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Confindustria Genova: “Giusto togliere il blocco licenziamenti, le aziende devo riorganizzarsi”

"Non ci sarà una macelleria sociale. Draghi? Non esistono salvatori della patria, ma abbiamo fiducia in lui, solo un governo tecnico può fare le riforme"

Liguria. Il blocco dei licenziamenti, salvo proroghe, scadrà il 31 marzo 2021: “Crediamo sia giusto toglierlo, alcune aziende devono riorganizzarsi. Del resto non vediamo perché debbano esserci licenziamenti di massa”. Questo il commento di Giovanni Mondini, presidente di Confindustria Genova, che oggi ha presentato il rapporto sugli indicatori economici per il 2020 e le previsioni del 2021. Dati che in sintesi dimostrano una lenta crescita dell’industria già nell’ultimo semestre e una situazione ancora critica per quanto riguarda i servizi nell’area metropolitana.

L’industria sta andando bene, tenuto conto di tutti gli scenari – conferma Mondini – Per i settori che non potranno ripartire nei servizi, come il turismo, i congressi e lo spettacolo, probabilmente ci sarà una proroga del blocco. Se la liberalizzazione avverrà solo per il manifatturiero non ci sarà una macelleria sociale. Siamo confidenti che si possa andare avanti”.

Eppure Confindustria ammette che, una volta tolto il blocco dei licenziamenti, qualcosa succederà. “È ovvio che molte imprese dovranno cambiare tante cose – argomenta Mondini -. Un po’ di riorganizzazione ci sarà, bisognerà cambiare parte del personale, ci sarà una fase intermedia tra licenziamenti e nuove assunzioni. C’è chi va meglio e chi va meno”.

Confermato l’endorsement a Mario Draghi, incaricato dal presidente Mattarella di formare un governo, ma senza eccessivi entusiasmi: “Che ci sia fiducia in Draghi penso sia giusto, la dice la sua storia, quello che ha fatto”. Però “non c’è nessun salvatore della patria, lo stesso Draghi avrà molte difficoltà. C’è molto da lavorare”, aggiunge Mondini.

La ricetta per la ripresa? “Ci vogliono riforme che aiutino a prendere i soldi del recovery fund. Se non sburocratizziamo non sapremo mai spendere. Tutto questo deve essere accompagnato da una riforma della pubblica amministrazione e della giustizia, non quella che aveva in mente Bonafede. E anche fiscale, che non vuol dire per forza abbassare le tasse. A nessuno fanno piacere governi tecnici, ma siamo alle solite: queste riforme le può fare solo chi non deve ottenere consenso a breve termine”.

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