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Carcere, Dotta: “Cairo ha già tante risorse, meglio Cengio. Riqualificare l’ex Acna sarebbe una vittoria”

"La chiusura dello stabilimento ha creato una grave crisi nel paese, sarebbe bello costruire una struttura a valenza sociale"

Valbormida. Cairo o Cengio? Per sapere dove sorgerà il nuovo carcere della provincia di Savona bisognerà attendere un mese, ma il sindaco Dotta vuole rimarcare perché l’ipotesi cengese dovrebbe prevalere. E lo fa, dice, “senza vena polemica o con lo scopo di screditare la candidatura cairese, con Lambertini ho rapporti cordiali, di stima e collaborazione”.

Le due aree, per cui i funzionari del ministero della Giustizia e delle Infrastrutture – dopo i sopralluoghi – hanno dimostrato maggiore interesse, sono la zona del Tecchio di Cairo (non particolarmente apprezzata dai residenti) e quella dell’ex Acna di Cengio, in particolare la cosiddetta A2 all’interno del sito ora di proprietà di Eni Rewind.

“Quest’area – spiega Dotta – soddisfa in toto le necessità richieste: ampia disponibilità di terreno, totalmente pianeggiante; viabilità stradale che arriva direttamente sul sito; stazione ferroviaria della linea Savona/Torino a 200 metri di distanza; linee di trasporto pubblico locale con corse frequenti e fermata davanti all’ingresso; viabilità interna al sito esistente e funzionale; disponibilità immediata dei sottoservizi e di una cabina elettrica da 1.300 KW”.

Ma oltre ai requisiti, il primo cittadino si sofferma sull’altro aspetto economico-sociale. “La struttura carceraria – afferma – darebbe sicuramente ossigeno ad un paese in cui, a causa della chiusura dello stabilimento negli anni ‘90, si è prodotta una grave crisi socio-ambientale ed economica tuttora in atto e che, di fatto, ha bloccato ogni attività produttiva, commerciale ed immobiliare. Una grave crisi che, seppure oggi sia presente in tutta la Valbormida, è certamente più evidente a Cengio rispetto che a Cairo Montenotte, altra città candidata ad ospitare il nuovo carcere, il cui territorio ospita già molte realtà produttive le quali, è evidente, garantiscono tuttora alla cittadina valbormidese un più floreo mercato, sia economico che immobiliare”.

“Sono dunque fiducioso – prosegue – che i funzionari del ministero della Giustizia sappiano valutare attentamente anche questo aspetto: l’intera Valbormida ha ora più che mai la necessità di una crescita proporzionata in tutti i paesi che la compongono, senza per forza dover concentrare tutte le risorse disponibili su chi, fortunatamente, ne possiede già in misura maggiore rispetto ad altri”.

Per ultimo, “ma non per importanza” precisa Dotta, la riqualificazione dell’area: “Il sito cengese in esame, nel passato, è stato fortemente inquinato, con un notevole impegno da parte della proprietà e dello Stato per la successiva bonifica dello stesso. Questa situazione oggi è stata risolta raggiungendo, da una situazione marcatamente negativa, una situazione positiva dal lato ambientale. Il riuscire quindi a costruire una struttura, a valenza sociale, su tale area sarebbe una vittoria, sicuramente per il paese di Cengio, ma anche per tutta la Valbormida ligure e piemontese, per la proprietà e soprattutto per lo Stato, che certificherebbe in modo netto che il grande sforzo operativo ed economico profuso ha avuto un esito positivo a favore di tutta la collettività” conclude.

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