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Carcere a Cengio, il senatore Taricco a Dotta: “Non sono contrario, ma sull’ex Acna serve chiarezza”

Dopo la lettera ricevuta dal sindaco, il parlamentare spiega le motivazioni della sua interrogazione al Ministero

Cengio. “Non sono tra coloro che osteggiano a prescindere ogni ipotesi di futura attività, né in questo caso né in altra situazione. La mia interrogazione chiede chiarezza assoluta sulla bonifica e sulla messa in sicurezza, per fugare a tutti ogni dubbio”.

È questa in sintesi la risposta del senatore cuneese Giacomino Taricco alla lettera inviata dal sindaco Francesco Dotta, riguardo alla costruzione del nuovo carcere a Cengio.

Il parlamentare, infatti, aveva annunciato la scorsa settimana di voler presentare una interrogazione al Ministero per comprendere lo stato della bonifica delle aree ex Acna su cui potrebbe sorgere la nuova casa circondariale della provincia di Savona. Interrogazione che ha suscitato lo scetticismo del primo cittadino, che ha invitato il senatore Taricco a recarsi a Cengio per “verificare la reale situazione”.

Dopo le richieste e i dubbi del sindaco Dotta, il senatore cerca di fare maggiore chiarezza sulla sua scelta, il cui obiettivo non è affossare il progetto, ma bensì “sollecitare la massima attenzione sulle iniziative in atto ai Ministeri competenti” in quanto “l’eventuale insediamento di una nuova struttura carceraria deve essere motivato dalle sole condizioni adatte e dalla coerenza con i parametri necessari, e non dalla paura che in quel sito si possa insediare altro, e di peggio, come qualcuno ha recentemente ventilato”.

Di seguito il testo integrale della lettera.

Gentile Sindaco, accolgo innanzitutto volentieri il Suo invito ad incontrarLa ed a visitare il Suo Comune, e se sarà possibile anche il sito ENI, e La ringrazio in ogni caso per la Sua lettera. Mi permette di meglio precisare motivazioni e finalità della interrogazione che con alcuni colleghi ho voluto presentare, in merito alla vicenda della ultimazione della bonifica e della messa in sicurezza del sito ENI ex-Acna, ed al suo utilizzo futuro.

Premetto che se è vero che non sono un cittadino della Valle Bormida, è però un fatto che da almeno 15 anni ne seguo le vicende, e nel tempo ho partecipato a decine di incontri e riunioni sul territorio, e letto, dedicandovi il tempo necessario, una molteplicità di documenti inerenti la evoluzione delle condizioni del territorio, la sua qualità ambientale, le sue criticità, molte delle quali con connessioni anche strette con quell’insediamento produttivo.

Come Lei ha evidenziato, quell’insediamento è stato fonte di “lavoro e di ritorno economico” ma anche, come correttamente ha scritto, di “un grave inquinamento ambientale in atmosfera e nelle acque del fiume Bormida”, e a quella stagione è seguita una lunga stagione di “grave crisi socio-ambientale ed economica che perdura ancora attualmente”. Credo sia anche doveroso affermare che le comunità ed il territorio molto abbiano fatto e stiano facendo per chiedere una svolta definitiva, e per ricreare condizioni di un futuro diverso per tutta la Valle Bormida. 

Proprio per questo, pur comprendendo il senso delle Sue parole, quando esprime il rischio che tornare su quei temi possa comportare come “immediata conseguenza una presa negativa sulle persone non a conoscenza della reale situazione”, voglio ricordare che la mia interrogazione chiede l’esatto contrario, cioè chiarezza assoluta sulla bonifica e sulla messa in sicurezza, per fugare a tutti ogni dubbio. Le posso assicurare che non sono tra coloro che “osteggiano a prescindere ogni ipotesi di futura attività”, né in questo caso né in altra situazione.

La mia interrogazione, come recita chiaramente il testo, chiede ai Ministeri interessati “il massimo impegno e la massima vigilanza nella ultimazione della bonifica e completa messa in sicurezza”, perché, è inutile girarci intorno: non è pensabile ad una definitiva svolta nel futuro della Valle se, come è successo nel dicembre 2016, permane la possibilità di peggioramenti della qualità delle acque, come rilevato anche dalle indagini Arpal, sia pure dopo un evento non ordinario sul Bormida. 

Così come è evidente che se siamo ancora a parlare di completamento della bonifica e della Messa In Sicurezza Permanente sia pure della zona A1 (nello stesso sito e a poche centinaia di metri dalla zona A2) dopo decenni, e che se vi sono ancora opere di consolidamento da completare e piani di monitoraggio da avviare, come da prescrizione Ministeriale, questo evidentemente dice che il problema ancora esiste. Di tutto questo e di molto altro, che qui non cito per necessaria brevità, ovviamente ho tutta la documentazione disponibile.

Per questo ho voluto sollecitare la massima attenzione sulle iniziative in atto ai Ministeri competenti.  E poi perché credo che l’eventuale insediamento di una nuova struttura carceraria debba essere motivato dalle sole condizioni adatte e dalla coerenza con i parametri necessari, e non dalla paura che in quel sito si possa insediare altro, e di peggio, come qualcuno ha recentemente ventilato.

Nella mia interrogazione chiedo con fermezza che nessun insediamento che possa aggravare la situazione ambientale su quel sito, possa essere in nessun caso autorizzato. Rimango in ogni caso convinto che la prima urgenza per il sito è la completa e definitiva bonifica e messa in sicurezza permanente, anche per non vanificare tutto il lavoro fatto in questi anni da Amministrazioni, Istituzioni e cittadini per ridisegnarne un futuro diverso.

Sono un semplice Senatore, e non ho compiti di governo, ma posso garantire che farò tutto ciò che nelle mie possibilità per evitare nuovi ed intollerabili danni a questo territorio, così come ci sarà sempre da parte mia la massima disponibilità all’impegno per accompagnare qualunque progetto di sviluppo che sia coerente ed armonico con le speranze e le aspettative delle comunità della Valle Bormida.

Spero di poterLa incontrare presto.

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