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Cade il Governo e arriva Mario Draghi. Toti: “Teatrino inconcludente e disgustoso, Mattarella ha fatto bene” foto

Il Presidente tenterà di scongiurare il ritorno alle urne: "Gravi emergenze non rinviabili"

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Liguria. “Bene ha fatto il Presidente Mattarella a mettere fine a un teatrino tanto inconcludente quanto a tratti disgustoso. Ora, come ha chiesto il Capo dello Stato, è il momento della responsabilità. E quando la Repubblica chiama l’unica risposta possibile è: presente”. Così il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ha accolto la decisione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di “conferire al più presto un incarico per formare un Governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili”.

Niente da fare dunque per Roberto Fico, il cui mandato esplorativo si è risolto con una fumata nera. E niente da fare anche per Giuseppe Conte, che può ormai considerare conclusa la sua esperienza da Presidente del Consiglio. Sarà (a meno di clamorosi ribaltoni dell’ultimo minuto) l’ex presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi a tentare l’impresa di allestire un governo “di alto profilo” in grado di compattare intorno a sé una maggioranza. La convocazione è prevista per le 12 di oggi.

In un discorso drammatico, ma molto chiaro, Mattarella si è appellato a tutte le forze politiche affinché sostengano un governo di alto profilo per superare un momento estremamente delicato, alla luce del fallimento del mandato esplorativo del presidente della Camera Roberto Fico. Di seguito il messaggio con cui Mattarella ha annunciato la sua scelta.

Ringrazio il Presidente della Camera dei Deputati per l’espletamento – impegnato, serio e imparziale – del mandato esplorativo che gli avevo affidato. Dalle consultazioni al Quirinale era emersa, come unica possibilità di governo a base politica, quella della maggioranza che sosteneva il Governo precedente. La verifica della sua concreta realizzazione ha dato esito negativo.
Vi sono adesso due strade, fra loro alternative. Dare, immediatamente, vita a un nuovo Governo, adeguato a fronteggiare le gravi emergenze presenti: sanitaria, sociale, economica, finanziaria. Ovvero quella di immediate elezioni anticipate.
Questa seconda strada va attentamente considerata, perché le elezioni rappresentano un esercizio di democrazia.
Di fronte a questa ipotesi, ho il dovere di porre in evidenza alcune circostanze che, oggi, devono far riflettere sulla opportunità di questa soluzione.
Ho il dovere di sottolineare, come il lungo periodo di campagna elettorale – e la conseguente riduzione dell’attività di governo – coinciderebbe con un momento cruciale per le sorti dell’Italia.
Sotto il profilo sanitario, i prossimi mesi saranno quelli in cui si può sconfiggere il virus oppure rischiare di esserne travolti. Questo richiede un governo nella pienezza delle sue funzioni per adottare i provvedimenti via via necessari e non un governo con attività ridotta al minimo, come è inevitabile in campagna elettorale.
Lo stesso vale per lo sviluppo decisivo della campagna di vaccinazione, da condurre in stretto coordinamento tra lo Stato e le Regioni.
Sul versante sociale – tra l’altro – a fine marzo verrà meno il blocco dei licenziamenti e questa scadenza richiede decisioni e provvedimenti di tutela sociale adeguati e tempestivi, molto difficili da assumere da parte di un Governo senza pienezza di funzioni, in piena campagna elettorale.
Entro il mese di aprile va presentato alla Commissione Europea il piano per l’utilizzo dei grandi fondi europei; ed è fortemente auspicabile che questo avvenga prima di quella data di scadenza, perché quegli indispensabili finanziamenti vengano impegnati presto. E prima si presenta il piano, più tempo si ha per il confronto con la Commissione. Questa ha due mesi di tempo per discutere il piano con il nostro Governo; con un mese ulteriore per il Consiglio Europeo per approvarlo. Occorrerà, quindi, successivamente, provvedere tempestivamente al loro utilizzo per non rischiare di perderli.
Un governo ad attività ridotta non sarebbe in grado di farlo. Per qualche aspetto neppure potrebbe. E non possiamo permetterci di mancare questa occasione fondamentale per il nostro futuro.
Va ricordato che dal giorno in cui si sciolgono le Camere a quello delle elezioni sono necessari almeno sessanta giorni. Successivamente ne occorrono poco meno di venti per proclamare gli eletti e riunire le nuove Camere. Queste devono, nei giorni successivi, nominare i propri organi di presidenza. Occorre quindi formare il Governo e questo, per operare a pieno ritmo, deve ottenere la fiducia di entrambe le Camere. Deve inoltre organizzare i propri uffici di collaborazione nei vari Ministeri.
Dallo scioglimento delle Camere del 2013 sono trascorsi quattro mesi. Nel 2018 sono trascorsi cinque mesi.
Si tratterebbe di tenere il nostro Paese con un governo senza pienezza di funzioni per mesi cruciali, decisivi, per la lotta alla pandemia, per utilizzare i finanziamenti europei e per far fronte ai gravi problemi sociali.
Tutte queste preoccupazioni sono ben presenti ai nostri concittadini, che chiedono risposte concrete e rapide ai loro problemi quotidiani.
Credo che sia giusto aggiungere un’ulteriore considerazione: ci troviamo nel pieno della pandemia. Il contagio del virus è diffuso e allarmante; e se ne temono nuove ondate nelle sue varianti.
Va ricordato che le elezioni non consistono soltanto nel giorno in cui ci si reca a votare ma includono molte e complesse attività precedenti per formare e presentare le candidature.
Inoltre la successiva campagna elettorale richiede – inevitabilmente – tanti incontri affollati, assemblee, comizi: nel ritmo frenetico elettorale è pressoché impossibile che si svolgano con i necessari distanziamenti.
In altri Paesi in cui si è votato – obbligatoriamente, perché erano scadute le legislature dei Parlamenti o i mandati dei Presidenti – si è verificato un grave aumento dei contagi.
Questo fa riflettere, pensando alle tante vittime che purtroppo continuiamo ogni giorno – anche oggi – a registrare.
Avverto, pertanto, il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché conferiscano la fiducia a un Governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica.
Conto, quindi, di conferire al più presto un incarico per formare un Governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili che ho ricordato.
Grazie e buon lavoro.

