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Case vacanze “fantasma”, Alassio nel mirino dei truffatori

Incassava la caparra e poi interrompeva qualsiasi contatto con la vittima

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Alassio. Alassio, come era già successo in altre località della riviera, finisce nel mirino dei truffatori di case vacanze. “Un 23enne – come riporta Varese News – pubblicava falsi annunci di locazione di case vacanza incassando le caparre”.

“I carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano, martedì 9 febbraio, hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere, emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Milano su richiesta della locale Procura della Repubblica (procuratore aggiunto Eugenio Fusco e sostituto procuratore Paola Pirotta), nei confronti di un italiano 23enne, ritenuto responsabile di numerose truffe aggravate a mezzo internet, con un illecito profitto allo stato accertato in circa 10mila euro”.

“Il modus operandi del giovane – spiegano su Varese News – era rodato: pubblicava sul sito internet ‘www.subito.it” un annuncio relativo alla locazione di case vacanza in varie località prestigiose e molto gettonate tra cui Alassio o alla vendita di un bene non di modico valore, inserendo un numero di telefono cellulare intestato ad un prestanome ed una casella di posta elettronica a lui non direttamente riconducibile e, dopo aver conquistato la fiducia della controparte anche inviando fotografie o promettendo condizioni di favore nei pagamenti, richiedeva una somma di denaro quale caparra, generalmente corrispondente a circa la metà dell’importo complessivo, interrompendo successivamente ogni contatto con la vittima”.

“Sono 23 gli episodi contestati, tra ottobre e dicembre del 2018 e tra giugno e agosto 2019, proprio nei periodi di maggiore richiesta di affitto di abitazioni nelle località prescelte, di mare o montagna. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano, hanno permesso di accertare che nessuna delle case era nella reale disponibilità dell’inserzionista il quale, inoltre, aveva attentamente curato di indicare recapiti che non consentissero di risalire alla sua effettiva identità, tanto che nessuna delle vittime è riuscita a fornire i reali dati identificativi del contatto”.

“L’incrocio dei dati estrapolati da tutte le denunce pervenute ha poi consentito di rilevare diversi contatti comuni a tutte le utenze indicate e di osservare come le celle agganciate da tutti i numeri utilizzati per le truffe corrispondessero a quelle dei comuni limitrofi al domicilio dell’arrestato, talvolta in contemporanea all’utenza telefonica ufficialmente in uso al soggetto”.

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