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Lettere al direttore

Foibe: il genocidio degli Italiani nella Venezia Giulia, nel Quarnaro e nella Dalmazia

di Roberto Nicolick

Quello che accadde sul nostro confine orientale , nel 1943 e nel 1945, sembra sia stato immaginato da una mente malvagia e in effetti è proprio così, un militare , ex sergente dell’esercito imperiale Austroungarico, in seguito membro del partito comunista dell’Unione Sovietica e appartenente al NKVD, poi leader indiscusso della resistenza Jugoslava , Josip Broz detto Tito, da ordini precisi e puntuali per compiere una vera e propria pulizia etnica in Venezia Giulia, Quarnaro e Dalmazia ai danni delle popolazioni Italiane da secoli residenti in quelle zone.

Il piano è chiaro, sradicare gli Italiani e la cultura italiana, da quelle terre per sostituirli con popolazioni slave , meglio ancora se di fede comunista.

Il metodo è quello del terrore, delle deportazioni, delle esecuzioni sommarie, gli esecutori sono all’inizio, i partigiani Titini Slavi, coadiuvati da collaborazionisti come i partigiani locali comunisti, in seguito saranno sostituiti da militari inquadrati nell’esercito popolare di liberazione, agli ordini di spietati elementi della polizia segreta di Tito, OZNA che poi provvederanno a liquidare anche i collaborazionisti comunisti in quanto Italiani.

Il luogo dove avvengono le esecuzioni sommarie, leggi omicidi, stupri, violenze , sono le foibe, in buona sostanza grotte verticali, voragini carsiche profonde diverse decine o centinaia di metri, dove le vittime, uomini, donne, minori, anziani tutti Italiani sono gettati , in qualche caso dopo un colpo alla nuca ma nella stragrande maggioranza ancora vivi. E in quei luoghi di foibe ve ne sono migliaia, grandi e piccole.

Chi precipita ancora vivo nella foiba, ha la prospettiva di una lunga e dolorosa agonia in mezzo ai cadaveri di amici, parenti o sconosciuti, d’altra parte i morituri vengono legati fra di loro a coppie o a gruppi di tre, con il filo di ferro e quando il primo, assassinato dal piombo slavo, precipita è i seguito a ruota dagli altri, tutti accomunati dal destino di morte atroce a cui gli sgherri di Tito li hanno ingiustamente accomunati.

Le foibe erano una opportunità comoda di occultare migliaia di corpi e quindi di nascondere il genocidio degli Italiani agli occhi del mondo, ma vi sono stati casi in cui i plotoni di assassini slavi hanno scavato gigantesche fosse comuni all’interno della cosiddetta Selva di Tarnova, una foresta su di un altopiano nelle Alpi Dinariche, queste fosse sono state recentemente sondate e secondo alcune stime contengono alcune centinaia di vittime della ferocia comunista, prevalentemente ragazzini.

Gli assassini con la stella rossa che compiono queste atrocità sono feroci di natura e vivono un odio inumano verso gli Italiani in genere, la ideologia comunista completa il quadro psicologico di questi soggetti naturalmente protesi verso atteggiamenti di crudeltà, per loro togliere la vita da un essere umano è come fumare una sigaretta se poi la vittima che hanno davanti è un Italiano, allora ci mettono una punta di odio in più.

Le donne , in genere prima di essere uccise subiscono violenti abusi sessuali ripetuti da parte di tutti i componenti il gruppo, dopo le violenze sessuali, è uso infierire sul corpo della sventurata tagliandole i seni e se incinta sventrandola e asportando il feto. Figure emblematiche di queste atrocità sulle donne, Norma Cossetto, che tutti conosciamo e Libera Sestan, di anni 24, sposata con un capitano dei Carabinieri, madre di due bimbe.

Per mezzo secolo questo genocidio, rimase in ombra, mentre migliaia di corpi marcivano nelle foibe o nelle fosse comuni, gli assassini slavi e il loro capo godevano di trattamenti pensionistici e di onorificenze elargite dallo Stato Italiano nonostante il sangue sparso da questi individui.

Il bilancio di questo genocidio è il seguente : migliaia di morti , terrore e violenze indescrivibili, un esodo biblico di circa mezzo milione di persone, Italiani, Tedeschi e Sloveni Cattolici anti comunisti e in ultimo terre e beni Italiani passati in mano straniera.

Da pochi anni, 2004, in modo tardivo lo Stato Italiano attraverso i suoi governi spesso ambigui e imbelli hanno istituito la Giornata del Ricordo per commemorare anche se parzialmente quello che accadde al nostro confine Orientale. Tuttavia, a parte il ricordo ufficiale , doveroso, sta soprattutto a noi, indipendentemente dalla fede politica, ricordare questo genocidio e onorare le vittime di una barbarie che a differenza dell’Olocausto, subito denunciata e i cui responsabili vennero processati pubblicamente, per mezzo secolo fu taciuta, oscurata vergognosamente. Le vittime delle atrocità non devono essere dimenticate ma ricordate sempre e in tutti i modi possibili.

Roberto Nicolick

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