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Calcio. Vado, il presidente Tarabotto: “Gettare la spugna? Io no. Due giorni, poi decido”

Lunedì una possibile scelta: proseguire la rotta inseguendo la salvezza, o mollare gli ormeggi 'tagliando' altri giocatori

Vado Ligure. Il Vado è uscito nuovamente sconfitto, 0 a 2 all’inglese col Gozzano primo in classifica.

I rossoblù possono recriminare per un episodio, avvenuto attorno all’ora di gioco. Ovverosia un rigore, parso evidente, non fischiato (nel primo tempo, sullo 0-0 ve n’era pure uno a favore del Gozzano). L’arbitro ha assegnato una punizione dal limite ai locali, ma il contatto dalla tribuna è sembrato dentro.

Troppo poco comunque a cui appigliarsi. Dalla parte degli ospiti. Un palo, una traversa e almeno quattro occasioni limpide annotate sul taccuino.

Durante l’intervallo è emerso più di un malumore dal presidente Franco Tarabotto, per il gol subito a venti secondi dal duplice fischio.  Nervosismo poi trasformatosi, al termine della partita, in una certa rassegnazione.

A fare da cornice, il silenzio tombale delle tribune dello stadio “Ferruccio Chittolina”, già semi deserte causa normative.  La quindicesima sconfitta su 21 partite disputate; il terzultimo posto, a -9 dal sest’ultimo, appena passato il giro di boa, riecheggiano già di sentenza.

Una situazione quindi difficile, ambigua e da definire, con padre e figlio nei ruoli chiave. Luca Tarabotto, condottiero due anni fa in Eccellenza, oggi non ha tutte le responsabilità, ma in altre circostanze si cerca la scossa, la scelta pragmatica.

Quando una nave imbarca acqua, se le paratie stagne non reggono, c’è bisogno di un capitano che organizzi un pronto ed efficace piano di evaquazione. Continuare a tappare le falle dello scafo non serve a nulla. E la famiglia Tarabotto – imparentata con Francesco Tarabotto, colui il quale fu, negli anni Trenta, capitano del transatlantico Rex, fiore all’occhiello della cantieristica navale genovese – lo sa bene.

“Poca rabbia e poca determinazione. Nonostante fosse la prima in classifica, mi sembrava avessero più fame di noi.”, ha esordito il numero uno vadese alla fine dell’incontro. E ha proseguito:

“La nostra squadra è questa. Alla fine del primo tempo mi sono arrabbiato non perché giocassimo male; ma perché gli altri mi davano l’idea di avere più voglia rispetto ai nostri. E questo mi ha dato molto fastidio.

Sono sempre dell’idea che, con qualche accorgimento, questa formazione potrebbe dire la sua. Non mi sento di massacrare i ragazzi“.

Oltre a un velato mea culpa e una frecciata rivolta ai più vecchi ed esperti, vale a dire a quelli che dovrebbero essere – secondo il dire del presidente – i leader del gruppo, anche il rammarico:

“Prendiamo sempre gol in momenti sbagliati. Non ci gira neanche bene. Se andiamo a vedere le partire, a parte poche altre volte, quasi mai, gli avversari ci hanno messo sotto”.

In chiusura, 48 ore di tempo. Per dormirci su:

“Non molliamo, almeno io.  Facciamo una riunione lunedì e ci guardiamo un po’ tutti bene in faccia. Lo staff. Qualcosa potrà cambiare”.

Il dubbio quindi, continuare con questo gruppo, o coacervo di giocatori pescati un po’ qua e là, sperando in una difficile salvezza. O la scelta drastica: restare con i giovani, i ragazzi del posto o quelli cresciuti nel vivaio, pensando già al domani. Nel mezzo, potrebbe esserci un più razionale compromesso. La finestra del calciomercato si chiuderà il 26 febbraio.

D’Agostino intanto ha salutato. Una partita disputata (considerando tutti gli spezzoni), non sono valsi il tesseramento oneroso di dicembre. Analogie con Pasi, il fantasista ex Bologna, visto di sfuggita a inizio stagione.

“Lunedì ci siederemo a un tavolo”, ha chiosato il patron Tarabotto, lasciando intendere pure una possibile tabula rasa. Non è chiaro se queste possano essere le vere intenzioni, se siano dichiarazioni da scoramento o per provare a dare un segnale, dopo l’ennesimo boccone mal digerito.

Il percorso resta in ogni caso irto di ostacoli . In attesa di eventuali sviluppi e decisioni.

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