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Inchiesta sulla chirurgia plastica al Santa Corona: un patteggiamento e varie assoluzioni

Il Gup Alessia Ceccardi ha stabilito il "non doversi procedere" per diversi capi di accusa

Savona. Si è concluso questa mattina in Tribunale a Savona il procedimento relativo all’inchiesta sul reparto di chirurgia plastica dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, che era stata portata avanti dalle Fiamme Gialle. E’ infatti arrivata la sentenza, emessa oggi al termine dell’udienza preliminare, della Gup Alessia Ceccardi, una vicenda per la quale il procuratore savonese Ubaldo Pelosi aveva chiesto il rinvio a giudizio di 32 persone, tra cui quattro medici: l’attuale primario del reparto chirurgia plastica maxillo-facciale pietrose Giuseppe Pizzonia, il suo predecessore Mauro Ferraro, il dottor Paolo Barello e l’ex membro dell’equipe, oggi all’estero, Manlio Ottonello, che dovevano rispondere di varie accuse, dal peculato fino al falso ideologico finalizzato alla truffa aggravata.

Nei guai, insieme a loro, sono finiti anche 28 pazienti accusati di truffa in concorso coi medici perché si sarebbero sottoposti ad interventi di chirurgia plastica (seni al silicone e liposuzioni) per motivi estetici fingendo di avere un tumore per essere operati a spese del servizio sanitario nazionale. I casi che erano finiti nel mirino degli inquirenti erano quasi un centinaio, ma in alcuni è stato accertato che i beneficiari degli interventi sarebbero stati considerati “inconsapevoli” delle irregolarità.

Manlio Ottonello ha patteggiato la pena di un anno e 300 euro di multa per un capo d’accusa, per gli altri il giudice ha disposto il “non doversi procedere”. Per Giuseppe Pizzonia e gli altri medici si è svolto il rito abbreviato: per alcuni capi di accusa la sentenza ha stabilito il “non doversi procedere” in quanto il fatto non sussiste (interventi dichiarati di natura medica e non estetica), altre accuse sono state prescritte e infine per altre ancora nessun procedimento a seguito di risarcimenti già erogati all’Asl.

In sostanza, al vaglio del procedimento solo alcuni interventi medici che, a seguito di perizie, erano stati ritenuti di natura palesemente estetica. Nel corso delle indagini preliminari erano stati contestati, in tutto, almeno 56 interventi, per un danno alle casse pubbliche di almeno 600 mila euro, ed erano state vagliate dai periti del Tribunale varie cartelle cliniche.

Tra i pazienti nel mirino dell’indagine anche una donna, L.B., 40 anni, con un’anamnesi familiari di tumore maligno del seno, che aveva sostituito protesi mammarie che si erano rotte dopo un precedente intervento del 2009 e poi il successivo di sostituzione del 2014: attraverso una perizia è stato dimostrato che l’intervento aveva finalità terapeutica e quindi era legittimamente erogabile dal servizio sanitario nazionale e di conseguenza il Gup ha disposto il non doversi procedere. La donna è stata difesa dall’avvocato Alessandro Parino: “Sono molto soddisfatto che la mia cliente, ovviamente insieme ad altre donne, sia stata scagionata perché il fatto non sussiste, dopo 6 anni in cui, a un evidente disagio di natura medica, si era sommato quello di trovarsi sotto indagine e poi imputata di un’accusa fastidiosa come quella di truffa con tutte le conseguenze, anche professionali, del caso” ha commento il legale savonese.

“Sicuramente tutto ciò poteva essere evitato se già dalla fase delle indagini preliminari si fosse osservata con maggiore rispetto e attenzione la storia clinica della mia cliente: rispetto e attenzione che avrebbero consentito di stralciare da tempo la sua posizione, ma oggi evitiamo le polemiche e festeggiamo l’assoluzione” conclude.

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