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Governo, ecco i nomi dei senatori liguri del M5s che non voteranno la fiducia a Draghi

Pronta la "scissione", ore decisive per la tenuta del Movimento

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Liguria. Di sicuro non sarà il loro voto a spostare gli equilibri: il governo Draghi, che stasera a partire dalle 22 sarà sottoposto al voto di fiducia del Senato, potrebbe diventare quello con la maggioranza più ampia mai vista nella storia repubblicana. Ma a fare rumore, nell’aula di palazzo Madama, sarà soprattutto la spaccatura aperta dai dissidenti del Movimento 5 Stelle, pronti a dire “no” andando contro la linea di Beppe Grillo e contro l’esito della (contestatissima) consultazione sulla piattaforma Rousseau.

Ed è tra questi nomi che bisogna cercare gli unici liguri destinati a stare all’opposizione nei prossimi mesi (anni?), visto che non si contano cittadini della nostra regione tra le fila di Fratelli d’Italia e Sinistra Italiana. Nomi che potrebbero confluire, secondo ipotesi giornalistiche ma anche inequivocabili dichiarazioni, in un nuovo gruppo parlamentare che potrebbe includere anche Alessandro Di Battista, già determinato a lasciare il M5s.

“Voterò contro, questa sera più che mai”, ci conferma il senatore Mattia Crucioli che fu il primo sostenitore dell’alleanza giallorossa per le regionali in Liguria. Poi, intercettato sotto palazzo Madama, chiarisce in maniera ancora più esplicita che lascerà i Cinque Stelle: “Ovviamente non posso più essere nel M5S, la scelta di campo è radicale“. E su un possibile gruppo di opposizione: “Me lo auguro e lavorerò per questo. Per fare opposizione occorrerà essere organizzati. Se ci saranno i numeri sarà sicuramente molto più utile stare dentro un gruppo”. Di Battista? “Ogni tanto lo sento, lui ha detto chiaramente che vuole parlare soltanto per sé stesso, ma se volesse tornare in campo sarebbe il benvenuto”.

Non darò la fiducia a questo Governo“, annuncia anche Matteo Mantero che viene conteggiato tra i contrari e non tra gli astenuti. “Ognuno deciderà per la sua sensibilità – aggiunge -. Io non lascerò il Movimento, non faccio parte di nessuna cordata o fazione. Avremmo dovuto dire subito no al governo Draghi, guidato dalla finanza internazionale, che è sicuramente la cosa più distante dal M5s da quando è nato. Sono pronto a votare a favore di provvedimenti per la transizione ecologica e il sostegno alle piccole e medie imprese, ma se si sceglierà una strada diversa voterò contro”.

Il “sì” non arriverà nemmeno da Elena Botto, che al momento non rilascia dichiarazioni, ma che su Facebook aveva annunciato il voto contrario su Rousseau, lamentandosi inoltre per l’assenza dell’opzione “astensione”. Opzione che nemmeno il capo politico Vito Crimi considera percorribile: “Il voto degli iscritti è chiaro, a quello dobbiamo attenerci”. Con un grande interrogativo: chi non voterà la fiducia verrà espulso dal Movimento? Subirà un procedimento disciplinare? Il ministro D’Incà si è limitato a dire che verrà seguito il regolamento.

Anche se dovesse prevalere la “linea moderata”, il distacco dalla casa madre grillina questa volta potrebbe essere notevole. Fenomeno già visto a Genova e in Liguria, dove però le varie scissioni viste negli ultimi anni (prima quella di Paolo Putti, poi quella di Marika Cassimatis e infine quella di Alice Salvatore) non hanno portato a risultati eclatanti dal punto di vista politico.

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