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Crisi di governo, Toti scommette sul “Conte ter” e Genova resta fuori dal toto-ministri

Per il nuovo esecutivo si apre una porta per gli spezzini Orlando e Paita, poche possibilità per l'ex sindaco di Bogliasco Pastorino

Liguria. Se dovessi scommettere, scommetterei sul Conte ter“. In verità lo dice da qualche settimana Giovanni Toti, spettatore non troppo silenzioso di questa crisi, rimasto in ballo per qualche settimana finché non è passata in cavalleria l’ipotesi del governo di unità nazionale che aveva caldeggiato dai primi giorni.

Del resto l’entrata in scena dei parlamentari di Cambiamo! – e magari chissà, dello stesso governatore – sarebbe stato l’unico modo di condire in salsa ligure le vicende politiche di queste ore. Sullo scacchiere dei partiti della vecchia maggioranza, quella da cui Mattarella ha indicato di ripartire e che il presidente della Camera Roberto Fico ha il compito di ricomporre, Genova resta relegata a una posizione marginale, posizione che manterrà anche nei prossimi mesi, salvo sorprese al momento non contemplate.

Ieri Pd, M5s, Leu e Italia Viva si sono seduti intorno al tavolo sul programma, ma la quadratura del cerchio sembra ancora molto lontana. Reddito di cittadinanza e Mes sono da rivedere, rilancia Italia Viva aprendo lo scontro con i 5S, che vogliono ampliare il primo e non vogliono sentire parlare del secondo. Il partito guidato da Matteo Renzi apre poi a un dialogo con le opposizioni: su riforme e Recovery la proposta è quella di dare vita a delle bicamerali (queste sì, proposte anche da Toti), con tanto di presidenza alle minoranze. Ancora ventiquattro ore e l’esploratore Fico dovrà salire al Colle per riferire al Capo dello Stato l’esito del lavoro di questi giorni ma il cammino per il Conte ter è ancora in salita. Si litiga tutto il giorno ma si tratta anche. Oggi i lavori sul programma riprenderanno e poi il presidente della Camera potrebbe anche tentare un secondo giro di consultazioni.

Intanto è partito il toto-ministri. E qui a dire il vero un nome ligure nel borsino c’è: è quello di Andrea Orlando, già ministro della Giustizia sotto i governi Renzi e Gentiloni, che potrebbe tornare come guardasigilli o come titolare dell’Ambiente. Secondo alcuni potrebbe diventare anche vicepremier. Ligure ma non genovese, visto che il vicesegretario del Pd è nato alla Spezia e lì conserva il proprio bacino di voti. Per lo stesso ruolo sono in lizza la costituzionalista Marta Cartabia (papabile premier per un possibile esecutivo tecnico o di larghe intese) e l’ex ministra Paola Severino che fu nella squadra di Mario Monti.

Un’altra spezzina che potrebbe fare il salto è Raffaella Paita, deputata ex Pd oggi Italia Viva, improbabile come ministra delle Infrastrutture (uno dei dicasteri ai quali aspirano i renziani), ma non come sottosegretaria, visto che è già presidente della commissione Trasporti della Camera. In quella stessa posizione nello staff di De Micheli oggi c’è il pentastellato Roberto Traversi, nato a Milano ma cresciuto a Chiavari, pronto a uscire di scena nel maxi rimpasto che va profilandosi.

Un genovese – anzi, bogliaschino – che guarda dalla finestra è Luca Pastorino, segretario di presidenza della Camera dei deputati (la carica istituzionale più alta che possa vantare la Liguria al momento) ed esponente di Leu, che tuttavia non si muoverà da lì se entrerà in gioco Orlando e soprattutto se resterà al suo posto Roberto Speranza, ministro della Salute in quota Articolo Uno. Le possibilità, insomma, sono scarse.

Per quanto in salita, sembra ormai scontato che la strada sia quella di una riedizione del governo giallorosso. E dopo giorni di trasferte romane con tanto di visita al Quirinale, Toti dovrà accontentarsi di fare opposizione da Genova: “Noi avevamo dato la disponibilità – ricorda oggi a Radio24 – le possibilità erano due: o un governo con personalità tecniche o un governo in cui i principali partiti impegnavano gli esponenti di punta. Ma non si è neanche arrivati sul bordo di quella porta. Siamo nell’ambito del vecchio governo rimaneggiato e non ci interessa”.

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