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Nuovo Governo, Draghi ottiene l’appoggio di quasi tutti: è rebus alleanze. Domani nuove consultazioni

Solo la Meloni si è chiamata fuori dall'appoggio al nuovo esecutivo, che ora dovrà scegliere il colore dei numeri

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Liguria. Al termine del primo giro di consultazioni per il nuovo Governo, sul carro di Draghi sembrano essere saltati praticamente tutti (eccezion fatta per Fratelli d’Italia) per un consenso alla scelta del Quirinale che forse neanche lo stesso Presidente del consiglio incaricato sperava di avere. Ma se questo passaggio è passato, per l’ex governatore della Bce arriva la fase cruciale, ovvero quella politica, quella delle scelte.

Si perché se tutti si sono dichiarati pronti a sostenere il governo, tutti lo hanno fatto portando le proprie istanze, non sempre compatibili, anzi, quasi mai. A creare scompiglio, sia a destra che a sinistra, la disponibilità di Matteo Salvini a sostenere il nuovo esecutivo, una scelta definita da alcuni “giravolta europeista“, ma che lo stesso leader della Lega ha definito come “scelta pragmatica“. Se la cosa ha fatto infuriare Giorgia Meloni, unica ad aver ribadito il no di fronte a Draghi, creando una forte spaccatura nel centro destra, a sinistra non è arrivata indolore: l’inaspettato (?) cambio di atteggiamento di Salvini, infatti, apre scenari nuovi per la conta in Parlamento, mettendo si Partito Democratico che M5s sulla graticola politica, sia interna che esterna.

Con i suoi 131 deputati alla Camera, infatti, la scelta della Lega non è indifferente alla composizione della futura alleanza di governo, se ci sarà: se Fratelli d’Italia si sono chiamati fuori, per arrivare ad un maggioranza “partendo da destra” oltre a Lega, Forza Italia, Italia Viva e Gruppo Misto servirebbe comunque o un M5s o un Pd, la cui adesione ad un progetto di governo con Salvini, però di fatto è stata esclusa. Fino a oggi, per lo meno: all’interno dei pentastellati, infatti, sono diverse le correnti “di governo comunque e con chiunque“, come peraltro già successo in questi anni di legislatura.

Se i invece si partisse nuovamente a fare i conti dal centro sinistra, allora la situazione non sarebbe molto differente ai tentativi del Conte-ter, senza però la presenza “non gradita” di Conte, con la possibilità quindi di ricompattare Italia Viva, insieme a Forza Itala e Cambiamo!, oltre al gruppo misto. In questo caso Salvini avrebbe buon gioco a fare “l’escluso” prendendo il ruolo di opposizione però “responsabile”, e nella posizione di potersi smarcare in caso di esiti negativi (a livello elettorale) del governo Draghi, o poter saltare sul carro del vincitore in caso contrario.

Una situazione da alcuni osservatori definita come la “peggiore possibile” perché nuovamente non chiara e univoca, e dagli esiti incerti per tutti gli attori in campo. Per questo motivo il secondo giro di consultazioni sarà decisivo per Mario Draghi, un tecnico chiamato a salvare il paese partendo dai numeri. Ma anche i numeri hanno un colore.

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