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Covid, Anselmo: “No a chiusure generalizzate, dobbiamo confidare nel vaccino”

Intervista di Assfad al primario di Malattie Infettive dell'ospedale San Paolo di Savona

Savona. “A un anno dall’inizio della pandemia la stanchezza e lo sconforto stanno prendendo il posto della forza e della fiducia che animava i primi mesi. Abbiamo tutti bisogno di parole chiare dette da uomini di indiscutibile carisma, preparazione e onestà”. Con questo spirito Assfad, associazione che si occupa di malattie del fegato fondata dal cantante lirico Matteo Peirone, ha chiesto a Marco Anselmo, primario di Malattie infettive dell’ospedale San Paolo di Savona, di fare il punto della situazione.

Dottor Marco Anselmo, qual è la situazione attuale? In particolare nella nostra regione e nella nostra Savona?
Come in tante altre Regioni la situazione della Liguria è a macchia di leopardo. Al momento a Savona siamo in una bolla (in settimana diminuiti i ricoveri) contornata da situazioni decisamente più preoccupanti in ASL 1 e ASL3. In ASL1 (Imperiese) per le infezioni contratte dai frontalieri nella vicina Provenza e a Genova (ASL3) per numerosi cluster esplosi in diverse RSA.

Cosa significa l’arrivo delle varianti e che impatto può avere?
Non ci deve stupire che il virus SARS-CoV-2 abbia un riassortimento e una mutazione virale, come peraltro capita a tantissimi virus (prendiamo esempio da quello della classica influenza). Anche in questo caso può variare la trasmissibilità: è il caso della maggior diffusione della “variante inglese”. E’ invece importante che non ci sia, come pare ormai assodato, un maggior impatto sulla gravità della malattia e soprattutto sull’efficacia vaccinale. Anche questo dato, per la “variante inglese” è confortante.

Le “zone” che diventano gialle il lunedì e tornano arancioni la domenica bloccando l’attività di bar e ristoratori o le chiusure degli impianti da sci stabilite poche ore prima della loro apertura, mettono a dura prova la solidarietà nazionale che ci ha guidato fin qui. Dobbiamo aspettarci altre chiusure generalizzate?
Non sarebbe, a mio avviso, una soluzione auspicabile. L’economia deve comunque ripartire e se sapremo cadenzare bene e velocemente le vaccinazioni potremo essere più protetti mantenendo comunque uno stile di vita che garantisca le protezioni che oramai abbiamo (abbastanza) imparato ad usare.

Come sta andando il piano vaccinale?
L’organizzazione è buona, nella nostra ASL in particolare, e di questo dobbiamo soprattutto ringraziare il Dipartimento di Igiene e Sanità Pubblica e per quanto riguarda i Dipendenti sanitari la Medicina Preventiva che hanno dimostrato una organizzazione veramente efficiente.

Che consigli dare e che parole usare con coloro che sono scettici quando non contrari al vaccino?
Contro il coronavirus al momento non sono stati scoperti farmaci antivirali, la cura in ospedale è solo sintomatica e in taluni casi inefficace. È per questo che dobbiamo rivolgerci al vaccino come una prevenzione sicura ed efficace. Abbiamo sconfitto tante altre malattie virali non attraverso una terapia efficace ma poiché è stato adottato un vaccino somministrato a tappeto (polio, vaiolo).

Tra la gente sta salendo un sentimento di sconforto, depressione, a volte di rabbia. Sembra che un anno di sacrifici non sia servito a nulla e che chi prende decisioni, spesso all’ultimo momento, sia in balia degli eventi senza avere chiare linee di condotta. Tutto inutile quanto fatto finora?
In medicina non c’è nulla di inutile, la scienza ha bisogno dei suoi tempi. Ci siamo trovati di fronte ad un virus nuovo, siamo stati in grado di fronteggiarlo e di prendere provvedimenti di difesa efficaci, mai sperimentati nelle nostre generazioni. In poco tempo sono stati prodotti vaccini che potrebbero cambiare la storia della malattia. Viviamo questo senso di inutilità forse per la ragionevole stanchezza che abbiamo accumulato in questi 12 mesi. Questo sentimento può essere comprensibile ma vi invito a guardare al futuro con più serenità.

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