze. Con il rischio, come spiegano diversi studi scientifici, di andare a sollecitare la presenza di amianto, presente per il 10/15% nelle rocce del giacimento.

“Per questo motivo chiederemo alla Regione, con insistenza – proseguono i rappresentanti di Linea Condivisa, Lista Sansa ed Europa Verde – di bloccare questa operazione e di assumersi la responsabilità di negare qualsiasi attività estrattiva di titanio nel parco”.

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