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Covid, Toti boccia l’idea di restrizioni nazionali contro le varianti: “L’allarmismo non aiuta nessuno”

Il presidente ligure chiude la porta al collega Bonaccini: "Non vedo perché inasprire ulteriormente le chiusure in Liguria"

Liguria. Restrizioni generalizzate sul territorio nazionale per arginare le varianti. Lo ha chiesto l’emiliano Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni, ma Giovanni Toti non è d’accordo e chiude le porte a questa possibilità: “Sono favorevole a un sistema che ci consenta maggiore duttilità – spiega – Di sicuro oggi non vedo in Liguria, a eccezione del distretto di Ventimiglia, una situazione tale da inasprire ulteriormente le chiusure”.

E poi contrattacca: “Ritengo che un approccio allarmistico non aiuti nessuno, né il lavoro che dovrà fare il nuovo governo né le categorie né il sistema ospedaliero che è giusto abbia tutto l’aiuto di cui ha bisogno sulla base delle necessità reali”.

“Ci incontreremo domani e ne parleremo con le altre Regioni”, taglia corto il presidente ligure, che vedrebbe bene “semmai l’istituzione di zone rosse e anche bianche di dimensioni diverse da quelle delle regioni. Se si decide un approccio diverso direi che possiamo confrontarci”.

Nel frattempo la Liguria resta in zona arancione ancora per una settimana anche se il combinato di Rt e livello di rischio sarebbero da giallo e, se tutto andrà come previsto, le restrizioni termineranno con l’inizio di marzo. La presenza della variante inglese ha una prevalenza del 21%, secondo gli ultimi dati rilevati a livello regionale, ma questo non sta portando a una crescita significativa dei contagi e dei ricoveri.

“Rimane ancora una differenza sostanziale tra il distretto sociosanitario di Ventimiglia e il resto della Liguria – evidenzia Toti -, ma i dati rilevano una sostanziale stabilità con un lieve calo dell’incidenza del virus, a dispetto delle varianti che preoccupano molto il mondo scientifico e i responsabili della sanità pubblica come noi, ma che per il momento non incidono sui nostri numeri. Lo dimostra anche il calo degli ospedalizzati, 19 in meno rispetto a ieri, per complessivi 581 pazienti ricoverati: siamo scesi sotto le 600 unità e questa è senz’altro una buona notizia. Calano anche i pazienti in terapia intensiva. Speriamo sia un andamento duraturo. Certamente la situazione è da tenere attentamente sotto controllo, soprattutto nel ponente ma al momento il sistema non risente di alcun fattore che faccia invertire la tendenza in progressivo calo da tempo“.

Sull’argomento interviene anche il subcommissario di Alisa e responsabile Prevenzione, Filippo Ansaldi, che riguardo all’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità, precisa: “E’ riferito alla settimana dall’8 al 14 febbraio, ma non per tutti gli indicatori. L’Rt riportato nel report, superiore a 1 (1.02), è relativo al 2 febbraio: in queste due settimane il profilo della curva è cambiato in meglio e quindi anche l’Rt è verosimilmente più basso. La pressione ospedaliera risulta sotto soglia rispetto a quella indicata come ‘pericolosa’. Circa i nuovi casi, l’incidenza media giornaliera è in diminuzione. Per queste ragioni, la valutazione globale del rischio della Liguria è bassa, è basso l’impatto del Covid sul sistema sanitario regionale ed è bassa la probabilità di progressione. Questo ci dice che gli indicatori sono da area gialla. Ora siamo ancora in arancione perché sono necessarie due settimane con tutti gli indicatori da area gialla per il passaggio di zona quindi se la prossima settimana avremo indicatori gialli, al suo termine potremo tornare in area gialla”

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