Il Movimento 5 Stelle, attraverso le parole del capo politico ad interim Vito Crimi, ha dichiarato che non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi. “Una tale tipologia di esecutivi è già stata adottata in passato, con conseguenze estremamente negative per i cittadini italiani”. Tuttavia all’interno dei grillini è in atto una scissione, alimentata dal malcontento per come è stata gestita questa crisi e in parte già avviata dal fuoriuscito Emilio Carelli (il nuovo gruppo si chiama Popolari Italiani ed è vicino al centrodestra).

Il sottosegretario ai Trasporti del Movimento 5 Stelle Roberto Traversi, ligure, ha affidato a Facebook le proprie considerazioni, senza però fare valutazioni di tipo politico:

“Siamo giunti alla fine di questa esperienza condotta purtroppo nel momento peggiore del Paese dal dopoguerra ad oggi.
Ci siamo impegnati con amore e passione.
Abbiamo subito tanto, ma con grande senso di responsabilità e dignità, abbiamo poche volte reagito.
Ogni scelta fatta è stata ponderata, pensata mille volte, discussa per poi essere messa in pratica, nel pieno rispetto delle istituzioni che abbiamo con onestà presentato.
Ringrazio chi mi ha sostenuto, chi mi ha aiutato, il mio staff è perché no anche chi mi ha criticato.
È stata una grandissima esperienza, che già intravedo come indimenticabile.
Grazie a tutti e da oggi si riparte”.

Poche le reazioni dei deputati e senatori liguri. Raffaella Paita, di Italia Viva, condivide le parole di Renzi.

“Bonafede, Mes, Scuola, Arcuri, vaccini, Alta Velocità, Anpal, reddito di cittadinanza. Su questo abbiamo registrato la rottura, non su altro. Prendiamo atto dei niet dei colleghi della ex maggioranza. Ringraziamo il presidente Fico e ci affidiamo alla saggezza del Capo dello Stato”.

Paita nel pomeriggio di ieri affermava che “I problemi che hanno posto gli italiani sono esattamente gli stessi che noi stiamo provando a risolvere con un passo in avanti, in primis vaccini e questioni economiche che riguardano il Paese. È vero che il tavolo ha lavorato con atteggiamento proficuo come è vero che al momento ci sono ancora delle distanze abbastanza profonde che ci auguriamo essere in qualche modo superate. Ma è innegabile che su alcune questioni come il tema della giustizia e dei provvedimenti economici rimangono delle differenze che non possono essere sottaciute”.

I deputati e senatori liguri della Lega per ora tacciono, ma Matteo Salvini ha lasciato uno spiraglio: “Non conta il nome, ma cosa vuole fare”. Il Pd si dice pronto al confronto, parole del segretario Zingaretti. Si chiama fuori invece Fratelli d’Italia.

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